«Non affidare mai le pecore al lupo»

«Affidare le pecore al lupo» vuole indicare il pericolo certo, quando si affida un proprio bene a una persona indegna che se ne può approfittare.

Il lupo è noto per la sua fame, per l’impeto con cui assale le greggi e fa strage di pecore: sicché è divenuto il simbolo della prepotenza contro l’innocenza indifesa. Con questo aspetto è raffigurato in favole antiche, come ad esempio, il lupo e il pastore di Esopo, mentre col suo valore simbolico compare anche in similitudini in diverse pagine della Bibbia.

Il lupo e il pastore, di Esopo, Favole.

Un lupo andava dietro un gregge di pecore senza arrecare ad esse alcun danno. Il pastore dapprima lo teneva a bada come suo nemico e lo sorvegliava pieno di apprensione. Ma siccome quello lo seguiva continuamente senza mai alcuna iniziativa di rapina, alla fine il pastore, fattasi l’idea di avere in lui piuttosto un custode che un predatore, un giorno che aveva necessità di recarsi in città, affidò le pecore al lupo e andò via.

E questo, ritenendo di dover cogliere tale occasione, lanciatosi sulle pecore, ne sbranò la maggior parte. Al suo ritorno il pastore, visto distrutto il suo gregge, esclamò: «Ebbene ho quel che mi merito; perché infatti ho affidato a un lupo le mie pecore?» Così pure quegli uomini che affidano un deposito a gente avida, è naturale che lo perdano.

Il pastore che consegna le pecore indica dunque chi, per faciloneria o imprudenza, affida a chi è inaffidabile e opportunista, un patrimonio di cui lui è il responsabile principale della cura e della protezione. Prima di partire per la città, pare ragionevole ritenere che ci sia stato un patto di provvisoria intesa tra il pastore e il lupo. Un accordo di fiducia, del quale il pastore non tiene conto dell’inaffidabilità del lupo, che a tempo debito ne sperimenterà le disastrose conseguenze.

La colpa del pastore è grave e non si possono attribuire le conseguenze esclusivamente al lupo. Se il pastore non è in grado di riconoscere l’indole predatoria del lupo e stipula accordi con lui è logico aspettarsi che il lupo al momento opportuno sbranerà le pecore. Il lupo non può essere domato a causa della sua natura.

L’uomo lupo non può essere riconosciuto come un ospite gradito, che ha cambiato indole, ed è meritevole di privilegi, diventando partecipe attivo della comunità, un animale diventato domestico e in grado di manifestare qualità umane. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ciò che è curvo non si può fare diritto.

L’insegnamento di questa favola di Esopo è attuale nelle congregazioni dove si affidano incarichi di pastore del gregge di Cristo ad anziani predatori. Conosciamo fratelli capaci in molti aspetti della teocrazia, che hanno commesso un errore di valutazione: avvallare la nomina di anziani che nel tempo si sono manifestati un pericolo per il gregge, sbranando in senso simbolico alcuni proclamatori e gli stessi anziani che li hanno addestrati e istruiti.

Questo non vuol dire che tali lupi spirituali godono di un’immunità spirituale. Le falsità e le menzogne prima o poi si ritorceranno contro e ne dovranno rispondere.

“Il lupo” è un abile diplomatico che inganna i suoi interlocutori a scendere a patti con lui. Sembra strano, ma il lupo è un animale sprovveduto. In senso simbolico, scende a patti con il pastore, per assicurarsi spazi di manovra subdole con l’intento di razziare. Il lupo è costantemente alla ricerca di una preda, che molto spesso gli sfugge. Nelle favole è spesso rappresentato come un perfetto idiota che si lascia raggirare dalle pecore. La conquista di una pecora è sempre frutto della dabbenaggine del pastore o della preda, mai di una furbizia del lupo.

Il lupo vive di predazione, ma il fallimento che ne scaturisce dalle sue tecniche di caccia, lo spinge quasi a “coabitare” con il pastore, a scegliere la via della convivenza pacifica. Il lupo, attraverso la falsità, il raggiro sistematico, incapace di tollerare i morsi della fame, non certo per assecondare i propositi malvagi, ignora qualunque forma di dignità.

