Nel deserto della vita impari a fidarti di Dio

A volte è nel deserto che l’uomo perso ritrova la sua anima

Nella Bibbia si trovano due scenari simili e contrapposti: il giardino di Eden e il deserto di Gesù. In entrambi è presente il tentatore. La prima coppia è perfetta come lo è Gesù. In Eden c’è abbondanza di cibo tra gli alberi, tranne uno l’albero della conoscenza. Nel deserto Gesù viene tentato col cibo. In entrambi i casi, la tentazione implica gli organi di senso. Il tentatore cerca di manipolare la facoltà di ricevere informazioni dal mondo esterno. Eva “vide che l’albero era buono come cibo e che era qualcosa che metteva voglia agli occhi, sì, l’albero era desiderabile da guardare”. (Gen 3:6) A Gesù, che ebbe fame, poiché non toccava cibo da quaranta giorni, il tentatore lo prova dicendogli di trasformare le pietre in pani. (Mat 4:3) Con Eva ci riesce, con Gesù no, perché lui stesso è “il pane della vita”, infatti, in un’occasione moltiplicò i pani per sfamare la folla. Visto il contesto dove furono provati, era più facile a Eva resistere che a Gesù. Invece avvenne il contrario.

Non sono i luoghi, le persone o il contesto a determinare la riuscita di una prova, ma quanto usiamo saggiamente le nostre facoltà di percezione. Alcuni possono trovarsi in un ambiente ideale eppure peccare, altri vivere in un contesto pericoloso e rimanere integri nelle prove. Nemmeno la perfezione è una garanzia di integrità. Si può essere perfetti come Eva e peccare; perfetti come Gesù e non peccare. Si può anche essere imperfetti eppure non peccare. Perciò, superare una prova non dipende dalla perfezione o dall’imperfezione.

Spesso il deserto viene usato come metafora della vita. Per molti, il deserto è un mondo meraviglioso, così come in altre parti del pianeta lo è per molti un posto simile al giardino di Eden. Il deserto è il luogo nel quale ogni cosa si ferma: i colori, il silenzio, il calore, il tempo. Dà serenità, tranquillità e, anche se può sembrare assurdo, sicurezza e voglia di vivere la vita con semplicità e senza pretese. Qui la vita resiste, si adatta, cresce e trionfa sulla morte.

La Bibbia quando parla di deserto non si riferisce solo ai luoghi sabbiosi come il Sahara, ma anche a pianure aride o semiaride prive di alberi, altopiani rocciosi o desolate valli senz’acqua strette fra alte montagne e vette spoglie. In senso figurato, c’è il deserto dei sensi, dello spirito, della fede. Il deserto dei sensi coinvolge le relazioni interpersonali. Il deserto dello spirito è la perdita del proprio paradiso e la ricerca di un percorso che serva a ritrovarlo. Il deserto della fede è la mancanza di creatività, è l’essere ancorati a tradizioni e modi di fare superati. E’ la mancanza di stimoli e prospettive future; vivere una fede monotona, abitudinaria, priva di passione e calore.

Abitare il deserto significa congedarsi anche solo per brevi momenti dal mondo per riscoprire l’essenziale, per ritrovare di nuovo il valore delle cose. E’ quello che succede a molti servitori di Dio. “Abitare il deserto” significa ritrovare la propria anima. Un proverbio Tuareg dice che Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. Ma è nel deserto il luogo dove l’uomo perso ritrova la sua anima. E dopo averla ritrovata bisogna lasciare il deserto, perché in esso non è possibile mettere radici. Bisogna muoversi continuamente. Lasciarsi trasportare dal vento dello spirito, il vero proprietario della vita, affinché cancelli ogni traccia del nostro passaggio.

 

Per non perderci d’animo dobbiamo evitare di soffermarci sulle nostre paure

 

 

Il deserto è il rifugio dei “fratelli lontani”, di tutti coloro che soffrono di depressione, di quelli che hanno perso una persona cara, di quelli che stanno lottando contro il cancro. “Il deserto è il luogo dove si rifugiano tutti coloro che devono nascondersi dal resto del mondo. Le persone che si sono stancate dei limiti della vita di tutti i giorni e vogliono sparire nella vastità del nulla. È il rifugio dei disperati, di quelli che non hanno più niente da perdere, ma anche di coloro che vogliono rinascere dal grigiore per dare un senso alla propria vita. Il deserto è il grande mare prosciugato in cui si sono arenate le navi del destino… Accade come nella vita quando parliamo troppo e a sproposito, dimenticando di dare importanza a quel richiamo impercettibile del silenzio che ci permette di ascoltare le voci dell’ignoto e ci invita a ritrovare una dimensione più umana. Molti religiosi di tutte le epoche sono andati nel deserto a cercare nella solitudine una verità che non avevano trovato altrove”. (Romano Battaglia)

“Che fai qui, Elia?”

Nel deserto Elia implora Geova di farlo morire, a motivo delle condizioni in cui viveva il suo popolo e anche perché non si riteneva migliore di altri. Dopo che un angelo lo ha rafforzato si dirige sul monte Horeb. Là entra in una caverna e di notte sente le parole di Geova: “Che fai qui, Elia?”. Per rafforzarlo, Geova si manifesta con tutta la sua forza in alcuni elementi della Creazione.  (1 Re 19:3-18)

La stessa domanda Dio la pone a molti che si rifugiano nel deserto. E per dare un senso di nuovo alla loro vita, dice anche: “Fatti coraggio. Ho ancora molto lavoro da farti fare”. Come il profeta Elia, molti “fratelli lontani” che sono scoraggiati per le condizioni in cui si trovano, possono ricevere direttamente da Dio in molti modi, il conforto e la potenza necessaria per essere di nuovo impiegati “in molto lavoro”. Il deserto in cui vivono “figli lontani di Geova”non è solo un problema. E’ già una pena viverci, non c’è bisogno di punirsi ulteriormente. Dal deserto di sentimenti, emozioni, solitudine si può uscire. Fu lo spirito a condurre Gesù nel deserto. Allo stesso modo, con ogni probabilità, lo ha fatto anche uscire. Non sottovalutate la potenza dello Spirito di Dio.

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Sul deserto, vedi anche:

Il deserto della vita

 

 

 

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