Malati di sklerokardìa?

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“Ma non capite? Avete il cuore indurito?” – Marco 8:17

La sklerokardìa è l’indurimento del cuore. E’ un malessere esistenziale che rende duri come le pietre e incapaci di mostrare amore. E’ un cuore che non sente e non vibra più alla voce di Dio. “L’indurito” non si scalda per gli afflitti, non si commuove alle suppliche, non mostra gratitudine, non s’intenerisce: dimentica il passato, non si cura del presente e non provvede al futuro.

Il cuore, oltre a essere l’organo centrale della vita interiore, è il luogo dove Dio comunica con l’uomo. Può ascoltare o indurirsi. E’ anche la sede di passioni fomentate dalla potenza del male (Marco 7:21). Inoltre, è il campo di battaglia tra gli inganni del Diavolo e l’agire dello Spirito di Dio. E’ lì che può avere inizio il ritorno a Dio, oppure soccombere alla seduzione del peccato.

Durante la nostra vita cristiana capita di incontrare persone inflessibili che “non sentono ragioni”. Persone che si sentono in dovere di applicare rigorosamente una regola senza tener conto delle circostanze e delle persone coinvolte. Essi si sentono giusti, ma in realtà hanno l’animo malato e non mostrano rispetto per i propri fratelli.

E’ paradossale definire alcuni cristiani come “duri di cuore”, ma non è una novità. Gesù ha parlato del rischio della sclerocardìa ai farisei (Marco 10:5) e agli undici apostoli (Marco 16:14). Come allora, anche oggi capita che servitori esemplari, impegnati zelantemente nelle attività teocratiche, diventino col tempo “cuori di pietra”.

In genere, ci si compiace di essere “troppo presi” dagli incarichi, di sentirci orgogliosi dei privilegi e di considerarci “troppo bravi” a occuparci di tutte queste cose. Il pericolo è non accorgersi in tempo che la vita scorre senza consapevolezza, senza renderci conto di chiudere il nostro cuore alle sollecitazioni di aiuto degli altri, soprattutto se siamo impegnati a organizzare assemblee, visite del sorvegliante, adunanze con gli anziani, incontri con i comitati sanitari, gestire la Sala del Regno; svolgere attività di predicazione con gli espositori, i pionieri e i proclamatori. Inoltre, si devono programmare e fare visite pastorali; affrontare i problemi in congregazione; curare l’insegnamento e preparare le parti alle adunanze, studiare la Bibbia, le riviste e leggere le pubblicazioni; aggiornarsi continuamente con le circolari; disciplinare, incoraggiare, riprendere, accontentare gli scontenti, aiutare gli irregolari, gli inattivi; formare comitati per questioni giudiziarie e tante altre occupazioni. E che dire della propria famiglia, quando il bambino si accorge che suo papà trova il tempo per i suoi incarichi, persino per smanettare con il tablet e non ha cinque minuti per giocare con lui la sera, perché stanco o non ha voglia; o della moglie cui vengono a mancare quelle piccole attenzioni che non richiedono forse tempo ma disponibilità affettuosa e consapevolezza. Che dire ancora, dei propri genitori, specie se malati o anziani, abbandonati alla solitudine.

In genere, si diventa “duri” in maniera graduale, giorno dopo giorno, illudendoci che la nostra vita così eccessivamente impegnata sia davvero speciale, approvata dai fratelli e benedetta da Geova. Spesso sotto la pressione degli impegni teocratici si tende ad autogiustificarsi – ammesso che si è consapevoli di quanto sta accadendo intorno – con la scusa che le cose da fare sono necessarie, perché l’Organizzazione lo vuole, Geova lo comanda, i fratelli ne hanno bisogno. “Anzi, magari potessi fare a meno di qualche incarico, ma se non ci fossi io…” Di questo passo il cristiano si scristianizza, l’umano diventa “disumano”, soprattutto quando s’impongono ad altri regole rigorose a discapito del lato umano della verità. E’ sempre forte la tentazione di adottare una forma di adorazione che ha regole chiare e precise in forma rigida. Non si chiede più il perché di un’azione, ma ci si accontenta della sua esecuzione e della sua ubbidienza. E’ più facile vivere una pratica esteriore (incarico) di una interiore (qualità spirituale). Abbiamo bisogno di norme per vivere e adorare, ma esse vanno alimentate e purificate dalla Parola di Dio, altrimenti diventano una gabbia, dove è impossibile esprimere liberamente il vero cristianesimo.

C’è la tendenza a compiacersi per essere “troppo presi” dagli incarichi, “troppo bravi” a occuparci di tante cose.

Al fratello malato che ha dovuto affrontare un delicato intervento, alla sorella che ha perso un familiare, al giovane che sta lottando per mantenere la sua integrità, al proclamatore inattivo, lo “sclerocardiaco” dirà: “Ti ho pensato tanto, volevo telefonarti o fare una visita, ma sono stato molto occupato, tu mi capisci vero?”.  “Sai con tutti gli impegni che ho in congregazione, in circoscrizione, e quel lavoro che mi porta via tempo ed energie”. Questo modo di fare incrina irrimediabilmente la qualità dei rapporti. Le buone intenzioni non bastano più, devono seguire più fatti e meno parole.

Se ti sei lasciato attirare nella rete dei troppi incarichi e ne sei rimasto impigliato, hai trascurato i fratelli, la famiglia e te stesso, non hai altra via d’uscita se non quella di un radicale cambiamento di questo stile di vita. Prima di ogni cosa devi riconoscere che sei diventato fragile e inadeguato, devi spogliarti dell’orgoglio smisurato che ti sei cucito addosso. Devi rendere il tuo cuore disponibile all’accoglienza della Parola di Dio e del suo Spirito in modo da ri-creare un “cuore nuovo”. Geova promette che ti toglierà il cuore di pietra e ti darà “un cuore di carne”, un cuore che pulsa e anima il corpo (Ezechiele 36:26).

E’ un percorso difficile e faticoso perché coinvolge la vita del cristiano nella sua totalità, in particolare nella sua impenetrabilità, cioè “l’uomo nascosto del cuore” (1 Pietro 3:4). L’ammonimento di Gesù, di “non indurire il proprio cuore” ai bisogni dei nostri fratelli e del prossimo in generale, è rivolto a ogni suo discepolo, sia ai vertici della sua organizzazione sia ai responsabili delle congregazioni, nonché ai pionieri, ai proclamatori attivi e a quelli inattivi. La sclerocardìa è il cancro dell’amore e uccide l’anima. Può colpire chiunque. Purtroppo, esistono cadute rovinose causate dalla troppa fiducia in se stessi.

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