Nei momenti bui l’autostima ci rende forti

autostima

Il cristiano che ha una buona opinione di Dio ha una buona opinione di sé.

Chi ha stima di se stesso ha fiducia nelle sue capacità e ha una buona considerazione del prossimo. Il tdG è consapevole che la stima di se stesso è basata sul valore che Dio gli attribuisce e non su quello che pensano gli altri. Geova ci valuta sulla base della sua personalità e non del nostro carattere. (Salmo 8:3-5; 113:7,8) Inoltre, una valutazione onesta della nostra identità deve basarsi anche in Cristo e nella misura di fede che abbiamo ricevuto. (Rom. 12:3)

Noi tdG siamo costantemente nei pensieri del nostro Dio, siamo preziosi ai suoi occhi. (Lc 12,6,7) Indimenticabile quell’esempio del quadro di inestimabile valore che è stato sfregiato e che nessun estimatore d’arte è così folle da gettarlo via. Anzi, farebbe di tutto per restaurarlo e riportarlo nelle condizioni originali. La nostra imperfezione, per quanto possa averci sfigurato, non è un problema per Geova.
Lui non è prevenuto nei nostri confronti. Ci vede per quello che siamo e per quello che possiamo essere. Lui vede oltre. Considera desiderabili quelli che vogliono piacergli, anche se imbruttiti dall’imperfezione.

Viviamo in un particolare periodo disorientante della storia e per questo è importante sviluppare una forte identità cristiana. Oggi ogni cosa è precaria ed è ragionevole non aspettarsi una stabilità emotiva dal mondo, se non crearla in noi stessi. Purtroppo può succedere che in congregazione non si riesca a trovare una stabilità spirituale come forse vorremmo. Chi non ci riesce, incomincia a sottovalutarsi eccessivamente e a cadere in depressione. Manca di fiducia nelle sue potenzialità inespresse. Si convince di non farcela e alla fine la sua profezia, come la legge di Murphy, si autoadempie.

Una persona che avverte nella sua vita l’amore di Geova si sente importante, perché ha una missione da compiere: far conoscere un tale amore a più persone. Dio ci concede benignamente la sua forza per accrescere i nostri talenti, se utilizzati per il suo proposito. Quelli che hanno una bassa stima di se stessi ce l’hanno anche con gli altri e con l’ambiente di adorazione. Chi fugge da sé non è ancora pronto per affrontare le sue angosce.

Per superare tali ansietà è necessario prima ampliare il positivo e dopo trasformare il negativo. E’ opportuno che ognuno pensi alle conseguenze delle sue parole e delle sue azioni. Non è compito degli anziani, né della congregazione renderci felici. Per primi dobbiamo essere noi a farlo. (At 20:35) E’ la tua fede che ti salva. (Mc 10:52)

passeri

IL CRISTIANO AGLI OCCHI DI DIO E’ UNA PERSONA SPECIALE.

Chi ha un buon concetto di sé vive in pace con se stesso e con i fratelli. E’ una persona creativa, attiva spiritualmente e più fiduciosa di quelle che hanno un concetto negativo di sé. Siamo fatti a immagine di Dio, perciò dobbiamo amarci, considerando anche l’enorme potenziale intellettivo di cui siamo dotati. Possiamo fare progetti per il futuro, prendere liberamente decisioni importanti, esprimerci attraverso il dono del linguaggio, creare e apprezzare le opere d’arte e soprattutto abbiamo una natura morale.

Chi ha una buona stima di sé è umile e modesto. Fa sentire gli altri a suo agio e non nasconde le sue debolezze. Se è un anziano di congregazione, comunica il suo punto di vista senza insistere in maniera ostinata perché le cose vadano fatte secondo il suo parere. Lui è in congregazione per servire e pascere le pecore di Dio. Ogni cosa che fa deve essere per il beneficio della congregazione. Quanti fratelli non sarebbero diventati inattivi e quanti disassociati sarebbero ancora fratelli se in congregazione gli anziani avessero “restaurato” con benignità e misericordia i volti di questi fratelli deformati dall’imperfezione e dal peccato?

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Caro fratello inattivo, nella vita bisogna credere in se stessi nonostante le ferite. C’è sempre la speranza di cambiare i propri pensieri, per quanto siano considerati inamovibili. Se sei stato sminuito e svalorizzato, siamo consapevoli che realisticamente farai più fatica a risalire. Ma non sei in fondo alla strada, al momento ti trovi a metà strada, perché non hai ancora abbandonato definitivamente Geova e se decidi di tornare indietro, sappi che farai meno fatica, perché non sei alla fine di essa, non l’hai ancora attraversata tutta.

Se non credi per primo tu in te stesso, non aspettarti che lo facciano gli altri. E’ importante che tu ti riconcili prima con la tua storia, perché essa è rimasta indelebile nella tua mente e in quella di Geova. Un passo per volta, non di più. Il romanzo della tua vita non è tutto doloroso. Se leggi con attenzione e obiettività, scoprirai che ci sono pagine di felicità e di bellezza. Un tempo eri una benedizione per i fratelli, un giorno diventerai una benedizione più grande per te stesso, per la congregazione e soprattutto per Geova. Se deciderai di rinnovarti per diventare più potente.

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