Menti tormentate e brama di vivere

campo-di-grano-con-volo-di-corvi-van-goghCampo di grano con volo di corvi, Vincent Van Gogh, Museo Van Gogh di Amsterdam

Nei quadri di Van Gogh, i colori di una vita sperata, i tormenti di una vita vissuta.

Lo sto fissando da un po’ di tempo. A prima vista è una pittura agitata, cruda. Ogni cosa dentro il quadro trasmette un senso di furore creativo. Non è facile orientarsi, si ha la sensazione di estraniarsi dallo spazio circostante. Sembra di stare dentro la natura stessa del quadro, di cogliere il destino crudele che esso rivela a chi lo osserva. Si riesce a percepirne l’inquietudine. La tela proietta sofferenza, grida di dolori, accentuati dalla densità e dalla violenza dei colori, senza mezze tinte, dal ritmo vorticoso e corposo delle pennellate. I colori rivelano la crudezza della vita. Mentre guardo quel cielo di un blu carico e pesante, ho l’impressione che una tempesta minacciosa sia pronta ad abbattersi per scatenare la sua furia su ogni cosa. Osservando la natura del quadro si percepisce la visione di una mente tormentata. No, qui, non si prova quell’incanto che può generare una famosa opera rinascimentale di un museo come il Louvre di Parigi o la Galleria degli Uffizi di Firenze. Qui, ti senti assalito tra la brama di vivere che lotta furiosamente e l’abbandono rassegnato alla morte. In questa visione anticipata, si sente l’anima di Van Gogh, che cerca di liberarsi, senza riuscirci, dallo spasimo della morte imminente. E’ una forza ossessiva, furente, potente, che domina il quadro.

Il formato del quadro è particolare e genera una straordinaria ampiezza visiva, accentuata dalla vasta distesa di grano che sembra perdersi all’orizzonte. Due sentieri, come serpi che si attorcigliano, sfidano la logica: non hanno inizio e fine. Il terzo sentiero, quello in mezzo, taglia in due il campo di grano come una ferita profonda e genera un senso di smarrimento. A differenza di altri quadri, in questo, manca l’astro brillante e fiammeggiante, i cui riverberi d’oro luccicanti incendiano i campi di grano. La malattia ha corroso definitivamente l’energia di Van Gogh e l’ispirazione di un tempo. Ora è consapevole che il sole della speranza è malinconicamente tramontato per sempre nel suo cuore. Le crisi epilettiche di Van Gogh e la sprezzante etichetta di pazzo, che incapaci e inetti gli hanno attribuito nel corso della sua vita, hanno raggiunto il suo tragico epilogo.

I corvi, volano in modo disordinato, sono nerissimi. Sembra di sentire le loro urla e le ali sbattere in modo sinistro. Più li osservo in profondità, più li sento girare intorno alla mia testa. Disturbano la mia mente. E’ una sensazione inquietante. Il quadro non trasmette pace, non comunica serenità, ma un senso di malessere, un mal di vivere.

“Pur perdendo la fede, Van Gogh continua ad avere Dio nei suoi colori e nelle sue tele si muove uno spirito che ha spento la sua energia in quest’ultimo quadro”

Campo di grano con volo di corvi è l’ultimo dipinto di Van Gogh. Prima di suicidarsi ha scritto: “Io sono completamente preso dall’immensa pianura con i campi di grano contro le colline, senza confini, come un mare, di un giallo, di un verde tenero”. La sua opera ha proprio quei colori: il campo di grano è un mare in tempesta sotto un cielo minaccioso. Non sono le pennellate di un folle, che gli occhi di un estraneo vedono, quanto piuttosto l’espressione di un’esistenza angosciante, che non è soltanto di Van Gogh, ma di ogni essere umano nei momenti di crisi esistenziale. E’ quel veleno delle miniere che si stendeva a mezzaria e colpiva i minatori nelle viscere buie della terra. Gli stessi, che cercava di consolare con i versi della Bibbia quando era predicatore della Parola di Dio. In quelle squallide miniere del Borinage, vi era arrivato con Dio. Se ne andò via senza di Lui. Lo perse in quelle profondità della terra. Perse Dio, se stesso e la speranza. Aveva fallito ancora, era rassegnato e la ragione gli era anch’essa naufragata. Pur senza fede, Van Gogh ha Dio nei colori e un’energia vitale scorre nelle sue tele. Van Gogh era convinto che non si debba giudicare Dio da questo mondo. Questo mondo imperfetto è un quadro riuscito male. Si devono vedere altri quadri creati dalla stessa mano, prima di giudicare.

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Van Gogh è riuscito a dare materia e colore al suo sguardo, riuscendo a trasmettere, un pensiero, un’idea, un simbolo dei tormenti che hanno caratterizzato la sua vita. Ci è riuscito, piegando la natura in lui, costringendola a modellarsi secondo i suoi pensieri, deformandola secondo le linee zigzaganti della sua esistenza. Non c’è armonia nei quadri di Van Gogh, così come non può esistere armonia in una vita da depresso e per giunta inattivo.

Quelli che non capiscono la visione di Van Gogh, giudicandolo soltanto un pazzo, in realtà, non sono capaci di comprendere. Quando non si capisce un inattivo depresso, non si può dare la colpa a lui. I geni precorrono sempre il loro tempo ed è rarissimo che i contemporanei li capiscano.

C’è nelle opere di questo straordinario artista una precisa volontà di indurre l’osservatore a ricercare l’assoluto, a cogliere il grande mistero che si nasconde dietro le apparenze della creazione. Il quadro di Van Gogh non rappresenta, è. E’ drammatico vedere la realtà e vedersi in essa con tutti i propri limiti e non potersene liberare. E’ drammatico lottare con la realtà per impedire che la sua esistenza distrugga la propria. E’ molto duro vivere senza essere compreso dagli altri, non potersi esprimere come si desidera, convivere con una malattia mentale nel deserto dal colore nero, che t’incatena al dolore della vita e ti fa riconoscere il proprio limite nel limite del creato, senza potersene liberare.

L’arte è l’unico mestiere di vita che Van Gogh conosce. Cerca disperatamente di opporsi ai mestieri banali, superficiali, tecnici, che rendono la vita priva di senso. Lui, uomo colto e sensibile, che i fatti della vita hanno reso rude e schietto, non è come gli altri. Lui ha un’ideale della sua vita artistica e con la sua pittura va oltre le apparenze, oltre la realtà. E’ un visionario che cerca di scoprire nei colori del creato il senso vero della vita. Un uomo che bramava vivere i colori della vita e che gli stolti, suoi contemporanei, non hanno saputo capire. Un folle, non tanto diverso da tutti quei visionari incompresi, che amano vivere e che ripongono la loro fede e le loro speranze in Dio.

 

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