NON METTIAMOCI SUL PIEDISTALLO DA SOLI

Non ci sono statue recenti di personaggi illustri nelle nostre città. Nemmeno di chi lo meriterebbe. Evitiamo allora di innalzare monumenti a noi stessi

Si tratta di un articolo pubblicato sulla rivista Credere del 23 aprile 2017 che vuole farci riflettere sul perché oggi non si innalzano più statue commemorative. Non ci sono più personaggi all’altezza. “Le tragedie contemporanee – si legge nell’articolo – ci hanno svelato il pericolo degli uomini soli al potere”. Ecco perché l’umanità ha paura di elevare qualcuno sopra gli altri, anche quando ha qualcosa di valido da trasmettere. Si guarda con sospetto chi ha un certo potere, soprattutto quando il potere è sopra le masse di persone. Il vero problema è un altro: in assenza di statue altrui, e visto che nessuno ci mette su un piedistallo, lo facciamo noi.

A volte, in congregazione, è comodo, mettere un sorvegliante o un anziano su di un piedistallo.
In apparenza si tratta di una forma di ammirazione, un tributo che rendiamo a chi ci sembra più spirituale e maturo di noi, ma anche un riconoscimento della nostra limitatezza. A volte si esagera o non si capisce se certi complimenti sono sinceri oppure no. Fratelli e sorelle che, davanti a questo santo rappresentante di Dio, non domanderebbero altro che potergli sfiorare la veste, ricevere una parola o un gesto di conforto, sentendosi, davanti a lui, come si sentivano le folle davanti a Gesù.

Secondi gli studiosi della psiche umana, chi ha l’abitudine di mettere un altro su un piedistallo, lo fa per sollevarsi da ogni responsabilità scaricando su di lui il proprio dovere morale di migliorare. Ed ecco che quello che sembrava un atto di umiltà, si rivela, invece, una comoda fuga da se stessi. Questo atteggiamento è tipico tra il corpo degli anziani: quando uno di loro è più capace degli altri, il resto si adegua e a volte lo incensa pure. Anche durante la visita del sorvegliante di circoscrizione succede che alcuni anziani si genuflettono al suo cospetto, fino all’annullamento totale di se stessi.

Fino a quando seguiteremo a mettere altri su un piedistallo, andremo incontro a una serie di amare delusioni: e non per colpa loro, ma per colpa nostra. Gli altri non hanno colpa delle nostre proiezioni mentali, delle nostre aspettative esagerate. E’ solo colpa nostra se mettiamo una maschera a un fratello e poi pretendiamo che vi si attenga, pensando che farebbe ciò che noi vorremmo. Chi desidera avere il favore di Dio dovrebbe evitare l’adulazione, che tende a coltivare la superbia negli altri. Il proverbio dice: “L’uomo robusto che adula il suo compagno non stende altro che una rete per i suoi passi”. (Pr 29:5) Perciò, chi mette altri su un piedistallo non solo rovina il suo compagno (“la bocca adulatrice causa un rovesciamento”; Pr 26:28), ma si attira anche la disapprovazione di Dio.

Dall’altra parte, non mancano gli anziani che si mettono da soli su un piedistallo, pavoneggiandosi davanti alla congregazione. E a farlo, sono quasi sempre i più scarsi. Pavoni, che a sentirli dal podio fanno solo ridere talmente sono ridicoli. Fateci caso, usano sempre il pronome “io” mai il “noi”. Chi è superbo si ritiene superiore ai fratelli. Di conseguenza una persona del genere pretende onori e attenzioni più di quanto le siano dovuti, e tratta gli altri in modo irrispettoso e fateci anche qui caso, parla sempre male degli inattivi, dei disassociati e non loda chi è più capace di lui. Bisogna dunque badare bene di tener lontana la superbia dal proprio cuore, specie quando si raggiunge una posizione superiore o di maggiore responsabilità. Se uno lascia spazio alla superbia, questa può dominarlo al punto di farlo classificare da Geova fra coloro che Egli abbandona a un disapprovato stato mentale. (Ro 1:28, 30, 32) L’apostolo Paolo fu attento a evitare di mettersi e di non farsi mettere su un piedistallo. (1Ts 2:5, 6).

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Commenti (1)

  • Vincenzo

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    Purtroppo triste a dirsi nelle ultime generazioni di nominati(Anziani, Servitori di Ministero) ho notato che c’è la diffusione quasi endemica del virus streptopodio che tristezza ragazzi!

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