Meglio soli e ben accompagnati

Chi ha subito un abuso spirituale, come può conciliare il piacere di stare solo con gli obblighi cristiani?

 Se sentite il bisogno di stare soli, fatelo sapere a chi di dovere senza giri di parole. Pur mantenendo la propria spiritualità e il dialogo, gli altri devono rispettare le vostre scelte personali. Siate fermi e chiari nel porre limiti alle esigenze degli altri. Un ritiro improvviso e senza preavviso non fa che preoccupare tutti quelli che vi stanno vicino. Fate capire che questi momenti di solitudine vi servono per riflettere e per rigenerarvi interiormente. Molti hanno superato il dolore di un abuso, raccontando la propria storia a se stessi, scrivendo un diario delle proprie emozioni, cercando di oggettivare quanto gli è successo. Attraverso la narrazione, potete riorganizzare la struttura della vostra esperienza, cercando di capire a che punto vi trovate nel rapporto con essa. Nel tempo potete riscrivere la vostra esperienza, rintracciando chi o che cosa vi ha procurato maggiormente sofferenza. Potete riscrivere le vostre aspettative e le convinzioni che hanno preceduto il crollo e tutto quello che avete imparato da questa dolorosa esperienza.

Questo racconto scritto va vissuto in maniera del tutto naturale, non deve costringervi a pensare in modo doloroso al passato, ma piuttosto come a uno spazio che vi permetta di essere consapevoli della vostra storia dando un nuovo significato, un modo per imparare meglio la narrazione di uno spaccato del vostro passato. Uno strumento che vi permetta di guardare meglio il futuro. Lasciare andare un abuso spirituale è un modo per non gettare la spugna, per spendersi per un obiettivo che ne vale la pena.

La caduta di certezze radicate vi mette con le spalle al muro, vi costringe a guardare dritto le vostre aspettative. La sofferenza può diventare una lezione di vita, piuttosto che una condizione mortificante. Non è facile continuare a vivere la vostra fede adempiendo gli obblighi di tdG. Subentra in voi il concetto di coerenza. Come possono essere coerenti con la verità i cristiani che commettono tali abusi? E’ importante che fate chiarezza più in voi stessi che negli altri. Se vivete male questa incongruenza di alcuni nominati non potrà che produrre in voi solo altra frustrazione. La chiarezza deve riguardare ciò che voi siete realmente e quanto vi è successo.

Non sempre si riesce a rendere accessibile l’enorme patrimonio di informazioni che vi riguardano. Un periodo di solitudine serve proprio a entrare nei meccanismi mentali e a raccogliere le informazioni più edificanti della vostra personalità. I sentimenti che provate dopo aver subito un abuso vi obbligano a riconsiderare il vostro futuro. Spesso si tende a rimanere impantanati nel fango doloroso dei ricordi negativi. Vi sentite a volte disgustati. Se permettete alla rabbia di padroneggiare la vostra vita, si trasformerà in amarezza. In genere, quando un nominato, considerato un amico o un cristiano affidabile vi ferisce, gridate al tradimento, i vostri pensieri si infiammano e il risentimento cresce. Occorre stare attenti a non trascinarvi in un vortice di emozioni negative che vi condurranno in uno stato depressivo profondo.

Prendetevi tutto il tempo di recuperare. Pensate alle vostre risorse e ai vostri doni. Concentratevi su quelle cose che possono aiutarvi a superare questo blocco emotivo. Nella vita oltre a vivere si può sopravvivere. Forse un giorno vi accorgerete di essere più forti di quanto immaginavate. La solitudine può rivelarsi positiva. La buona solitudine è una buona compagna. Il cristiano solitario non cerca la riconoscenza degli altri per riprendersi, perché la solitudine gli dà il vantaggio di restare autonomo, di sganciarsi dalle opinioni altrui. Vi restituisce la vostra unicità, prendendo coscienza che siete unici e diversi dagli altri.

Quando siete soli avete più tempo per guardarvi attorno, di apprezzare le cose nascoste nella natura e nel vostro ambiente. Diventate più attenti e ricettivi a ciò che vi circonda. La solitudine come buona compagna permette ai pensieri sani di schiudersi. Riservatevi un retrobottega tutto per voi. Stare in buona compagnia della solitudine non vuol dire emarginazione, né il rifiuto della congregazione. Anche Gesù cercava i momenti per stare solo, per prendersi cura di sé. Viviamo la verità con ritmi scanditi da altri: adunanze lo stesso giorno alla stessa ora, predicazione di gruppo stabilita in un certo orario del fine settimana, assemblee e altri eventi in certi giorni, e così via. Sembriamo coordinati, reciprocamente costretti in ogni azione, a vivere entro certi perimetri.

Spezzare di tanto in tanto questi ritmi non significa non amare la verità o diventare negligenti riguardo alle vostre responsabilità. Si sta in compagnia degli altri non per coscrizione o per un bisogno compulsivo, ma per scelta volontaria. Imparate a essere selettivi riguardo alle persone che volete fare entrare nella vostra vita. Imparare a stare soli e ben accompagnati con Dio è la più profonda, soddisfacente e duratura esperienza che un uomo possa fare nella sua vita.

Abusi spirituali – undicesima parte

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Commenti (1)

  • Lude

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    Finalmente, una reale descrizione della sofferenza a cui si è sottoposti quando in congregazione si è vessati a causa dell’amore mostrato a chi è sotto restrizione. Finalmente si trova sollievo nel vedere che le proprie decisioni per “sopravvivere” sono comprese anzichè criticate o peggio minacciati di ulteriori tirate d’orecchie a causa dell’assenza alle adunanze che crea diffidenza, sospetti e deduzioni assurde del tipo: chissà cosa avrà combinato…, invece di chissà quanta sofferenza sta provando o di stare vicino, cercare di capire. Una volta si condivideva tutto, si viveva d’istanti felici..ora hanno tolto l’apostrofo e si sopravvive solo se si sta distanti.

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