Sempre nelle favole, sarà l’imprudenza di un pastore sprovveduto e di pecore stupide, responsabili in ugual misura di accettare e di riconoscere in questi animali il ruolo di guardiani.

Convergere sulla nomina di persone subdole e predatorie all’interno delle congregazioni è fallimentare, com’è del tutto illusorio immaginare una futura collaborazione fraterna. Ancor più stupido è pretendere il rispetto quando incomincia a manifestare velatamente i segni della sua natura ferina. L’uomo deve guadarsi dal lupo quando questi è nel suo habitat naturale.

Come altri animali selvatici, preferisce evitare l’uomo, ma può assalirlo se è malato, provocato, ferito, messo alle strette o colto di sorpresa. Nella Bibbia quasi tutti i riferimenti al lupo sono illustrativi. Nella realtà spirituale i riferimenti alle caratteristiche del lupo sono reali.

Come agiscono i lupi spirituali?

Gesù dichiarò, che questi uomini si sarebbero riconosciuti “dai loro frutti”, cioè dalle loro parole e opere. (Matteo 7:20) Il pericolo dei lupi non sarebbe venuto tanto dagli oppositori quanto da quelli che avrebbero asserito di esercitare i diritti e le prerogative di Cristo quali suoi rappresentanti autorizzati.

Disarmati da un’esteriore mostra di santità e da “discorso blando e parlar complimentoso”, molti cristiani imprudenti sarebbero stati sedotti e indotti a seguire i ‘lupi in manto da pecore’. (Romani 16:18).

Il lupo non raccoglie le pecore ma le disperde in modo da poterle attaccare una alla volta. I lupi isolano dalla maggior parte del gregge le loro presunte vittime prima di aggredirle e divorarle. Questi uomini sono ingannevoli, hanno l’abilità di torcere le parole di verità e sono privi di tenero affetto.

Le loro parole sono finte e mirano a promuovere sette, gruppi che seguono uomini che si sono allontanati dalle elevate norme morali della Bibbia e promuovono imperfette opinioni. Non hanno riguardo alcuno per il vostro eterno benessere e felicità.

Caro ex anziano, ora inattivo, che sei stato ingannato da un anziano lupo, travestito da pecora, che ha tradito la tua fiducia, e che oltre a sbranare alcune pecore di Cristo, è riuscito anche a lacerare il tuo spirito, ti rivolgiamo un accorato e fraterno appello:

Non tutti i pastori delle congregazioni sono “lupi” col manto di pecora. Ci sono anziani che si spendono per i fratelli e ne hanno tenera cura e provano per loro affetto sincero. Tu eri uno di questi.

È vero che alcune volte è colpa anche delle pecore che per la loro superficialità si lasciano fare del male. Ma è nella natura delle pecore fidarsi dei pastori. Così come i pastori cristiani si fidano di altri pastori e fin quando alcuni non svelano la loro natura è impossibile smascherarli.

A volte siamo implicati in fatti senza volerlo, altre volte abbiamo messo del nostro. Il problema comunque non è più questo. Il passato non si può più cancellare, ma il futuro si può ancora riscrivere.

 Gesù, il Pastore Eccellente, e Geova, il Grande Pastore, non hanno mai deluso nessuno e mai deluderanno chi li segue e li ama. È a loro che va rivolto il nostro sguardo. Loro sono il futuro, non il passato. Noi siamo tutte pecore e non pastori. Pecore che ascoltano la voce del vero Pastore e che non si lasciano ingannare facilmente.

Se questo dovesse accadere, impariamo la lezione e guardiamo avanti, anche se siamo caduti o abbiamo inciampato. Non permettere che un cristiano lupo qualunque, abbia una forte influenza in te e condizioni negativamente la tua vita, più di un Pastore amorevole e compassionevole come Geova, che da tempo aspetta con trepidazione di fasciare le tue ferite e sanarle una volta per sempre. (i.i)

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