Non cercare la felicità altrove, cercala dove l’hai persa

Chi è insoddisfatto per come sono gestiti i rapporti personali da parte di alcuni anziani di congregazione, è portato a credere che la felicità vada cercata altrove. Alcuni ci riescono, altri rimangono delusi.

La vita è un continuo divenire, le persone cambiano, maturano, si evolvono. Quella che un tempo consideravamo un’isola felice ora non lo è più. E così si guarda vanti, si esplorano altri luoghi con nuove idee, nuovi prospetti. Perché cerchiamo la felicità dove non abbiamo certezze di trovarla?

“Non lasciare la strada vecchia per una nuova, perché si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova

Non sono pochi i tdG che inciampano in rapporti fraterni sbagliati. La voglia di andare via dalla congregazione è frenata dalla paura dell’incertezza. Esiste un’altra strada che porta alla felicità? Prima di cambiare strada, chiediti: è sbagliata la strada o è chi la sta percorrendo che sbaglia?  Se qualcuno sbaglia non vuol dire che sia sbagliata la strada. Prima di prendere una decisione potresti riflettere su alcuni aspetti:

  • Attaccamento alle abitudini. Le abitudini danno sicurezza, ci forniscono uno schema da seguire. Quando le abitudini si intrecciano con gli affetti fraterni i rapporti si consolidano. Forse hai permesso che le buone abitudini siano diventate cattive? Chi è abituato a camminare per la strada stretta è consapevole che le abitudini pur essendo scomode, ci permettono di non deviare a destra né a sinistra.
  • La strada stretta non è mai diritta. Gesù non parlò mai di una strada diritta che porta alla felicità. La strada è sempre in salita e costa fatica percorrerla. Inoltre non è lineare, ma è a zig-zag, si procede cioè verso direzioni opposte. La strada si vede e poi all’improvviso prosegue nella direzione opposta. Dobbiamo essere preparati a questi cambiamenti (destra e sinistra), perché è così che si procede nell’organizzazione. A volte sembra che si vada in una direzione opposta a quella indicata qualche anno fa. In realtà si cambia direzione ma non strada. L’importante è continuare a salire in alto, là dove c’è il trono di Geova.
  • Dobbiamo adeguare il percorso al tipo di strada. Non siamo più quelle persone di prime, come quando abbiamo conosciuto la verità biblica. Ciò che un tempo ci andava bene, forse ora non più. Forse siamo rimasti attaccati a vecchi modi di vivere la nostra spiritualità. I tempi cambiano e dobbiamo adeguarci a nuovi modi di intendere la realtà. Si inizia un percorso spirituale in un modo e si finisce in un altro. La strada può assumere nuove forme, ci possono essere nuovi pericoli, forse serve una nuova attrezzatura, nuove scarpe adatte al percorso, può darsi che il terreno sia cambiato. La parola strada ha molti significati, uno di questi è «via massicciata», costituita cioè da pietrisco, sassi e altro materiale. In base al tipo di strada dobbiamo cambiare il passo, l’attrezzatura, l’andatura, non possiamo pensare di camminare come agli inizi.
  • La felicità che si provava all’inizio non è più la stessa di oggi. La felicità non è mai la stessa, cambia col tempo. Non è vero che non sta più là dove l’abbiamo conosciuta. Col tempo avvengono in noi molte trasformazioni e cambiano le circostanze, com’è naturale che sia. Dobbiamo soltanto cercare un modello di felicità che sia compatibile con il nostro progresso e con i nostri cambiamenti. La strada rimane sempre quella, siamo noi, che nel percorso che stiamo facendo, a dover trovare quel tipo di felicità che più ci aggrada e che sia adattabile alla nostra personalità.

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