Ministri consolatori / 1

Prendiamo spunto da un articolo di Avvenire per portare all’attenzione dei nostri lettori una iniziativa che coinvolge da alcuni anni parecchie diocesi cattoliche italiane: il ministero della consolazione. Ne fanno parte uomini e donne con una predisposizione naturale alla cura dell’altro, formati attraverso incontri condotti da professionisti esperti nel campo della salute e della teologia. Lo scopo di questi ministri è quello di dare consolazione e sostegno a chi soffre e ai suoi familiari.

I cattolici sono molto sensibili a questo tema e non hanno nulla da invidiare dalle altre religioni, casomai il contrario e lo dimostrano le molte iniziative prese in occasione della XXVI celebrazione della Giornata del Malato avvenuta in tutto il mondo domenica 11 febbraio 2018.

Il servizio che svolgono i consolatori consiste nel visitare i malati, i disabili, le persone anziane e quelle fragili, aiutandoli a utilizzare le risorse spirituali e religiose nel rispetto della loro visione della vita. I ministri consolatori vedono in quest’opera un’occasione di crescita spirituale e di apostolato. Traducono lo stare insieme anche con azioni concrete (fare la spesa, andare in farmacia, accompagnamento presso le strutture sanitarie, disbrigo delle bollette, pulizia, eccetera). Sostengono sia il malato che i suoi familiari a superare gli inevitabili momenti di stanchezza e di sconforto.

I volontari devono avere dei requisiti che garantiscano un esercizio efficace, nonché una capacità e una volontà di mettersi al servizio di Dio e dei loro fratelli. Devono essere persone stabili e perseveranti nel loro incarico che non è improvvisato, ma è il frutto di una formazione di base con dei contenuti psicologici e dei modi cristiani di approcciarsi che vanno anche dopo la morte del fratello, con la consolazione ai familiari durante il periodo del lutto. Gli istruttori sono persone affidabili e preparati (psicologi, medici, operatori sanitari, teologi, docenti universitari, scrittori, eccetera).

La base scritturale data a queste iniziative è quella di Giobbe 29:15 “Divenni occhi per il cieco e piedi per lo zoppo” e quella di 2 Corinzi 1:3-7 “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione (CEI).

In passato ci siamo anche noi occupati di queste tematiche che riguardavano casi di fratelli lontani anziani o malati, privi di assistenza necessaria. Abbiamo notato quanto siamo deficitari sotto questo aspetto, sia nell’opera pastorale sia negli aspetti psicologici. Siamo lontani anni luce rispetto ai cattolici. Sì, è vero, ci interessiamo ufficialmente dei malati, tramite i comitati di assistenza sanitaria, ma solo per prevenire una eventuale trasfusione di sangue in vista di un intervento chirurgico. Per il resto poca assistenza; zero opera pastorale; qualche aiuto pratico; forse un po’ di sostegno emotivo e spirituale, più frutto dell’interesse personale di qualche sorella o fratello piuttosto che il risultato di un programma di assistenza organizzata. Quasi tutto ricade sulle spalle dei familiari, a volte nemmeno tdG. In alcuni casi, certi anziani non solo non muovono un dito, ma se si muovono fanno più danni della malattia.

La consolazione è un aspetto fondamentale del vero cristianesimo. Chi non consola va contro lo Spirito Santo. Geova è il primo consolatore dell’umanità sofferente. Gesù insieme al Padre sono i più grandi consolatori. Lo Spirito Santo è un “soccorritore” (Giovanni 14:16, 17). Si soccorrono i fratelli che sono tentati o nel dubbio; nello scoraggiamento; nella disperazione; nelle difficoltà; nelle ristrettezze; nelle offese subite; nelle malattie; nella vedovanza e nel lutto; in ogni genere di afflizione. La consolazione, prima che compito da svolgere è un dono dello spirito. Il cristiano che non consola non è un cristiano, né può lamentarsi se altri non lo consoleranno quando si troverà nel bisogno. La consolazione è una forza attiva, dinamica e contagiosa ed è incondizionata. Consolare e lasciarsi consolare è un diritto che deriva dalla stessa fede nel Dio Consolatore.

Gesù ebbe paura del dolore e Dio lo ha consolato. Paolo, che a motivo delle persecuzioni subite, si rese conto quanto fosse necessaria la consolazione per resistere nelle prove, scrisse: “Lo spirito viene in aiuto della nostra debolezza; infatti a volte non sappiamo per cosa dobbiamo pregare, ma lo spirito stesso intercede per noi con gemiti inespressi. E colui che esamina i cuori sa cosa intende lo spirito” (Romani 8:26). Questo pregare dello Spirito in noi e per noi è il soccorso, l’aiuto, il conforto che egli dà alla nostra debolezza. Egli mescola – per così dire – i suoi gemiti ai nostri rendendoli efficaci, nel senso che chiede l’essenziale per noi al Padre e così si fa da lui ascoltare. Il suo è un gemito levato da Dio per noi. Lo Spirito partecipa, condivide, si fa solidale con la nostra debolezza, si fa carico di noi, ha cura della nostra debolezza facendosi debole con noi. E così la nostra preghiera, di per sé fragile e incerta, diventa forte e sicura e viene esaudita.

(continua)

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