Noi siamo più GRANDI della colpa

Il cuore dell’uomo, non sempre può turbare il presente, ma ciò che potrebbe inquietarlo è il rimpianto per una colpa commessa in passato e il timore che in futuro venga alla luce.

Si tratta di uno stato d’animo che paralizza la propria esistenza per qualcosa che ormai non si può più cambiare. Sentirsi in colpa fa parte della natura umana, non è Dio che ci fa sentire così.

Anzi, «Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna. Dio ha mandato suo Figlio nel mondo non perché giudichi il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo suo. Chi esercita fede in lui non sarà giudicato». (Giovanni 3:16-18) Per questo suo grande amore misericordioso Geova non colpevolizza chi sbaglia.

Il re Davide desiderava che Dio lo scrutasse per vedere se in lui c’era qualcosa di dannoso in modo che lo potesse guidare nella via dell’eternità (Salmo 139:23,24). Egli era consapevole che non sempre l’uomo si rende conto dei suoi peccati e pregava Geova che lo preservasse dall’agire con presunzione e che le azioni malvage non lo dominassero (Salmo 19:12,13).

Geova vuole che ci esaminiamo profondamente per vedere se qualcosa in noi non va. Dopo aver fatto un esame di coscienza onesto e sincero, lo Spirito di Dio può sensibilizzare il nostro cuore a fare i passi necessari per purificarci e per liberarci da ogni senso di colpa.

Il perdono nel disegno di Dio è un tema costantemente al centro del messaggio della Bibbia. Il perdono è una creazione di Dio nella Creazione. A volte, l’uomo si crede così puro, così innocente da rasentare la presunzione e l’orgoglio, mentre la consapevolezza del peccato e il senso di colpa che ne deriva ci possono rendere umili. Non c’è nell’universo una riparazione più bella di quella che Geova possa fare a un peccatore pentito.

Geova, in qualità di Padre amorevole e benigno, si è inchinato sulle nostre ferite per guarirci con il suo infinito amore. Dio tende in anticipo la sua mano misericordiosa, ancor prima che commettiamo una colpa, e se rifiutiamo di stringerla, Lui continua a tenerla tesa anche dopo il peccato, affinché il suo perdono manifesto sia maggiore della nostra colpa commessa.

Le nostre colpe redenti possono diventare l’occasione per migliorare la nostra spiritualità e per renderla ancor di più intensa. Quando riconosciamo umilmente i nostri peccati e ci rivolgiamo con un cuore afflitto a Geova ne riconosciamo il mezzo di salvezza: la vita sacrificata di Gesù a beneficio dell’umanità peccatrice, da cui il peccato viene dissolto.

In questo modo c’è nel dolore una punta di gioia, che non dimentica l’errore o preserva le dannose conseguenze, ma ci permette di guardare avanti con fiducia che la misericordia di Dio è più grande dello stesso peccato.

Se siete stati indotti da qualcuno a sbagliare e ad allontanarvi dalla congregazione è facile che sentiate dentro di voi più rabbia che dolore. Forse, questo atteggiamento ostile vi spinge a scaricare la vostra rabbia su tutta l’organizzazione dei tdG, che secondo voi ha tradito le vostre aspettative. Se volete essere più grandi della colpa (vostra o altrui) dovreste iniziare a parlare del vostro stato d’animo a qualcuno che ritenete capace e comprensivo.

È vero constatare che alcuni abbiano posto fine alla loro vita attiva nella congregazione ritenendo che quella scelta fosse la cosa più giusta da fare per poter migliorare la loro condizione mentale ed emotiva. Sono convinti che se non avessero preso questa decisione si sarebbero sentiti più frustrati e insoddisfatti nel continuare a stare in congregazione.

È successo anche, che alcuni che si sono allontanati hanno ripetuto più volte lo stesso errore associandosi con altri gruppi, riponendo fiducia in loro, per poi rimanere delusi e ancor più soli di prima. In questo periodo di crisi, Geova non ha smesso di tendere continuamente la sua mano, anzi «ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo…» (Atti 17:26-28 CEI)

Il peccato danneggia la relazione con Dio, ma Lui è più grande del peccato e la relazione, pur se danneggiata, può essere riparata, qualunque sia la colpa. Non il peccato, ma l’uomo è a “immagine” di Dio e lui fu creato per sua volontà. Il peccato implica un fallimento, un fallire il bersaglio.

Dio non conosce fallimenti, né può essere un fallito come Creatore, al contrario «Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più lutto né lamento né dolore. Le cose di prima sono passate» (Rivelazione 21:4).

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