Meme, asocial e difficoltà a capire un articolo

“Gentile signor Xxxxx, i social, in alcuni casi asocial, hanno sostituito i muri delle latrine di autogrill, stazioni ferroviarie… basta un computer, un telefonino, per scaricare pensieri, accuse, volgarità. Durante questa maligna pandemia veniamo circondati da meme, un sostantivo che non era presente in nessun dizionario…”

“Il termine meme sta per un’idea che si raddoppia, si propaga come un virus… Ecco, allora, che i social smentiscono la loro funzione, si trasformano in veleni, tornano ad essere i muri lerci dei vespasiani sui quali si scrivono messaggi, duri vigliacchi, aggressivi, armi nelle mani di ignoranti. Un popolo connesso alla rete ma disconnesso dalla vita”

Pressappoco, risponde così Tony Damascelli dalle righe del Giornale a un lettore, nella sua rubrica “Dalla vostra parte”. (Vedi l’intera risposta in fondo).

Non è la prima volta che ci occupiamo di post e commenti ignoranti. Gli articoli “Come combattere gli ignoranti” e “Secondo l’Istat, il 70 per cento degli italiani è analfabeta” sono tra i più cliccati del nostro sito. Anche noi di tanto in tanto riceviamo commenti che facciamo fatica a decifrare.

Commenti sgrammaticati e privi di logica. Commenti che non c’entrano nulla con l’articolo scritto. A volte non capiamo se a scrivere a favore o contro i testimoni di Geova siano essi stessi testimoni di Geova. Sarebbe paradossale che a scrivere contro i testimoni di Geova siano i testimoni di Geova. Se un tdG è scontento dell’organizzazione cosa aspetta ad andarsene? Che senso ha rimanere e lamentarsi in continuazione senza nessuna voglia di risolvere il problema?

Costoro assomigliano ai bambini incontentabili descritti da Gesù o a coloro che accusano i moderati di condurre una vita eccessiva (Luca 7:31-35). Potrebbero alcuni di questi avere qualche problemino mentale? Oppure soffrono di confusione cerebrale?

Riteniamo che una causa tra le più importante sia da cercare nella difficoltà a capire un testo. (Vedi: Leggere e non capire, pubblicato sul Corriere della Sera)

“A che serve studiare?” “Serve a fuggire dal carcere dell’ignoranza”.

“Bisogna salvare coloro che sono prigionieri dell’ignoranza perché è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte”.

E se chi è ignorante non volesse essere salvato? E se è talmente ignorante da non ammetterlo e preferirebbe rimanere così com’è?

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