Nikefobia, la sindrome del successo

Cari fratelli che vi sentite dei falliti perché non ne azzeccate una in congregazione, sul lavoro, con gli amici e le donne, se la cosa vi può consolare, sappiate che anche coloro che il successo li arride, possono andare in crisi a causa della loro performance. Possono ammalarsi di successo o di nikefobia.

Nike (si pronuncia nike) è la dea della vittoria. È risaputo che il successo incide positivamente sullo sviluppo psichico e intellettivo, oltre che sul comportamento e la motivazione del soggetto. Il successo funge da rinforzo, mentre in sua assenza possono esserci delle difficoltà.

La nikefobia è quindi un fenomeno per cui una persona, nonostante sia dotata di grandi potenzialità e competenze, non riesce a raggiungere livelli elevati di prestazione a causa di propri comportamenti che assumono le sembianze di un vero e proprio auto-sabotaggio.

Le persone con forti motivazioni al successo preferiscono i rischi e gli obiettivi moderati, piuttosto che quelli facili o difficili. Inoltre, preferiscono compiti che dipendono più dalla responsabilità personale che dalla sorte. Il successo crea appagamento. Ma non per tutti.

Stiamo parlando di persone al di sopra della media, che possono perdere la bussola e mettere in discussione i propri valori. Se lasciata incontrollata, la sindrome del successo, rischia di far deragliare anche i fratelli più spirituali. Viene colpito chi continua a strafare dopo aver ragionevolmente raggiunto l’obiettivo. Quando nella vita si raggiungono più obiettivi, si corre il rischio di non avere davanti a sé altre mete. Oppure non si riesce ad andare oltre i risultati raggiunti. Cosicché, una volta raggiunto il top, inizia la discesa, il declino. Non si è più in grado di rinnovarsi, né di cercare un percorso di crescita diverso che sappia sfruttare le nuove circostanze o che sia in grado di superare i nuovi ostacoli.

A volte è incomprensibile come un cristiano maturo e capace possa temere di non superare certi problemi che ostacolano il suo ulteriore progresso. Purtroppo, questo non è un fenomeno raro: diversi fratelli di elevato spessore spirituale, a un certo punto temono di vincere le loro battaglie. Di conseguenza vanno in crisi, a volte anche in depressione. Diversi di questi fratelli, all’apice del loro successo teocratico hanno mollato drasticamente i loro impegni.

È il caso di fratelli che dopo essere stati nominati anziani o che da anziani hanno raggiunto altre mete, improvvisamente vanno in depressione. Accusano un inspiegabile crollo spirituale, forse dovuto all’eccessiva responsabilità che un nuovo incarico può avere. Sono colpiti, in particolare, quei nominati che non danno eccessiva importanza al successo, fratelli umili che si vedono non superiori ad altri in congregazione, ma sono consapevoli delle serie responsabilità che hanno una volta conseguito un successo teocratico.

Alcuni non se la sentono di proseguire sulla strada del successo, anche quando vengono sovraccaricati di altri impegni. Non provano gioia in ciò che fanno e si autopuniscono, stigmatizzando persino i risultati raggiunti. Si spengono piano piano, a volte nell’indifferenza generale, senza che nessuno si accorga di questo declino. È molto difficile rimanere all’altezza delle proprie prestazioni per tanto tempo. Un anziano eccessivamente impegnato se non rifiata prima o poi scoppierà. E quando scoppia, inibisce il successo. Non ne vuole più sapere di riprendere quel percorso che lo ha portato a tanti successi. L’ansia da prestazione è difficile da combattere.

Il successo teocratico può provocare isolamento affettivo, invidia, sensi di colpa, risentimento, stanchezza cronica, perdita di fiducia in sé stessi e in Dio. Ci sono anche fratelli che non accettano gli incarichi per paura di non farcela, di fallire. Hanno timore delle emozioni che potrebbero nascere o delle paranoie che si creano nel caso dovessero fallire o venire meno a certi obiettivi. Sono convinti che se si fallisce si viene abbandonati. Sono paralizzati dall’ansia di non farcela, di andare oltre i propri limiti.

Chi soffre di nikefobia spirituale ha il timore che una volta raggiunti certi incarichi in congregazione o nella circoscrizione, sia sottoposto a nuove e sconosciute responsabilità che possono condizionare negativamente il percorso finora intrapreso. Pensano di non riuscire a mantenere ottimi livelli standard. Tra i fratelli non più attivi, ce ne sono alcuni che hanno avuto successo in molti incarichi nella loro vita cristiana e che per stanchezza sopravvenuta o per mancanza di stimoli hanno deciso di mollare tutto e tutti.

La Bibbia esorta ad avere un concetto appropriato del successo. Il vero successo è alla portata di tutti ma richiede sforzo. “L’orgoglio è prima del crollo, e lo spirito superbo prima dell’inciampo” (Proverbi 16:18), ciò significa che ambizione e arroganza non aiutano. Molti fratelli di successo hanno mantenuto nel corso del tempo modestia e sobrietà. Preferiscono rimanere nell’ombra. Sanno che: un concetto troppo elevato di sé porta più spesso al fallimento che al successo.

Per sentirsi realizzati occorre anche saperlo fare bene, il che dipende perlopiù dallo sforzo e dalla tenacia, che fra l’altro significa non arrendersi di fronte a qualche battuta di arresto. “Un cane vivo è meglio che un leone morto” dice la Bibbia in Ecclesiaste 9:4. Perciò se hai un compito gravoso, dedica una parte della tua vita, non tutta la vita. A cosa serve, diventare il migliore, se poi perdi la famiglia, gli amici e Dio? Serve a poco diventare maniaci della teocrazia e sacrificare tutto in cambio di un finto successo.

Quando qualcosa va storto si può sempre cercare di rimediare. Come minimo si può imparare la lezione e cercare di fare meglio la prossima volta. Il falso successo è peggio di un fallimento, ha il potere di farti sentire un vincente quando in realtà non lo sei. E quando lo capisci, forse è troppo tardi per cambiare. Il vero successo, di cui parla la Bibbia, non si misura in termini di risultati. Quello che conta di più è se Geova ci considera persone di successo, dato che la nostra stessa vita dipende dall’avere la sua approvazione. Geova disse di aver cura di ubbidire alle cose scritte nella sua Parola e solo “Allora avrai successo nella tua via e allora agirai con saggezza”. (Giosuè. 1:7, 8).

Il vero successo dipende dalla determinazione a essere fedeli a Dio e a perseverare nella vera adorazione. È la benedizione di Geova che rende ricchi e vincenti (Proverbi 10:22).  Non è sbagliato inseguire il successo o che non si dovrebbe fare nessuno sforzo in tal senso. Gesù esortò i suoi discepoli a reindirizzare gli sforzi, ponendosi l’obiettivo di accumulare “tesori in cielo” che non periscono. Il nostro più grande desiderio dovrebbe essere quello di conseguire il successo che può definirsi tale agli occhi di Geova. E le parole di Gesù ci ricordano che abbiamo la possibilità di scegliere cosa ricercare.

Il vero successo non si misura in base alle responsabilità che abbiamo nella congregazione. Semmai, tali responsabilità, possono essere messe in relazione con ciò che costituisce veramente la base per il successo, cioè la nostra ubbidienza e fedeltà a Dio. (1 Corinti 4:2) E la nostra fedeltà deve durare nel tempo. Gesù disse: “Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato”. (Matt. 10:22) La salvezza è indubbiamente un’innegabile prova di successo.

La fedeltà a Dio non è legata a fattori come preminenza, istruzione, ricchezza o condizione sociale, né dipende da intelligenza, capacità naturali o conoscenze acquisite. A prescindere dalle circostanze in cui potremmo venirci a trovare, possiamo rimanere fedeli a Dio. Forse non possiamo controllare le nostre circostanze, ma possiamo decidere come affrontarle. Possiamo stare certi che Geova ci benedirà. Non dimentichiamo, perciò, le parole che Gesù rivolse ai cristiani: “Mostrati fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita”. (Rivelazione 2:10) Questo è il vero successo!

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