MALPRACTICE

La condotta negligente del medico

Malpractice è un termine che in italiano indica malasanità, ovvero l’accusa di imperizia del medico o la disorganizzazione dell’ospedale pagata a caro prezzo da chi si affida alle loro cure.

Se il paziente subisce un danno o se la cura non sortisce l’effetto sperato, l’ospedale e il medico possono essere chiamati a rispondere dell’accusa di malasanità.

Esistono misure utili per mitigare i rischi (analisi dell’errore per non ripeterlo; procedure preventive; uso della tecnologia; copertura assicurativa; consenso informato).

Ci sono medici che si irritano per l’ansia che il malato prova. Non è raro che il medico lo redarguisca, cosicché il malato si tiene tutto dentro. Molti medici non apprezzano la fiducia riposta nei loro confronti.

In molti casi è vitale una comunicativa che conforti. Le parole del medico possono infondere speranza o disperazione, fiducia o sfiducia, forza o debolezza.

Il medico non ha tra le mani un pezzo meccanico da sostituire o riparare. Aggiustare il guasto non sempre basta. È necessaria empatia verso chi è apprensivo o si sente perduto. Il medico deve confortare, dare aiuto e rassicurare. Tutto ciò fa parte della cura.

Non vi sembra che ci sia un’analogia tra il medico e l’anziano, tra il paziente e chi soffre in congregazione? L’anziano è paragonato nella Bibbia a un medico: “C’è qualcuno malato fra voi? Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e questi preghino su di lui, ungendolo d’olio nel nome di Geova. E la preghiera rivolta con fede farà star bene il malato” (Giacomo 5:14,15).

Nell’antichità, il pastore doveva curare le pecore malate o ferite, fasciando le zampe rotte e strofinando le ferite con olio d’oliva. (Salmo 23:5; Ezechiele 34:3, 4; Zaccaria 11:16). Lo stesso dovrebbe fare, in senso spirituale, un anziano di congregazione nei confronti dei fratelli “feriti” e bisognosi.

Le pecore di Cristo non devono essere vittime di “malasanità”. Non si curano le ferite in modo freddo e distaccato. L’anziano è obbligato a confortare il cristiano con la Parola di Dio, la preghiera e parole consolanti.

Se l’anziano causa un danno permanente al fratello deve pagarne le conseguenze. I medici, per limitare i danni, richiedono il consenso informato. Un’autorizzazione richiesta anche nei casi di eventi inattesi. Se manca il consenso informato, anche un intervento riuscito è fonte di responsabilità.

Allo stesso modo, il fratello deve essere informato dei rischi e delle conseguenze di accettare consigli da parte degli anziani, anche quando sono tratti dalla Bibbia.

Pur se presi dalla Bibbia, i consigli possono essere appropriati in certe circostanze e meno in altre. L’anziano deve dare una buona informazione scritturale e lasciare che sia il fratello a decidere.

DI SICURO vi darò pastori secondo il mio cuore, ed essi per certo vi pasceranno con conoscenza e perspicacia” (Geremia 3:15). Quando i pastori hanno conoscenza e perspicacia sono una fonte di ristoro.

L’equilibrio tra un anziano che cura e il malato spirituale è necessario per una cura efficace. La perspicacia va oltre un trattamento superficiale. Richiede che si guardi sotto la superficie, in particolare quando i pastori devono trattare con “anime depresse” (Isaia 50:4).

Per sapere come parlare per incoraggiare lo stanco”, bisogna essere istruiti da Geova. Gli anziani, imparando a conoscere bene la Bibbia e a usarla, e manifestando perspicacia di cuore, possono riuscire ad aiutare le persone malate spiritualmente.

I pastori quando decidono di confortare un bisognoso fanno bene a rammentare gli errori dei tre falsi confortatori di Giobbe. Non devono partire dal presupposto che se qualcuno è in difficoltà abbia commesso qualche peccato in segreto.

Si possono lodare sinceramente i fratelli, usare affermazioni e domande semplici ed esplicite evitando quelle intimidatrici.  Si deve usare un linguaggio facile che faccia riflettere e che coinvolga emotivamente.

Gli anziani possono pregare con e per la persona, evitando termini che farebbero sentire ancora più in colpa. In molti casi non si tratta di una reale perdita della fede, ma di un primo sintomo della depressione. Essi vanno aiutati a ritrovare l’equilibrio.

Anziano, se un fratello ti ha scelto per ricevere aiuto vuol dire che si fida di te. Immagina la gioia di vedere qualcuno che ha il cuore infranto, che ti esterna i suoi sentimenti piangendo e che piano piano comincia a ritrovare il suo equilibrio grazie agli efficaci consigli scritturali che gli hai dato.

Come ti sarà grato eternamente per la tua amorevole cura. E, soprattutto, come sarà felice Geova perché hai sanato un suo servitore.

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