Quando a naufragare è la Concordia

Alle 21.45 di venerdì 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia urtò degli scogli davanti all’isola del Giglio. Il fortissimo impatto causò l’apertura di una falla di circa 70 metri sul lato sinistro dello scafo. La nave si arenò su uno scalino di roccia che le evitò di sprofondare a 100 metri sott’acqua. A bordo della Concordia c’erano quella notte 4.229 persone: 32 persero la vita, 157 i feriti. La nave finì sugli scogli a causa della rotta decisa dal comandante Francesco Schettino, che scelse di “navigare secondo il suo istinto marinaresco, più a ridosso dell’isola, confidando nella sua abilità”, hanno scritto i giudici. E che lasciò la nave saltando su una lancia quando, secondo i magistrati, ancora diverse persone si trovavano a bordo. Schettino si trova ora in carcere dopo una condanna a 16 anni di reclusione per il naufragio.

La nave, il cui nome Concordia fa riferimento all’unità e alla pace fra le nazioni europee e significa reciproca conformità d’intenti fra i membri, che paradossalmente fu ciò che mancò tra i membri dell’equipaggio, dove non tutti erano in grado di capire le istruzioni in caso di emergenza nella lingua di lavoro (italiano) e non tutti conoscevano le procedure per il salvataggio dei passeggeri. Non c’era concordia né unità d’intenti. Oggi la Concordia non esiste più. Rimasta per metà sommersa, la nave è stata smantellata nel 2017 pezzo per pezzo, ponendo così fine al naufragio più clamoroso della storia della marineria italiana.

La notizia del naufragio ebbe allora vasta eco in tutto il mondo. Rabbia, indignazione, tristezza e vergogna furono alcune delle reazioni che manifestò l’opinione pubblica man mano che i fatti diventavano sempre più evidenti. Un gesto sconsiderato del comandante causò una vera tragedia. Sembra che il naufragio della Concordia sia caduto nell’oblio. Forse è il caso di ricordarlo, più che altro come monito per i cristiani. Sì, perché in un certo senso siamo creature “tremendamente meravigliose” (Salmo 139:14), come lo era la Concordia: la più grande nave della Marina mercantile italiana e ammiraglia della Costa Crociere.

Concordia è un sostantivo che fa riferimento a un accordo di sentimenti, di voleri, di opinioni fra persone unite da reciproco affetto e armonia spirituale. Ha relazione con la pace. Molti cristiani che vivevano in pace con i loro fratelli, a un certo punto hanno deciso di rompere questa concordia e hanno fatto naufragio della loro fede, danneggiando non solo se stessi, ma anche le persone a loro vicine. Se il nostro aspetto è grande e molti ci conoscono come nominati importanti nelle congregazioni e nella circoscrizione, più grandiosa e spettacolare sarà la caduta se facciamo naufragio della nostra fede. Non sono pochi quelli che come Schettino sono fuggiti dalle loro responsabilità addossando ad altri la loro colpa. (1 Timoteo 1:19); (W 07 15/10).

I passeggeri della Concordia abbandonano la nave

Questa triste storia è una parabola in chiave negativa del proprio naufragio spirituale. E che fa a pugni con la parabola del figlio prodigo. Da una parte la rinuncia degli armatori a recuperare la nave e a restaurarla e dall’altra un padre misericordioso che fa di tutto per ricostruire la personalità del figlio perduto. Armatori, che dopo aver fatto quattro conti, hanno deciso che ci rimettevano più soldi a ripararla che a demolirla. Il contrario di come ragiona Geova, che ha dato la vita preziosa di suo Figlio per riscattare l’uomo dal peccato. Dio non è come la Costa Crociere, non tiene conto delle nostre imperfezioni e dei danni causati. E’ un padre amorevole che attende pazientemente il ritorno del figlio, indipendentemente dai danni che porta con sé. Geova non fa affari con il riciclaggio ma fornisce gratuitamente la sua opera di restauro e di riutilizzo. Inoltre, Dio, dopo averci riparato e riabilitato ci rimette di nuovo in mare, permettendoci di portare con onore il suo nome di Testimoni, naturalmente con concordia.

Dio ha una “debolezza” speciale nel mostrare misericordia ai suoi servitori che ritornano. Lo ha fatto in passato e continuerà a farlo sempre. Da parte nostra, una volta rimessi in sesto, non ci rimane che solcare i mari della vita, consapevoli di non averne merito, ma pronti e gioiosi di farlo, pur di glorificare Geova nostro Dio di salvezza e di tenere misericordie.

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA