NO ALLE PROVOCAZIONI

Come reagire di fronte a una provocazione sui social?

La provocazione è una sfida a reagire, in particolare quando siamo messi in cattiva luce. Alcune provocazioni ledono la dignità al punto che meritano una querela per calunnia. Spesso però le situazioni non sono così estreme e alcuni giudizi nei nostri confronti, benché critici e poco lusinghieri, non sono affatto denigratori.

Nei social, la critica ha una valenza fortemente negativa, perché viene fatta solo per trovare un difetto. Quasi mai si esamina con obiettività quanto scritto o detto e mai con lo scopo di edificare. A dire il vero, la critica è bandita anche dai tdG. Non di rado viene vista come una minaccia al suo interno. Questo succede perché la critica non è più un indagine seria di un testo o di un’opera come veniva fatta una volta.

Oggi si critica solo per il gusto di farlo e spesso in maniera pregiudizievole. Si estrapola un rigo, una parola o una piccola frase e ci si ricama su le proprie ostilità, tralasciando l’intero contesto o la maggior parte del contenuto del testo. Anzi, molti non leggono affatto in maniera attenta il resto del commento e dell’articolo. A questi interessa una frase da incriminare su cui spargere fango e veleno, sia in modo diretto che indiretto, dicendo e non dicendo, tra luci e ombre, con l’obiettivo di confondere le idee. Molti di questi commentatori giudicano i fatti non tanto con la ragione quanto coi sensi o d’istinto. C’è molta differenza tra sapere e sapore, nel senso di prenderci gusto, di provare sapore nel criticare. È diffusa opinione che il gusto sia un sentimento così soggettivo da non ammettere alcuna discussione; da qui il popolare “de gustibus non est disputandum”, per affermare che i gusti sono soggettivi e ognuno ha diritto ad avere i suoi, per quanto strani possano sembrare ad altri.

Una bella critica, che viene in genere accettata è quando è fatta con garbo e gentilezza. Ciò avviene quando si cerca di spiegare la propria opinione in modo chiaro, vivido e realistico, più chiaro ed evidente dell’idea che stiamo “criticando”. Un errore che si commette è quello di passare subito al giudizio prima di evidenziare i punti con cui si è d’accordo. Inoltre è buona regola indicare almeno un’informazione che non conoscevamo e che abbiamo imparato leggendo l’articolo o il commento fatto. Un buon esempio al riguardo è quello di Gesù con le congregazioni di Rivelazione, dove iniziava lodando i suoi discepoli prima di passare al nocciolo della questione.

In genere il criticone è colui che non accetta l’opinione altrui o non la vuole comprendere. E’ sordo dalle orecchie. Lui giudica in base al suo ego. Non conosce minimamente che tipo di persona o di vita ci sia dietro a un articolo o a un commento. Quando si giudica altri senza alcuna empatia si mette in evidenza ciò che siamo, sveliamo tratti del nostro carattere così lampanti che non c’è bisogno di conoscersi di persona per capirlo, basta quanto scritto. Non c’è peggior provocatore di chi critica nell’ignoranza e con un atteggiamento arrogante come se fosse in possesso della verità assoluta. Costui crede di saperne più di Dio e di Gesù Cristo.

Spesso si rimprovera agli altri di non avere quelle qualità che noi presumiamo di possedere. In realtà rinfacciamo agli altri qualità che loro hanno e noi no. Dovremmo imparare ad essere realisti: siamo circondati da persone piene di difetti (noi compresi), per cui non vale la pena prendersela più di tanto.

D’altra parte, anche noi diciamo cose poco corrette sul conto degli altri. Capita di beccarsi un insulto e spesso non vogliamo farla passare liscia per un nostro orgoglio smisurato. Non si può andare in escandescenze ogni volta che non siamo d’accordo con un pensiero diverso. Reagire frettolosamente crea più problemi di quanto non ne risolva.

Comunque non bisogna scartare l’ipotesi che siamo noi ad aver dato adito a qualcuno di lagnarsi legittimamente. Quando siamo messi in discussione e sappiamo in cuor nostro di aver ragione è più saggio soprassedere che entrare in guerra verbale con il nostro interlocutore. Troppa pubblicità negativa può essere controproducente. A volte la verità viene a galla da sola. Dobbiamo solo avere pazienza, risparmiandoci un inutile spreco di energie, frustrazioni e irritazioni, che derivano dal cercare inutilmente di avere ragione o di correggere i torti subiti. Abbiamo tutti l’esigenza di essere amati, stimati e apprezzati per le nostre capacità. Non sono certo i battibecchi la strada migliore per comunicare e per farci apprezzare.

Le cause del tuo allontanamento dalla congregazione sono state le critiche e i giudizi poco lusinghieri di un anziano nei tuoi confronti?

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Per quanto riguarda le menzogne del web, vedi l’articolo:

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