Non aver paura di fallire

Il tdG che desidera vivere in un ambiente spiritualmente sano deve accettare l’idea che nel suo percorso di vita un fallimento ci può stare. L’importante è imparare a trasformare i fallimenti in una positiva esperienza.

“Infine si presentò quello che aveva ricevuto un solo talento e disse: ‘Signore, sapevo che sei un uomo esigente, che mieti dove non hai seminato e che raccogli dove non hai sparso. Perciò ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sottoterra. Ecco ciò che è tuo’”. (Matteo 25:24,25)

Il timore di non riuscire a portare a termine alcune importanti responsabilità soffoca la creatività e riduce la produttività. Dei tre servi della parabola, due hanno rischiato i loro talenti e hanno avuto successo portando frutto, mentre il terzo ha fallito perché ha avuto paura di rischiare quanto gli era stato dato in dono. Troppo perfettino per accettare l’idea che potesse commettere degli errori. Senza errori non c’è progresso. A volte fare di tutto per non commettere errori costa più fatica dell’errore stesso. E’ vero che in alcuni casi la paura di essere punito per degli errori paralizza la propria attività, ma ci vuole una notevole abilità da parte di anziani maturi ad aiutare e motivare quei fratelli che commettono sbagli nella loro vita cristiana. Ma anche una dose di umiltà è necessaria ad ammettere i propri errori.

 Nei casi in cui un proclamatore commette un errore o anche un peccato, gli anziani maturi e amorevoli dovrebbero incontrarsi con chi è coinvolto per cercare di capire a fondo il problema, su cosa si sarebbe dovuto fare e soprattutto su cosa lavorare per correggere quanto è stato fatto. Gli anziani dovrebbero lasciare libertà d’azione al peccatore affinché sia lui a correggere quanto di sbagliato ha fatto. Dovrebbero supportarlo nel suo percorso di riparazione invece di metterlo in restrizione o di punirlo severamente, credendo che la punizione sia la soluzione più efficace per migliorare. In realtà certe punizioni date hanno avuto un effetto devastante, facendo allontanare il colpevole dalla congregazione più che avvicinarlo alla stessa. Se invece dopo aver dato una ulteriore possibilità di rifarsi, continua a commettere impunemente certi errori, allora e solo allora sarà il caso di agire drasticamente.

Un anziano ha la principale responsabilità di aver cura della congregazione non di punirla. Deve soddisfare certe esigenze dei proclamatori e deve capire in che misura sia anche lui responsabile dell’errore. Certe esigenze sono esagerate? Certi modi di fare inducono al timore invece che a un sereno agire? Sono assegnati carichi più pesanti di quelli che si possono sopportare? C’è stata collaborazione e fiducia in certi compiti assegnati? Sono state trasmesse le direttive in modo sensato ed equilibrato, tenendo conto delle capacità e delle circostanze di ciascuno? Sono mancati i mezzi, forse qualche aspetto del fallimento è dovuto anche alla mancanza di chiarezza delle istruzioni ricevute? Certi consigli erano appropriati?

Un buon anziano, prima di valutare la coscienza dei fratelli deve farsi lui un esame sincero e obbiettivo di se stesso. Forse con sua meraviglia scoprirà che c’è un concorso di colpa o una assenza di soccorso. In questi casi non esiste cosa peggiore di scaricare su chi ha commesso lo sbaglio le proprie responsabilità sfruttando la posizione di potere che un anziano occupa in congregazione. Un altro aspetto negativo di un anziano è quello cercare la propria soluzione, di mettere le cose a posto secondo il suo intendimento o di costringere chi ha commesso un errore a fare come dice lui. Questo atteggiamento mina la fiducia del peccatore, perché gli si fa credere di non avere fiducia nella sua capacità di riprendersi, tantomeno di avere fiducia nella Parola di Dio.

Alcune volte, certi anziani tolgono il privilegio a chi ha commesso un errore e lo danno a un altro o addirittura si mettono loro al posto di chi ha sbagliato. Nessuna di queste azioni è accettabile. Chi ha fallito deve avere un’altra opportunità per rimediare. Non fidarsi più di chi ha sbagliato è una mossa grave e controproducente, perché difficilmente in futuro questi si assumeranno altre responsabilità. Con il loro modo di fare alcuni anziani hanno trasformato il fallimento in frustrazione, debolezza, timore e cristiani recalcitranti… alcuni sono diventati inattivi.

Nella parabola dei talenti, lo schiavo adduce delle scuse del suo non agire, accusando il suo signore di essere “un uomo esigente”, uno che non si accontenta facilmente, uno che pretende troppo, che raccoglie i frutti delle fatiche altrui. In sostanza, lo accusa di essere uno difficile da accontentare, uno sfruttatore, uno speculatore, che dà agli altri solo per ricevere più di quanto ha dato: “mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso”. L’errore del terzo schiavo è stato quello di guardare e di soffermarsi troppo, più su una veduta distorta del suo padrone che sul talento che aveva ricevuto in dono. Inoltre, non fece nessuno sforzo per far fruttare il talento se non quello di sotterrarlo. Questo atteggiamento sbagliato lo spinse ad aver timore e a nascondere quello che in realtà avrebbe dovuto essere visibile, identificabile e reso proficuo. Sarebbe stato sufficiente “depositare il denaro presso i banchieri, e al suo arrivo, il padrone l’avrebbe riavuto con gli interessi”. (Matteo 25:27)

A volte la soluzione per non fallire è a portata di mano ed è più semplice di quanto si creda. Bastava poco per portare il denaro in banca e farlo fruttare. In questo caso, lo schiavo avrebbe lavorato di meno rispetto agli altri due: “non doveva mietere né seminare”. Con poca fatica, ma con creatività e ingegno poteva ottenere lo stesso un risultato positivo. Geova concede libertà di azione a coloro che in un modo o nell’altro riescono a far fruttare il dono che hanno ricevuto. Mai avere un atteggiamento sbagliato riguardo a Geova, tantomeno farne oggetto di scuse per non assumersi certe responsabilità. Il talento è un mezzo che non possediamo se non in virtù di un gesto di amorevole benignità che Geova ci concede per riuscire a portare a termine con gioia, il nostro cammino di fede e di integrità.

Se il fallimento ti ha portato all’inattività non disperare, sappi che con Geova al proprio fianco non si fallisce mai, nemmeno quando si è lontani da lui. C’è sempre il tempo per avere di nuovo l’opportunità di ricevere altri talenti per produrre frutti eccellenti nella propria vita. Forse il talento non lo hai mai sotterrato, forse lo avrà fatto qualcun altro al tuo posto. Vai a riprendertelo! E’ tuo. Scava nel “sottoterra” del tuo cuore e lì lo troverai.

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