Mostrare misericordia è pericoloso

misericordiaabbraccioE’ più facile punire che sanare.

Ogni struttura religiosa per ricevere ubbidienza deve presentare ai suoi membri un Dio severo cui sottomettersi attraverso una serie di comportamenti che regolano il modo di adorarlo. I capi religiosi ebrei istruivano il popolo per temere Dio e se stessi. Con i responsabili religiosi se si vogliono evitare guai è meglio non discutere di obbedienza e sottomissione. Gesù ha provato sulla sua pelle cosa significhi toccare certi argomenti con gli scribi e i farisei. Pur cautelandosi, non si tirò mai indietro nelle sue denunce.

Molti sono convinti di meritare l’approvazione di Dio svolgendo certe attività nell’ambito della propria religione. Essi credono che i meriti si guadagnino mostrandosi attivi in pratiche ritenute importanti al loro interno. Costoro non potranno mai comprendere i motivi che spingono Dio a benedire anche altri che non svolgono queste attività.

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Al tempo di Gesù, la religione era diventata opprimente, priva di misericordia. In quella religione più che vivere si moriva. Non è un caso che la prima guarigione di Gesù riguarda «un uomo pieno di lebbra» (Luca 5:12). Il lebbroso è considerato un nato morto la cui «carne quando esce dal seno di sua madre è mezzo consumata!» (Num.12:12). Secondo le credenze del popolo ebreo, solo Dio poteva operare per salvare «un nato mezzo morto». A quel tempo si credeva che ogni infermità fosse un castigo di Dio per le colpe dell’individuo. Ecco perché i lebbrosi non suscitano pietà ma disprezzo. Rifiutati dai loro familiari e cacciati dal loro paese, vivono ai margini della società. Il terrore di essere toccati da questi «zombi» è sconvolgente per un ebreo. Tutto ciò che toccano è impuro. Sono «morti ambulanti» che vivono randagi. Vagano da un villaggio all’altro. Sono esclusi persino dall’adorare Dio. E’ proibito loro recarsi al Tempio ed entrare nelle sinagoghe se non da guariti. Con Gesù cambia tutto.

Luca ci racconta che il lebbroso quando vide Gesù «cadde sulla sua faccia», espressione usata per indicare la sconfitta di qualcuno o il timore reverenziale verso qualcosa (1 Sam.17:48; Mt.17:6). Diversamente da un criminale che può redimersi, a loro non è concesso nemmeno questo. Il lebbroso è uno sconfitto della vita e non può che offrire a Gesù nient’altro che il timore reverenziale «buttandosi a faccia in giù». Non dice a Gesù di purificarlo, ma «Signore, se tu vuoi puoi rendermi puro». Avvicinandosi a Gesù, il lebbroso continua a trasgredire la Legge, aggiungendo peccato a peccato. Gesù «stesa la mano, lo toccò». (Lc.5:13). Stendere e non tendere la mano era un gesto che indicava una punizione (Es.3:20; 10:12; 7:19). Il lebbroso immagina che il gesto di Gesù sia un castigo per punire la sua sfrontatezza. In realtà, Gesù non solo lo guarisce, ma gli ridà la dignità e toccandolo accetta di perdere la sua. Secondo la Legge Gesù ora è un impuro e nessuno può avvicinarsi a lui fin quando non va al Tempio per purificarsi. Il lebbroso aveva chiesto la purificazione per poter adorare Dio. Gesù va oltre, lo guarisce. Non è la dottrina a stabilire quanto uno sia puro o impuro. E’ l’amore di Dio che rende puri. Dopo la guarigione, Gesù ordina al lebbroso di recarsi dal sacerdote per seguire il cerimoniale sulla purificazione come prescritto dalla Legge nei capitoli 13 e 14 di Levitico. I capi religiosi non seguivano più le prescrizioni così come le avevano ricevute da Mosè. I lebbrosi, se purificati, non venivano esclusi dall’adorazione. I capi religiosi mostravano una crudele discriminazione confondendo la malattia con l’impurità. Gesù considera il lebbroso un malato e non un impuro. Con Gesù, la gente scopre che «trasgredendo» quel tipo di Legge mistificata non incorre nella maledizione di Dio, ma in una benedizione. Sotto gli occhi degli scribi e dei farisei, Gesù sta iniziando a sgretolare una struttura religiosa che ormai non regge più.

lebbroso-a-terraDio non attende che gli uomini si purifichino per accoglierli. Gesù dimostra che Geova è «benigno verso gli ingrati e i malvagi». «Tolleranza zero» e «piazza pulita» nei confronti di chi si è allontanato sono concetti estranei al vero cristianesimo. «Voi sapete che i governanti dominano le nazioni e i loro capi li opprimono, non sarà così fra voi» (Mt.20:25,26). Il potere politico quando si sente minacciato alza barriere, ordina e disciplina all’ubbidienza. La congregazione cristiana non è una entità politica, deve imitare Cristo e non i metodi della politica e della tirannia. Pur di avere il potere, i politici non si risparmiano colpi bassi. Il cristiano non segue questi modi di fare, non esistono avversari fra di loro né lo sono con altri. Il vero cristiano sana invece di castigare. Gesù non condanna e non punisce quelli che si sono persi o dispersi. Anzi, li va a trovare e non li giudica. I farisei allontanano le persone da Dio, Gesù li avvicina. Evitarli, non salutarli e non aiutarli, aspettando che siano loro a fare i primi passi per rientrare, non è un concetto che Cristo ha insegnato. Con il lebbroso, è stato Gesù a prendere un’iniziativa considerata contraria alla religione dei farisei. Non ci riferiamo solo agli espulsi o alle persone del mondo, ma anche agli inattivi, considerati da tanti come impuri, deboli e «se sono fuori, non possono avere la benedizione di Geova perché nascondono qualche peccato».  I veri lebbrosi erano gli scribi e i farisei, cioè i capi religiosi. Ah già i nominati religiosi…

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