«Non avete letto?» (Matteo 12:3)

liberta

Si legge non solo per il proprio beneficio ma anche per quello degli altri.

Se il motivo per cui si legge non è corretto, si può giungere a conclusioni sbagliate o non afferrare il punto. E non leggere del tutto la Parola di Dio è cosa ancor più grave. Quando Gesù disse che dobbiamo amare Geova con “tutta la mente” intendeva dire che dobbiamo applicare la nostra mente per acquistare conoscenza. L’amore per la lettura stimola l’apprendimento: «Questo libro della legge non si deve allontanare dalla tua bocca e vi devi leggere sottovoce». (Giosuè 1:8) «Leggere sottovoce» è stato tradotto anche «meditare», cioè non correre ma pensare profondamente. Il lettore deve quindi capire il significato delle parole e i concetti che esprimono se vuole trasmettere idee corrette e con il giusto sentimento. Quando Paolo consigliò Timoteo di «applicarsi alla lettura» si riferiva in modo specifico al leggere a beneficio di altri. Perciò si legge non solo per il proprio beneficio ma anche per quello degli altri.

In occasione dell’evento «Le città del libro», il Corriere della Sera dell’1 marzo, ha pubblicato un inserto speciale dedicato alla città di Milano «capitale della cultura». Il Corriere della Sera ha chiesto ad alcuni scrittori di rispondere a delle domande sui libri e la lettura. In realtà la risposta – come la domanda – alla fine è soltanto una: uno straordinario atto d’amore. Sintetizziamo le risposte che hanno dato.

Ai libri chiedo…

Una scienza per imparare a vivere bene e morire bene di Alessandro Piperno

Quando ti abitui a leggere poi non riesci più a farne a meno… E’ bello stare con i libri, rimuginarli, dimenticarli. Gustarli fino all’ultima riga o lasciarli a metà. Venerarli e smascherarne i difetti. Ficcarli in valigia, farne sfoggio in pubblico o trarne piaceri privati. Ritengo che la cosa più giusta l’abbia detta Montaigne: «Nei libri cerco di procurarmi con un onesto passatempo, o se studio, vi cerco solo la scienza che tratti della conoscenza di me stesso e che mi insegni a morire bene e a vivere bene»… I libri che amo, i libri che cerco, quelli che mi capita di rileggere, si limitano a rendere il mondo un posto più interessante. Perché dovrei chiedere altro?

I libri servono a…

Viaggiare e apprendere. Amare, come la ragazza in metropolitana di Clara Sànchez

La ragazza che legge in metropolitana di fronte a me distoglie gli occhi dal libro solo per controllare in quale stazione si sia fermato il treno… Una frase la diverte e accenna a una risata… Un attimo dopo il suo volto diventa serio. Forse dietro quella frase c’è anche spazio per la profondità e la riflessione. Forse le opere migliori sono quelle da cui è necessario alzare ogni tanto lo sguardo per assaporarle meglio… Leggere serve a questo, a portarci al di là del tempo e dello spazio, anche se siamo sedute in un vagone della metropolitana. Ci permette di essere in due posti contemporaneamente… Durante quelle poche ore di lettura possiamo diventare chiunque, andare ovunque. Conosco persone che hanno girato il mondo senza essersi mai spostate. Conosco persone che hanno combattuto, amato, odiato, senza aver mai provato nella realtà sentimenti così intensi… Leggere ci migliora. Attiva quelle aree celebrali che ci fanno essere meno aggressivi e ci rende empatici, come i neuroni specchio… Cosa sono i libri se non uno specchio in cui possiamo rivedere noi stessi in mille altre forme?

Leggo perché…

Incontro gente e capisco il mondo di Jonathan Coe

Leggo perché un buon libro porta ordine nel mondo… (Internet riduce il mondo in frammenti, ne riproduce il caos in modo accurato ma privo di significato). Leggo perché lo stesso libro crea una sorta di continuità che fa da contrappeso alla discontinuità della vita. (Al contrario di Internet, che ci fa sentire questa discontinuità ancora di più). Leggo perché leggere è a volte noioso, ma la noia è uno stato mentale necessario per comprendere. (Invece, la noia che comincio a provare quando sono al computer nasce solo dal sovraccarico di informazioni). Leggo perché sentire il peso di un libro tra le mani dà una profonda soddisfazione: la consistenza della carta dà piacere alle mie dita. (Le stesse dita non provano alcun piacere scorrendo lungo i contorni del mio computer)… Leggo libri, in particolare romanzi perché mi permettono di conoscere altre persone… di vedere il mondo attraverso occhi diversi dai miei, anche se le persone che trovo nei libri sono inventate. (Invece su Twitter, Facebook e altri social media le persone sono reali, ma non si ha mai la possibilità di conoscerle o capirle). I computer sono utili, lo so. Internet è stimolante. Ma non stimola l’immaginazione, che comincio a credere sia l’unica cosa che ci salverà. Per questo abbiamo bisogno di libri. Dobbiamo leggere.

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Alessandra Minervini, attraverso il sito ilmiolibro.it del gruppo Editoriale L’Espresso, indica dodici buoni motivi per leggere un ebook. Riassumiamo alcuni di questi punti.

Un ebook non è altro che un libro in formato elettronico. Se leggere ti rende felice, leggerai ovunque e con maggiore possibilità di scelta. Se ami veramente l’odore della carta, apprezzerai il fatto che non venga sprecata. Se leggi in digitale devi pensare in digitale. Gli ebook hanno un enorme potenziale di lettori, che la carta per raggiungerli impiega il doppio del tempo. L’ebook costa meno. Anche agli editori. Quando inizierai a usare i vari pop up (segnalibro, sottolineatura delle parole, vocabolario e tutte quelle stramberie da cui i lettori veri dipendono) capirai che leggere un ebook è una droga.  L’ebook non rappresenta il futuro del libro. L’ebook è il presente del libro. Un presente che non cancella il passato e non cancellerà il futuro del libro di carta.

no-ignoranza-newtonOgnuno è libero di scegliere come leggere la Bibbia, in formato cartaceo o tramite tablet. I benefici sono comunque gli stessi. L’importante che sia letta, meditata e vissuta. C’è ancora molto da lavorare sui metodi adottati oggi nelle congregazioni per lo studio della Bibbia tramite le pubblicazioni. Inoltre, i metodi usati dagli oratori per insegnare durante le adunanze e alle assemblee, sono molto elementari. Ma questo è un altro discorso. Quello che si vuole sottolineare è la scarsa propensione di molti (anche coloro che hanno la responsabilità di guidare le congregazioni) alla lettura della Bibbia. Come si può pensare di aiutare gli inattivi (e altri) se si conosce poco o niente la Bibbia, o si legge raramente e per giunta con scarso profitto? Sono da rivedere non solo i metodi di studio ma è anche necessario esaminare in profondità quanto è forte il nostro desiderio di leggere, meditare e vivere la Parola di Dio. Non lamentiamoci se c’è una scarsa frequenza alle adunanze dovuta a una qualità molto bassa dell’insegnamento.

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