Menti libere dai veleni

Il buddismo elenca cinque veleni mentali: rabbia, orgoglio, gelosia, invidia e ignoranza. Queste emozioni – secondo i buddisti – vanno guardate nella loro essenza fino a quando non si comprenderà che possono essere trasformate in saggezza.

Possiamo vedere questo concetto di trasformazione da emozioni negative in positive nel racconto che si fa nei capitoli 17; 18; 19 di 1 Samuele. La Bibbia racconta di alcune donne che dopo la vittoria contro i filistei, ottenuta grazie al coraggio di Davide, uscirono per le strade cantando e danzando. Al re Saul questa esultanza non piacque. All’udire i canti delle donne e i loro inneggiamenti, fu molto irritato e gli parvero cattive le parole che cantavano, perché davano più onore a Davide che a lui. E così una grande vittoria incomincia a diventare sconfitta nel cuore del re. Il verme della gelosia e dell’invidia inizia a insinuarsi nella mente di Saul e lo spinge a cercare l’occasione adatta per uccidere Davide.

I VELENI DI SAUL:

  • Saul inizialmente aveva buone qualità e godeva della benedizione di Dio. Inoltre riconosceva di aver riportato la vittoria grazie alla potenza di Geova. Tuttavia, per continuare ad avere successo, doveva temere Dio, un passo che in seguito non volle fare più.
  • Saul era un uomo modesto. In seguito pecca per presunzione. Trasforma la sua umiltà in arroganza.
  • Dopo l’unzione di Davide quale futuro re d’Israele lo spirito di Geova abbandonò Saul. Da allora in poi “lo terrorizzò uno spirito cattivo”, nel senso che fu privato della pace mentale.
  • In un’occasione ricorse allo spiritismo. Passò dalla luce alle tenebre.
  • I suoi sacrifici per avere il favore di Dio non servirono a niente. Un’amicizia duratura con Dio dipende dall’ubbidirgli.
  • In molte occasioni Saul pensò di aver preso una decisione ragionevole, dimenticandosi che l’approvazione di Dio dipende dal riconoscere e seguire i princìpi scritturali pertinenti.

LA SAGGEZZA DI DAVIDE:

  • Confidò nello spirito di Dio di fronte ai cambiamenti della sua vita.
  • Non si lasciò influenzare dalla sua fama, quando fu chiamato a servire il re e a suonare per lui e nemmeno dopo che uccise Golia e fu posto a capo degli uomini di guerra. Davide combatté e vinse i filistei. La gente lo amava. Egli fu descritto anche come “un uomo potente e valoroso, e uomo di guerra e oratore intelligente e uomo ben formato”. Non si montò mai la testa.
  • Apparentemente non mancava nulla a Davide. Anche solo una di queste cose avrebbe potuto renderlo arrogante, ma non fu così.
  • Davide era umile perché riconosceva che Geova è immensamente superiore agli imperfetti esseri umani sotto ogni aspetto. Si meravigliava perfino che Dio notasse l’uomo. (Salmo 144:3) Sapeva inoltre che se lui era grande era solo perché Geova mostrava umiltà, abbassandosi per sostenerlo, proteggerlo e aver cura di lui. (Salmo 18:35) Non divenne mai altezzoso.

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  • LA RABBIA. E’ il bisogno mostruoso di fare a pezzi qualcuno. E’ come Bruce Bunner che si trasforma nell’Incredibile Hulk. E’ una follia di breve durata, che crea aspre litigate e sfoghi di cui in seguito ci si pente. E’ una reazione alle critiche o al modo come veniamo trattati. Quando diamo in escandescenze contro qualcuno, addossiamo la colpa a lui e ne siamo sollevati. Per un po’. In realtà mascheriamo le nostre emozioni. E’ meglio mettere in pratica ciò che dice Bibbia: “Chi è lento all’ira è abbondante in discernimento, ma chi è impaziente esalta la stoltezza” (Proverbi 14:29).
  • L’ORGOGLIO. L’orgoglio può rendere ciechi davanti ai nostri limiti spingendoci a fare il primo passo verso la caduta. (Proverbi 16:18). Si cade perché non si vede l’ostacolo. L’orgoglio può essere intransigente portandoci ad attaccare alla minima provocazione. In particolare quando stiamo difendendo un’opinione o una nostra azione. In realtà stiamo dimostrando quanto siamo fragili. Chi è orgoglioso difficilmente accetta i consigli.

 

Chi non accetta i consigli è come un pilota che ignora le istruzioni della torre di controllo. Il risultato può essere disastroso.

 

 

  • LA GELOSIA E L’INVIDIA. Sono dei tormenti privati che lavorano nell’ombra. La gelosia induce a sospettare e a creare problemi là dove non ce ne sono. L’invidia si definisce come il desiderio di qualcosa che non si ha. La gelosia è la paura di perdere qualcosa che si ha. Paradossalmente la gelosia può essere più deleteria della rabbia perché può avere radici più profonde, essere più tenace e resistente, e meno facile da placare. Di solito è completamente irragionevole. (Proverbi 27:4). L’invidia è il malessere che sorge nell’ascoltare i sospiri di felicità altrui. Spesso tra fratelli cadiamo nella trappola di paragonarci gli uni con gli altri. C’è l’invidia dietro un sorriso gelido o nello strappare di bocca due parole di gratitudine. L’invidioso arriva a provare il terribile impulso, non solo a bramare ciò che è di altri, ma a distruggerlo pur di non lasciarlo a loro.
  • L’IGNORANZA. L’ignoranza non è un qualcosa di neutro senza conseguenze. L’ignoranza è lo stato mentale che indica la nostra incapacità di vedere le cose come veramente sono. Questo stato mentale può essere conscio o inconscio, e può includere l’incapacità di riconoscere che cosa sta succedendo o la volontà di non voler sapere. Alcuni si beano della loro ignoranza. L’ignoranza, ovvero il non conoscere la verità, può far brancolare molti nel buio sotto il profilo intellettuale, morale e spirituale. (Efesini 4:18).

Riuscirai a trasformare i veleni che hai in testa in perle di saggezza? Perché continui a spargere veleno contro i testimoni di Geova, tuoi fratelli? Da un acceso oppositore c’è da aspettarselo, ma non da te che continui ancora a considerarti un fratello. Che tristezza! Sei diventato come uno dei tanti Saul digitali che non perdono occasione per scagliare frecce avvelenate ai fratelli come Davide.

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