Ne sutor ultra crepidam

«che il calzolaio non giudichi più in su della scarpa»

È una frase latina utilizzata per indurre a stare zitti coloro che tendono ad argomentare materie di cui non hanno nessuna competenza.

La frase originale è una raccomandazione rivolta da Apelle, pittore greco, a quel ciabattino che, avendo giustamente criticato un difetto nella raffigurazione dei sandali in un quadro dello stesso Apelle, voleva poi, forte di questo successo, criticare anche il resto. La frase è divenuta comune per sottolineare, o rimproverare, l’inopportunità di parlare e giudicare di cose di cui non ci s’intende. (Treccani)

In italiano si riferisce a chi si crede sapientone o saputello, cioè a colui che ostenta in modo irritante un’erudizione o una cultura più presunta che reale. Alessandro Manzoni scrisse in dialetto milanese: “On badee che voeur fa el sapienton, el se toeu subet via per on badee”. (Lo sciocco che vuole fare il sapientone, si vede subito che è uno sciocco). In piemontese si dice savanton; in veneto strassavio; in napoletano spallettone; in calabrese bavusu; in sardo sabiédhu.

Nel linguaggio moderno, il saccente viene chiamato ultracrepidario e si riferisce a colui che parla senza sapere. Abbondano sui social. Parlano di tutto senza esaminare quasi nulla. Correggono, minimizzano, banalizzano, superficializzano, consigliano in ogni conversazione. Sanno più di niente che di tutto. Non riconoscono la loro ignoranza e chi si azzarda a farglielo notare lo massacrano di idiozie e vacuità.

Non è sbagliato dare consigli appropriati, soprattutto se richiesti. Il segreto è farlo con umiltà, riconoscendo che non sempre si è conoscitori eccellenti in tutti i campi del sapere. Non sempre è possibile avere risposte pronte per ogni domanda. Il problema dei petulanti è che non riescono a stare zitti, devono distinguersi e pur di raggiungere questo obiettivo non impiegano tanto tempo a mettere altri in cattiva luce. Costoro sono fonte di cattivo stress. È meglio perderli che trovarli. Per questo motivo, gli amministratori di siti privati non pubblicano i loro commenti prolissi e senza logica alcuna.

Oggi, sul web è comune vedere utenti che professano di credere nei dogmi di una religione, che disquisiscono da eruditi, ma che non ne seguono gli insegnamenti nella vita quotidiana. In tanti criticano la religione degli altri senza sapere nulla in merito. Forse “appartengono” a una religione che comunque non influisce in alcun modo nella loro vita e dettano legge sulla religione degli altri.

Chi segue il vero cristianesimo non assume un atteggiamento “troppo giusto” né “eccessivamente saggio”, nel senso che non si dimostra saccente o farisaico e non va a caccia di difetti e di scarsa avvedutezza negli altri, né “spara” idiozie sui fratelli “inattivi”. (Ecclesiaste 7:16)

Gesù mostrò compassione per gli altri, non manifestò minimamente la saccenteria e la santimonia dei Farisei

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