Il nemico peggiore è dentro di noi

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Ci sono fratelli che scaldano il cuore e vanno tenuti vicini e fratelli che raffreddano l’anima che vanno tenuti lontano. Nonostante ciò a volte noi siamo gli uni e gli altri: ci vogliamo bene e ci facciamo male.

Per migliorare la nostra esistenza di tdG non serve abbandonare la congregazione e girare il mondo finché non troviamo quella adatta a noi. Non serve neanche abbandonare i fratelli per vivere una vita monastica, lontano da tutti e da tutto, a meno che non si abbia una particolare vocazione per l’eremitaggio. Uno dei cambiamenti più difficili per continuare a essere un Testimone è quello interiore. Dicono che siamo quello che pensiamo. Gesù disse che il fulcro della nostra esistenza più che la mente è il cuore. Da esso “vengono i ragionamenti malvagi e tutto ciò che contamina” (Mt 15:19). E’ anche vero che i pensieri hanno un impatto potente sulla nostra condotta e nei rapporti con gli altri.

Invece di circumnavigare le Americhe, spesso dobbiamo accettare di convivere con i nostri fratelli che non ci aggradano. Non possiamo scegliere quali fratelli accettare o scartare per far parte della congregazione ideale. Non si possono precorrere mille anni di restaurazione da parte del Regno di Dio. Alcuni di questi fratelli ce li siamo ritrovati in congregazione sin da quando abbiamo accettato di farne parte. La congregazione è andata avanti anche quando noi non c’eravamo.

Evitare il mal di pancia. Non serve a nulla rodersi dentro e fare la guerra a chi ci sta pesantemente sullo stomaco. Chi lo fa è destinato a perdere. Non esistono “vittorie” per queste crociate all’interno delle congregazioni. Si esce sempre perdenti. Inasprire gli animi, logorarsi i nervi, farsi venire le ulcere e le coliche è un danno solo per se stessi. Coloro che non sopportiamo continueranno a fare le cose che hanno sempre fatto. Questo avviene in tutte le religioni, nel mondo della politica, dell’economia e del lavoro. Anche nelle nostre famiglie. Dio ci ha dato un cervello che è in grado di trovare atteggiamenti più concilianti, più adatti e meno dannosi. Il punto è che spesso si ascolta più il cuore che il cervello. Oppure abbiamo le scaglie negli occhi.

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Perché pretendere che gli altri siano come noi, invece di accettare la loro diversità? Anche noi appariamo diversi e a volte strani ai nostri fratelli e molto spesso non ci facciamo caso, ma loro sì. E’ così difficile mostrarsi indifferenti alle cose che potrebbero ferirci emotivamente? Forse le nostre difese sono diventate vulnerabili? Reagire alle provocazioni significa scendere al loro basso livello. E’ da sciocchi portare con sé l’ombrello quando piove e non usarlo. Come cristiani abbiamo “soprattutto il grande scudo della fede per spegnere i dardi infuocati” (Ef 6:16). Mostrare indifferenza in questi casi, non vuol dire essere sprezzanti o sentirsi superiori agli altri, ma soltanto mostrare una calma imperturbabile. Non dice la Scrittura che “con la pazienza si persuade un comandante e la stessa lingua mite può rompere un osso”? (Pr 25:15).

Si deve per forza litigare per far valere le proprie ragioni? A volte è sufficiente star fermi e avere il sorriso sulle labbra per evitare di essere trascinati su un terreno sfavorevole. I “calzari della pace” fanno parte dell’armatura cristiana che ogni tdG dovrebbe indossare anche in congregazione e non solo quando predica. In Sala del Regno non si va a piedi nudi. Se un problema sembra irrisolvibile, forse è meglio cambiare punto di osservazione, distanziandoci da esso. Forse facendo così, il problema perde peso e significato. C’è sempre da imparare, anche dai comportamenti sbagliati degli altri. Ciò non significa che dobbiamo mostrarci diversi da quello che siamo. Non è saggio indossare più maschere per ogni evenienza. Se provate a guardarvi intorno nella congregazione, scoprirete che molti altri fratelli stanno vivendo la vostra stessa situazione, se non peggio. E’ a loro che dovete guardare. C’è sempre da imparare da chi riesce a galleggiare in un mare di problemi senza affogare.

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Spesso non sono le montagne da scalare i nostri veri ostacoli. Non sono i fratelli o le circostanze avverse, con le quali dobbiamo convivere. Non sono loro a opprimerci. A volte, il nemico più insidioso vive dentro di noi. E’ un nemico che trova sempre una scusa per non cambiare nulla, che obietta qualsiasi soluzione, che ci suggerisce di non essere in grado di farcela. Il vero cambiamento inizia quando cominciamo a non prestare più ascolto a questa voce disfattista e riconosciamo che ognuno di noi alla fine possiede doni e capacità tali da cambiare un intero corso della propria vita.

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 (Cambiare vita – quinta e ultima parte)

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Per un approfondimento generale sul tema del cambiamento, vedi il libro IL CORAGGIO DI  CAMBIARE VITA di Umberto Longoni, noto psicologo, sociologo e scrittore.

 

 

 

 

 

Tutti gli articoli su questo argomento:  _________________________________

cambiare-vita   1. Cambiare vita si può

coerenza-fa-bene-al-cuore-e-cervello   2. I forzati della coerenza

lasciare-la-strada-vecchia   3. Se le cose non funzionano più come prima vanno cambiate?

secondo   4. Chi si accontenta gode? No è un perdente di successo

 

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