Per non diventare “inattivi” sopportate le offese con pazienza e agite con benevolenza

E’ lo spirito a disporre il cristiano a sopportare il male e a ricambiare l’offesa con la benignità.

L’offesa, covata e alimentata per lungo tempo, è una delle cause di defezione dalla congregazione. Se i cristiani si distinguono dall’amore, perché alcuni offendono il proprio fratello? Come deve reagire la parte offesa? In che modo la longanimità e la benignità possono aiutarci a superare questo problema? Pazienza e benevolenza possono riassumersi in due azioni: quando ricevi il male fai il bene.

OFFENSORI E OFFESI

Alcuni offendono screditando alle spalle. Altri divulgano false dicerie oppure distorcono i fatti, dipingono le cose in modo negativo o presentano il fratello come peggiore di quello che è. In genere, si inizia con un piccolo risentimento fino a farlo diventare un grande disprezzo. Per un’inclinazione sbagliata, alcuni vedono il male perfino dove c’è il bene. Un’offesa grave è l’aggressione verbale, dove alcuni hanno la lingua aguzza come il serpente e il veleno di una vipera tra le labbra (Salmo 140:3; Matteo 12:34). Chi esercita autorità può offendere tiranneggiando e chi vi è sottoposto può oltraggiare negando il rispetto e l’onore dovuto. I testardi, invece, fanno secondo la loro testa, senza possibilità che cambino idea. Gli esasperati e i provocati possono reagire offendendo a destra e manca. Alcuni offendono perché sono cattivi dentro, covano astio e non gioiscono quando altri ricevono privilegi e onore. Godono soltanto quando vedono in altri travagli e avversità. Altri rimuginano un torto per tanto tempo e aspettano anche anni per avere l’occasione di vendicarsi. L’offesa si può dunque ridurre in tre aspetti conseguenziali: pensare male, parlare male e agire male.

LONGANIMITA’ CHE E’ ANCHE MANSUETUDINE E PAZIENZA.

Poiché la mansuetudine ha relazione con le offese ricevute è chiamata anche pazienza. Il sostantivo makrothymia (longanimità) è composto dall’avverbio makros, che rende l’idea di ampiezza e abbondanza in senso spaziale, temporale e quantitativo, e dal nome thymos, che si riferisce alla forza vitale dell’uomo, al suo spirito e per estensione al sentimento, alla volontà, ai desideri e alle inclinazioni. La longanimità è dunque l’estensione e l’ampiezza della sopportazione di cui parla la Bibbia.

LONGANIMITA’ E BENIGNITA’ MESSE IN PRATICA.

  • Le offese vanno sopportate senza nessun spirito di vendetta. L’espressione del volto non deve essere aspra né astiosa. Si può provare compassione per un peccatore ma non odiarlo.
  • Il cristiano che ama il prossimo sopporta con un contegno calmo e pacifico. Non andrà in escandescenza quando qualcuno commette un peccato grave. Certo biasimerà il peccato, mentre tratterà il peccatore con rispetto e senza asprezza. (Gal 5:22)
  • Ci rammaricheremo per quanto di sbagliato altri hanno fatto, facendo però notare che il loro peccato è contro Dio e non contro di noi e che il danno che subiscono è a motivo di tale condotta.
  • In certi casi si deve essere disposti a rinunciare al proprio interesse per amore della pace. Farsi giustizia implica riparare il danno che altri ci hanno inflitto, ma può danneggiare chi ha causato il danno, in quanto un torto riparato può costare più dello stesso danno causato. E’ meglio nutrire la speranza di vivere un giorno in pace con chi si comporta malamente (1 Cor 6:7).

Quando la Scrittura dice che l’amore è longanime, è sbagliato pensare che la pazienza ha un limite. Come abbiamo visto prima, la longanimità è ampia, spaziosa e infinita. Chi è longanime sopporta ogni genere di torti ripetuti come fa Dio da millenni. Pazienza e benevolenza sono strettamente collegate fra loro. Si sopporta con pazienza ma per riuscirci ci vuole benevolenza. La pazienza si attiva con la benevolenza, altrimenti sopporta e basta. La benevolenza agisce perché è motivata dalla pazienza.

L’amore e le offese –  prima parte

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