Maschere che si smascherano da sole

“Non mi sono seduto con uomini di falsità; e non entro con quelli che nascondono ciò che sono”. (Salmo 26:4)

In tutta la storia l’uomo ha sempre sentito il bisogno di mascherare il suo volto. Sin dagli albori della storia umana, le maschere servivano a combattere l’oblio della morte. Gli egiziani ricoprivano le mummie di defunti con maschere di gesso. Le feste furono sempre occasione per grandi mascherate, famose tutt’ora sono le maschere veneziane. E’ per colpa dei Padri della Chiesa, che detestavano il teatro greco e il suo corollario di maschere, che esse assunsero un simbolo negativo. Dal Cinquecento in poi, le maschere diventano simboli della frode e dell’inganno. Famose le maschere della commedia italiana. Nell’era moderna troviamo i bizzarri autoritratti di Picasso e le tele di Ensor, che per mezzo delle sue maschera rivela la doppiezza dell’animo umano.

A volte, l’arte è essa stessa una maschera. Famosa la citazione di Seneca «Sua Cuique Persona» («A ciascuno la sua maschera»), nel senso che nessuno mostra la sua anima a nudo ed è un forte richiamo al ruolo che ognuno di noi si sceglie per recitare nel teatro della vita. Le maschere sono contenitori che ciascuno si mette per serbare i propri segreti, per sviluppare la propria pluralità. Ognuno sceglie quella che più l’aggrada. Ingannare se stessi non fa che peggiorare la propria situazione. Invece di indossare maschere, che prima o poi si smascherano da sole, la Bibbia, che si paragona a uno specchio, incoraggia il cristiano a guardarla, per correggere i suoi difetti. (Giacomo 1:23-25). Le parole del re Davide riportate sopra avvertono del pericolo di stare in compagnia di quelli che nascondono la loro identità e che vivono una doppia vita. Nel web costoro abbondano.

 

 

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