Noi Italiani…

Quando parliamo poco, noi italiani diciamo tanto, e quando parliamo tanto diciamo poco.

In un’intervista, Beppe Severgnini, che di italiani se ne intende (la parola italiano compare nel titolo di 11 libri che ha scritto) dice che “le più belle espressioni in lingua italiana sono monosillabi: Boh!, Mah!, Beh?”.

Poi spiega che Boh! è un trattato filosofico di Socrate quando affermava “so di non sapere”. Noi italiani, quando non sappiamo qualcosa ce la caviamo con Boh!

Tanto famoso nel linguaggio politichese che dopo aver creato cortine fumogene per non farsi capire, il popolo esclama stupefatto Boh! praticamente alla fine di ogni discorso.

Nel mondo giornalistico questo genere di linguaggio viene chiamato “supercazzola”. Secondo il dizionario Zanichelli ha il significato di sbalordire e confondere. Questo neologismo è stato coniato nel film Amici miei (1975), che racconta le vicende di un gruppo di amici burloni che si divertono a ridicolizzare i malcapitati.

I giornali attribuiscono questo termine a quegli esponenti di gruppi e movimenti che parlano in modo confusionario, senza una logica e un costrutto, con frasi fatte e senza senso, esposte però con scioltezza e in modo forbito, al punto che chi ascolta non ci capisce un’acca e alla fine accetta tutto come se ascoltasse un vero esperto in materia.

Frasi di questo genere abbondano nel web. E chi non ci capisce nulla le considera come verità. Pur essendo capaci di comunicare anche senza parole, solo con i gesti, capire gli italiani è spesso un’impresa.

L’Italia la chiamano il Belpaese e in effetti la bellezza è tipica del nostro Paese. Le sue meraviglie vanno dagli splendori del Rinascimento alle città d’arte, fino alle vestigia dell’antichità classica.

Grandi città come Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo sono le mete predilette dei turisti. Ognuna ha il suo fascino e caratteristiche locali, il cibo, la moda, l’arte, il linguaggio. Città che tutto il mondo ci invidia. E che dire ancora delle bellezze naturali, dal mare alle montagne, dai laghi ai fiumi. L’Italia è straordinaria per ogni genere di bellezza. Tuttavia siamo esterofili.

“Un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non avere visto quello che un uomo dovrebbe vedere”. (Samuel Johnson)

Che dire di noi italiani? Ci lamentiamo di quello che siamo, parliamo male delle nostre abitudini, ci definiamo confusionari, disorganizzati, poco seri, mafiosi, e quant’altro. All’estero, invece, ci apprezzano più di quanto sappiamo fare noi.

Abbiamo la tendenza a sminuirci, a non valorizzarci per quello che realmente siamo: inventori, fantasiosi, creativi, ingegnosi, artisti, musicisti, poeti, scopritori, generosi e casinisti. La nostra storia rinascimentale parla chiaro: abbiamo una concentrazione incredibile di genio e bellezza in ogni angolo d’Italia.

Abbiamo avuto grandi pittori, scultori, poeti e musicisti. L’unica nota stonata sono sempre stati i politici, spesso litigiosi, che regolarmente vengono meno alle loro promesse. In Italia è normale che l’eletto scordi gli elettori. E il popolo si infuria, parla e straparla. Poi quando c’è da votarli si dimentica del passato.

Non è un caso che la classe politica e i suoi peones si considerano dagli stessi opposti schieramenti, come faziosi, nemici degli interessi della gente, miserabili, che per interesse personale scambierebbero l’Italia per un piatto di lenticchie o come Giuda tradirebbero persino Dio per trenta euro. Certi politici bramano il potere e lavorano all’oscuro pur di avere una catrega, una poltrona, un incarico. Quella di politico è una delle occupazioni più ambite in Italia.

In politica siamo più pecore che capre. Aguzziamo l’ingegno quando ci sono di mezzo i nostri interessi e quando c’è da dibattere siamo fieri della nostra prosopopea. Ci consideriamo tuttologi al 100 per cento, specialmente nel web, ma secondo l’Istat siamo analfabeti al 70 per cento. Forse ha ragione Sgarbi, nel campo dell’istruzione siamo più capre che pecore.

Il fine settimana, invece di riposarci, ci mettiamo addosso la sciarpa della nostra squadra del cuore e la camiseta de fútbol. Diventiamo ultrà come lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde. Poi, durante la settimana ci vogliamo bene. Dicono che in Italia nessuno conosce meglio il calcio e le sue tattiche come i 60 milioni di allenatori che ci crediamo di essere. Ci esaltiamo per una vittoria e ci deprimiamo per una sconfitta.

Siamo sospettosi degli innocenti e ci fidiamo di chi ci vuole fregare. Però, siamo generosi, facciamo tanta beneficienza, siamo volontari di una moltitudine di associazioni benefit, siamo più solidali con gli stranieri che con noi stessi, accogliamo di tutto e di più, e ci accusiamo di essere razzisti. Ci definiamo onesti per natura, ma se ci capita l’occasione non disdegniamo di fare i furbetti. Contraddizioni tipiche di noi italiani.

«Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà». Parola di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana, nel suo botta e risposta a distanza con il primo ministro inglese, Boris Johnson. Ogni tanto qualcuno alza la voce per difendere quei valori italiani che ancora resistono.

Siamo un popolo tra i più religiosi al mondo, ma anche tra i più atei e scettici tra gli stessi religiosi. Viviamo di incongruenze e tradizioni religiose nonché di una fede popolare. Conosciamo poco la Bibbia e quindi non mettiamo in pratica i suoi comandi. Però amiamo comandare. Inoltre, critichiamo e giudichiamo, a volte anche ferocemente, chi una fede la possiede, ancor di più se la pratica attivamente. Parliamo tanto di religione e non sappiamo cosa sia la pratica.

Abbiano il senso della religione nel DNA, e anche nella pasta. Mettiamo la religione anche nella bontà del cibo. Famosi gli Strozzapreti, l’Ave Maria e i Paternoster. Abbiamo più chiese che ospedali. Nonostante ciò non siamo fedeli assidui, pur ospitando in terra italiana lo Stato del Vaticano.

In meridione guai a toccare le feste dei santi e delle madonne. Ogni contrada, paese, rione ha il suo santo patrono. Diamo i nomi dei santi persino agli stadi (San Siro, San Paolo, Sant’Elia, San Nicola, Santa Colomba, San Vito). I tifosi, pur non avendo santi in paradiso, fanno di tutto per averne uno in Lega Calcio e nella Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Preghiamo Dio quando siamo in disgrazia e lo scordiamo quando la sorte ci è favorevole. Così è la vita religiosa di noi italiani, ci ricordiamo di lui e dei suoi associati in cielo quando siamo afflitti da malattie, disgrazie, povertà e pandemie varie.

Se il Padre Eterno, avesse l’ardire di parlarci, noi non lo ascolteremmo. Soffriamo di sordità e di mutismo. Aguzziamo la vista di fronte a una bella donna ma non riusciamo a vedere nella sua Parola il Verbo. Proviamo una idiosincrasia religiosa, ma quando c’è da scannarsi per un credo, un dogma, una interpretazione ci trasformiamo in crociati. Non si capisce se Dio è bianco, nero, rosso, di destra o di sinistra, conservatore, ortodosso, progressista, fondamentalista, integralista.

Siamo mammoni e mariani. E guai a chi ci tocca la pizza e la pasta asciutta.

Italiani… belli, geniali, creativi, ma quando si disquisisce di pallone e di Dio, diventiamo litigiosi, partigiani e campanilisti. Discettiamo di cose profonde dello spirito santo come i tanti teologi sfornati dalla Gregoriana.

Eppure, nonostante i 144 mila santi che governeranno in cielo nel regno di Dio e che provengono dai quattro lati della Terra, siamo il popolo con più santi e madonne in paradiso. È la nostra natura, occupiamo case e siamo abusivi pure in Cielo.

Viva l’Italia e gli italiani. Amen! Ora, tanto per cambiare, vi salutiamo con il più classico e conosciuto saluto italiano da essere usato praticamente in tutto il mondo.

CIAO!!!

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