Non essere d’accordo e farlo in maniera cristiana

«Cerchiamo quello che contribuisce alla pace e all’edificazione reciproca» (Romani 14:19)

L’ambiente congregazionale, per quanto ognuno si sforzi di fare la sua parte per mantenerlo più spirituale possibile, è comunque un luogo delicato dove i rapporti interpersonali sono meno elastici di quelli familiari e dove certe confidenze o modi di fare comuni nel mondo, possono essere spropositati o fuori luogo.

I cristiani hanno la responsabilità di edificarsi e di incoraggiarsi a vicenda nella crescita dell’amore e delle cose edificanti. Non si può usare “la lingua come una spada” per ferire e attaccare chi la pensa diversamente da noi. Ci sono effetti collaterali che bisogna tener conto quando non siamo d’accordo con qualcuno dei nostri fratelli in fede.

Esprimere le proprie divergenze nel modo sbagliato può avere conseguenze più spiacevoli della diversità di opinione espressa. È giusto esprimere il proprio punto di vista, ma senza compromettere i rapporti fraterni e senza arrivare al punto di allontanarsi dalla congregazione.

Un primo consiglio è divergere sul punto in questione e non sulla persona. Si deve dissentire in modo educato tenendo conto della personalità altrui ribadendo che non siamo d’accordo sul soggetto trattato non sulla persona e su quanto essa rappresenta in congregazione. Ad esempio, se non siamo d’accordo con un anziano su un determinato aspetto, non vuol dire che non siamo d’accordo che lui sia un anziano che serve Geova nella congregazione. Non è l’incarico che discutiamo ma una specifica idea, decisione, punto di vista.

Si può essere d’accordo anche quando si è in disaccordo

Chi esprime un parere diverso si deve comunque aspettare di non essere troppo simpatico o gradito a chi gli viene contestato qualcosa. In questo caso è importante chiarire che una cosa è un punto divergente su una questione e un’altra cosa è compromettere il proprio rapporto fraterno. Può essere utile parlare di noi e di come la pensiamo piuttosto che toccare il modo di vedere le cose dell’altro. Ragioniamo di quello di cui siamo certi sia la verità e che il fine sia sempre quello di andare incontro alle necessità dei fratelli, aiutandoli a crescere spiritualmente nell’amore e nelle cose eccellenti.

Fornite esempi pratici e realizzabili, non date giudizi negativi. Comunicare in malo modo spinge l’altro a chiudersi in sé stesso, reagire in maniera aggressiva o a non collaborare più in futuro. Il risultato sarebbe controproducente per entrambi. Se qualcosa non vi convince, puntate su quanto si dice o si propone senza giudicare il suo modo di agire. Un pensiero diverso su una proposta o su punto di vista diverso non significa che sia lo stesso sull’intera persona con la quale interloquiamo.

L’obiettivo di un dissenso non equivale a una feroce opposizione o a un rifiuto senza sé e senza ma. La critica va selezionata e ristretta esclusivamente alla proposta o al pensiero espresso. In questo modo si evitano lungaggini e conflitti sotterranei. Non ha senso prendersela con un fratello per un dissenso fatto in maniera spirituale.

 

 

«Siamo arrivati alla decisione unanime»

Atti 15:24-28

 

 

 

 

 

 

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Vedi anche:

Quando non si è d’accordo con una certa autorità

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