«Mammolette?»

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«Non ci sono più i fratelli e le sorelle di una volta», ammettono con rammarico quelli delle generazioni passate. «E meno male!» ribattono i giovani Testimoni.

Li chiamano i Millenials e usano creme idratanti, sono fanatici della manicure, si liposucchiano, si cyclettano, si palestrano, si depilano e per avere le sopracciglia perfette diventano i clienti più affezionati dei centri estetici. Sono rasati ai lati, con il ciuffo superiore alto e con la barba meno lunga dei patriarchi del Vecchio Testamento. Hanno le idee chiare in fatto di bellezza, un po’ meno in cose pratiche. Non sanno cambiare una ruota, montare un mobile Ikea, riparare un rubinetto che perde, rifare il letto, usare la lavatrice.

I Millenials hanno acquisito una delicatezza femminile. Scordatevi di vedere in loro la forza tipica di un boscaiolo o la capacità di un idraulico. In una società più tecnologica e meno fisica di un tempo, è difficile stabilire quale sia il confine tra maschile e femminile. Colpa in parte del femminismo e delle sue pretese. Avete voluto la parità dei sessi? E pari siete! I veri uomini, che al momento del bisogno arrivavano con la cassetta verde degli attrezzi sono quasi del tutto spariti, almeno nelle città. Oggi si rimpiange una forza maschile, in passato molto criticata. E’ difficile tornare indietro. Non ci sono più gli uomini di una volta, con la chiave inglese a portata di mano o il cacciavite nella tasca della camicia. E nemmeno le donne di una volta con il cesto della frutta in testa o della giara con l’acqua. Chi ha allattato i Millenials ha trasmesso più fermenti femminili che ormoni maschili.

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Nati tra gli anni Ottanta e l’inizio del Duemila, i Millenials, sono una generazione digitale che utilizza la tecnologia come sostentamento. Si nutrono di e-mail, selfie, emoticon, SMS, YouTube, Facebook, Instagram, MySpace, Twitter, Toolbar, Bluetooth. Parlano per immagini più che per parole. Portano con sé lo smartphone e hanno il web in tasca. Sempre connessi a Internet, sono una generazione globale e hanno un ruolo attivo negli acquisti. Cercano, trovano e spendono con un clic. Non portano soldi con loro ma carte di credito. Il loro conto corrente è Banking. Sono nati digitali e vivono con il mobile in mano e il wireless in testa. Sono istruiti e tecnologicamente alfabetizzati. Spesso condividono fra loro il matrimonio, i figli e la casa. A loro piace fare la differenza. Usano le app in quantità industriale e sono affascinati dai video virali. Una caratteristica principale è la loro attitudine a ritardare la crescita adulta e a vivere più a lungo con i genitori. Sono mammoni per natura. L’indipendenza li spaventa. E’ nel mondo virtuale che fanno sentire la loro voce.

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Perché un articolo sui Millenials? Perché fra di loro ci sono anche una buona parte di giovani testimoni di Geova. Essi sono una risorsa importante nelle congregazioni. La strada per investire su di loro è la tecnologia. E il Corpo Direttivo lo sa bene. Molti cambiamenti nell’Organizzazione sono dovuti anche a questi cambiamenti generazionali. Coinvolgere questi giovani nelle attività teocratiche è difficile e complicato. A meno che non ci si adatti a loro. Ecco perché, l’Organizzazione si sta dotando dei giusti strumenti digitali (tablet, gallerie video, cartoni animati, immagini virtuali, e-book, app library, app language, broadcasting, schede digitali per lo studio della Bibbia, file audio per la musica). Questi nuovi strumenti digitali e altri che ne seguiranno, stanno avendo un impatto comunicativo fondamentale con questa generazione di giovani. Ci riferiamo agli strumenti tecnologici, i contenuti possono essere condivisibili o no, ma non è questo il punto che ci interessa in questo articolo. Le vecchie generazioni hanno la responsabilità di dare un’anima a questi strumenti tecnologici, trasmettendo ai giovani quei valori cristiani che si sono persi o si stanno perdendo.

Conoscere sia questi giovani che le nuove tecnologie, significa non solo comprendere, ma anche capire in anticipo quali saranno le tendenze future a livello teocratico. Un giorno, non molto lontano, saranno queste generazioni a guidare le congregazioni. Senza tecnologia non si va da nessuna parte. Essa sarà la nuova arca di Noè che ci salverà dal diluvio delle cose passate e obsolete. Cosa ci riserverà il futuro? Lo vedremo vivendo. I primi segnali forti già ci sono. Perciò, conoscere questa generazione digitale significa comprendere non solo il loro mondo, ma anche quello avvenire. Inoltre, la conoscenza servirà a evitare che in futuro vi siano ulteriori inattivi, appunto, inattivi digitali. Non meravigliamoci se tra qualche anno ci sarà tra la classe dirigente dei testimoni di Geova un Millenial, che collaborerà fianco a fianco con loro. Anzi, forse, c’è già.

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