Mai fare un pupazzo con la neve

Nel web circola una storiella divertente che evidenzia l’atteggiamento di molti scontenti. Eppure, come cristiani siamo incoraggiati a essere grati.

Del senso di insoddisfazione cronica ne parlò anche Gesù quando paragonò la sua generazione a dei bambini che giocando con i loro compagni gridano: “Abbiamo suonato il flauto per voi, ma non avete ballato; abbiamo cantato lamenti funebri, ma non vi siete battuti il petto in segno di dolore!”. (Matteo 11:17)

Il riferimento era rivolto ai suoi contemporanei che trovavano sempre da ridire sul suo operato. Infatti cita l’esempio di Giovanni il Battezzatore, che pur avendo condotto una vita di rinunce, lo accusavano di essere indemoniato. Poi è venuto Gesù che pur mangiando e bevendo con le persone, fu accusato di essere un ghiottone e un gran bevitore di vino.

Come si dice in gergo popolare, la gente non è mai contenta, “c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda”. Si può essere contenti se si impara a essere contenti. Chi non fa nulla di concreto per raggiungere la contentezza non sarà mai contento. Tuttavia, il segreto della contentezza è semplice da raggiungere: imparare ad accontentarsi (Filippesi 4:11, 12).

Oggi non esistono le condizioni ideali per nessuno. Perciò, il segreto per avere il controllo sulla propria vita, senza lasciarsi influenzare negativamente dalle critiche altrui, è imparare ad accettare le circostanze che si hanno e fare del proprio meglio entro i limiti che esse ci impongono.

Il cristiano è comunque più avvantaggiato in questo campo, perché ha la speranza di un nuovo mondo avvenire. Per cui non ha senso lamentarsi di quello che altri fanno o credono nella loro vita.

Chi è insoddisfatto a prescindere semina malcontento. Essere contenti vuol dire provare un senso di profonda e durevole soddisfazione per quanto riguarda la propria situazione. Esteriormente si manifesta con l’assenza di critiche e lamentele.

Accontentarsi non vuol dire rinunciare a qualsiasi tentativo di migliorare la propria situazione. Non significa che si debba soffocare lo spirito d’iniziativa o vivere alla giornata. In questo scritto, vuol dire che non si deve criticare tutto ciò che viene fatto o detto in congregazione al punto da diventare infelici, lamentatori o inattivi.

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