«Il miglior oratore è colui che sa trasformare le orecchie di chi ascolta in occhi»

Proverbio arabo

Insegnamento e predicazione devono essere contraddistinte da una notevole capacità descrittiva. I nominati cristiani devono avere un’abilità particolare nel descrivere eventi e situazioni. Devono essere così capaci da rendere reale e “visibile” le cose che insegnano. Inoltre, devono mostrare grande fervore. Chi ascolta deve riconoscere che chi insegna ci crede per davvero, con tutto il cuore e la sua anima. I discorsi devono essere vita e fuoco, dall’introduzione alla conclusione.

Per la loro profondità e incisività non devono far dormire la notte. Chi ascolta deve essere colpito nella sua debolezza. L’energia di certi discorsi è meglio che scuoti l’animo piuttosto che faccia dormire il cervello. Spesso la differenza si nota non in ciò che si dice ma nel modo come lo si dice.

Quando si parla di Dio, si deve parlare come Dio. Quando si parla di Dio non è importante la differenza teologica e dottrinale. Questi sono soltanto concetti farciti da parole comprensibili e non. Sono concetti che dividono. Ciò che conta è servire Dio con integrità di cuore. Una persona che ama Dio e lo fa non a parole ma con i fatti, va rispettata e onorata, a prescindere da quello che crede, anche se appartiene a un’altra religione.

Alcuni oratori dimenticano che sul podio a parlare di Dio dovrebbe starci anche lo spirito di Dio. Lo Spirito non è indifferenza, apatia, incapacità, fiacchezza, mancanza di entusiasmo e passione. E’ fervore allo stato puro! E’ intensità, emozione, sentimenti e un’abbondante dose di pathos. Lo Spirito è voce potente, padronanza del linguaggio.

L’anziano deve essere umile, di un’umiltà profonda e vera. Nell’anziano non deve esserci traccia di quell’ottusità che fa credere ai fratelli e alle persone del mondo che al di là del loro campo di azione non ci sia altro che il nulla. Il suo atteggiamento è in completa antitesi con quello di coloro che si illudono di avere il monopolio della verità e del regno dei cieli. Gli ignoranti si credono di sapere più degli altri.

Chi sa di sapere non lo fa sapere agli ignoranti acculturati. Si espone solo a chi è sincero e desideroso di conoscere ancora di più il Padre Eterno. In questo modo può far conoscere alle persone sincere la speranza costituita dagli insegnamenti di Cristo descritti nella Bibbia.

Solo rivolgendoci alle vecchie dottrine dei primi cristiani, annunciandole nel modo giusto e applicandole correttamente, siamo in grado di combattere il male. Non c’è nient’altro, né nuovi mezzi tecnologici, né strumenti digitali, né nuove esperienze, né nuovi insegnamenti, né nuovi rituali, né nuovi edifici, né un altro vangelo. Dagli apostoli ai nostri giorni non si è fatto nulla di nuovo, a parte la fedele predicazione del messaggio biblico.

Nessuna chiesa o congregazione ha ottenuto nessun trionfo se non la liberazione spirituale di molte persone tramite la predicazione degli insegnamenti biblici. Il bene che è stato fatto nel mondo, per quanto poco sia stato, è dovuto in modo particolare ai concetti della Bibbia. Il bisogno più urgente è quello di ritornare alla semplicità e alla chiarezza delle antiche dottrine cristiane. Non si “ara il terreno del mondo senza la giovenca cristiana”. Abbiamo bisogno di uomini mossi dagli stessi sentimenti dei primi cristiani e dotati delle stesse virtù.

Leggetevi le storie dei primi testimoni di Geova riportate nelle pubblicazioni. Un pugno di uomini di grandi capacità umane e spirituali, mossi da nobili ideali e mai smossi da pericoli, persecuzioni e avversità. Se questi uomini fossero oggi presenti nelle congregazioni del terzo millennio, paralizzerebbero con la loro presenza tutti quelli che si credono colonne della verità.

Giganti della fede che davanti a loro tutta questa marasma di anziani e sorveglianti apparirebbero nani, più nani dei sette nani. E’ sbagliato averli dimenticati (se mai li avete conosciuti) o considerarli antiquati e inefficaci. Dove sono oggi quelli che predicano e insegnano come questi grandi uomini del passato?

In che cosa sono venuti meno gli anziani di oggi? Nella chiarezza e nella franchezza. Si parla tanto di lealtà da sciacquarsi la bocca. Quanti anziani e sorveglianti oggi prendono posizioni ben definite riguardo a una sana e spirituale gestione delle congregazioni? Pochi. Inoltre, hanno fallito come predicatori. Non hanno né il fervore, né la profondità di pensiero, né le capacità espositive, né la capacità linguistica dei grandi predicatori.

Soprattutto in predicazione ci vanno poco o niente. Quando escono in predicazione con i proclamatori, invece di  addestrarli, gli fanno perdere tempo prezioso con cose che nulla hanno a che fare con il sacro servizio a Dio.

Sono venuti meno nel loro modo di vivere. Si preoccupano soltanto dei privilegi e trascurano i bisogni della congregazione. Si preoccupano di quello che pensano gli altri di loro. Non parlano con lealtà perché hanno il timore di offendere chi sta sbagliando. Però offendono con faciloneria chi merita rispetto. Molti sono caduti nella tentazione di acquisire la reputazione di essere grandi oratori. Altri ancora si sono persi nelle minuzie delle disposizioni.

Badiamo bene al pericolo che proviene da quell’atteggiamento ingenuo e sempliciotto che ci sussurra che tutti i nominati sono nel giusto e che dobbiamo essere loro sottomessi e ubbidienti. Un uomo intelligente non per forza di cose possiede anche l’integrità spirituale. Ognuno di noi ha qualcosa da fare nel posto dove Dio ci ha messo. Non lasciamo cascare le nostre braccia solo perché siamo una minoranza.

Supplichiamo Geova che susciti nel suo popolo non “papisti” e “cardinali” che sanno solo pontificare, ma uomini di grande spessore spirituale e che risvegli quegli anziani che dormono nelle congregazioni. Siamo stufi di uomini che curano alla leggera le ferite del popolo di Dio e che dicono: “va tutto bene”, quando le cose “vanno male” (Ger 6:14).

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    Ritengo questo articolo l’esatta fotografia di quello che oggi “vede” il 70% dei fratelli in congregazione ma che non hanno il coraggio di esternare. Ma poi esternare, ma a chi? Vi saluto con affetto.

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