Non siamo attivi né inattivi. Siamo atomi di Dio

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L’uomo è l’unico essere vivente insoddisfatto di se stesso. Prova il desiderio della perfezione e della vita eterna e per questo non ha mai accettato la sua natura imperfetta e mortale. Questa condizione l’ha sempre subita.

L’uomo ha intelligenza e immaginazione e quando pensa al tempo indefinito, crede che la brevità della vita sia uno «uno scherzo della natura». L’uomo ha un cervello straordinario non completamente sviluppato che potrebbe imparare una quantità infinita di informazioni. E’ l’unico organo che con la vecchiaia non deteriora, anzi, murato dentro la scatola cranica, assiste impotente al disfacimento totale del suo corpo biologico.

Non potendo farsi una ragione di tale processo involutivo, si è inventato una vita ultraterrena per alcuni eletti e una vita terrena per una fratellanza mondiale in un Paradiso terrestre, in uno stato di sempiterna felicità. Così sono nate le religioni, ciascuna con il suo Dio e con loro anche la scienza, con lo scopo di modificare in meglio lo stato dell’umanità.

L’uomo intravvede nei gruppi sociali la possibilità di essere felice, di realizzare una nuova personalità, un uomo nuovo, un risveglio morale e spirituale. Quando ne fa parte integrante, si sente portatore di libertà e di diritti inviolabili. Diventa instancabile, perfino la morte non gli fa più paura. Il passato è un vecchio ricordo, privo di ogni valore: «un rifiuto», per dirla con le parole di Paolo. (Flp. 3:8)

Subiamo nella nostra vita una conversione, un nuovo mondo che ci attrae come quando siamo innamorati di qualcuno. Lasciamo tutto ciò che è noto per l’ignoto e accettiamo il disprezzo degli amici e dei nostri familiari per l’apprezzamento dei nostri nuovi fratelli. Ci accorgiamo di amare il prossimo perché pensiamo che il prossimo ci ama. In realtà, non siamo così certi di amare. Crediamo che sia così, perché nei nostri pensieri veicola l’amore. In realtà, non siamo neppure sicuri che il prossimo ci ama così come noi vorremmo.

Crediamo di vivere in uno stato di beatitudine e siamo completamente felici quando ci dicono che siamo alti, belli, biondi e con gli occhi di un intenso azzurro. Siamo convinti di appartenere al gruppo più bello di tutti, perché in esso ci realizziamo e ci sentiamo apprezzati più di quello che siamo, più di quanto valiamo. Ogni uomo si sente Adamo e ogni donna si crede di essere Eva, mentre lo spazio dove ci relazioniamo, lo vediamo come il giardino di Eden. Viviamo in attesa di «un giorno che verrà». Nel tempo, quando questo amore si affievolisce e in seguito si spegne e la nostra fede muore, ci sentiamo in esilio come Mosè, che vide la terra promessa ma non gli fu concesso di entrarci.

Ora il gruppo ci considera immeritevoli, nemici della verità, dubbiosi e traditori. E se qualcuno ha delle perplessità o dei dubbi su questa azione disciplinare è avvertito con una «minaccia fraterna». La regola aurea è: «Se vuoi guadagnare il fratello, allontanalo da te». Il contrario di quanto dice Pietro: «Voi mogli guadagnate i vostri mariti con la vostra condotta e continuate a fare il bene». «E voi mariti mostrate i medesimi sentimenti, avendo affetto fraterno, teneramente compassionevoli, non rendendo male per male, né oltraggio ma benedicendo». (1 Pietro 3:1-9) Non si capisce perché in un matrimonio con un incredulo si è esortati a stare vicino facendogli del bene, mentre un espulso deve essere allontanato e privato di ogni azione benevola e della compagnia.

La Bibbia non incoraggia a lasciare il coniuge incredulo che si comporta male. E’ vero che marito e moglie sono vincolati dal matrimonio, ma il principio a volte è lo stesso. Non si recupera un perduto con l’allontanamento coatto, così come non si cura un malato privandolo dell’ospedale, del medico e delle medicine.

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E’ in momenti come questi che ti accorgi di essere umano. Guardando al di là del nulla si può intravedere un’altra umanità che per tanto tempo è stata tenuta lontana. E così, ti accorgi, non sai se amaramente o dolcemente, che l’uomo nuovo non era poi così tanto diverso dall’uomo vecchio che un tempo avevi abbandonato. L’umanità continua ancora ad essere se stessa, cioè umana, anche se la «lingua ha infiammato per troppo tempo la nostra vita naturale». (Giac. 3:6)

Il progresso della vita andrà comunque avanti, sempre avanti, solo, senza amici, fratelli, familiari. Andrà avanti senza il peso delle dottrine e delle regole, senza il fardello delle religioni. C’è una forza infinitamente grande nell’Universo, cui noi ci sentiamo inevitabilmente attratti. In essa ci riconosciamo nonostante la nostra infinitesima piccolezza. Sia pure per un istante diventiamo un tutt’uno con questa forza onnipotente, che trascende e rivela ciò che realmente e invisibilmente è: Dio. Noi uomini, ci accorgiamo dopo una vita travagliata che siamo soltanto atomi di Dio, che non si sono ancora espressi potenzialmente come Lui ha stabilito.

 

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