Non sono nessuno, nessuno

puntointerrogativo

Come alcuni Testimoni diventano nessuno.

Durante la vita cristiana può capitare di vivere un periodo di abbattimento che può indurre a pensare di essere trascurati dagli anziani e messi da parte. Nonostante gli sforzi non sempre si riesce a superare il problema. La delusione e l’amarezza possono far vivere nell’ombra al punto di smettere di predicare e frequentare le adunanze. In congregazione, alcuni non vedendo più il proclamatore attivo, iniziano a non interessarsi di lui, anzi molti si sentono imbarazzati e indignati della sua assenza. Il legame fraterno sembra non contare più e si mantengono le distanze. E così, col passare dei giorni e dei mesi, in maniera impercettibile, si diventa inattivi. Ora, l’inattivo è presente, ma altrove: è una presenza assenza.

Dopo aver preso coscienza di questa nuova condizione, l’inattivo comincia a diventare irriconoscibile, quasi a voler annullare la sua vecchia personalità. Desidera rinascere, cancellarsi con discrezione. Cerca il silenzio e la solitudine, non perché è divenuto anacoreta, ma perché vuole trovare una pace interiore che aveva perso. Si estranea così tanto che a volte la sua casa sembra un convento. Esce soltanto per le cose indispensabili a vivere. Impara a essere nessuno.

DEFEZIONE. Di fronte all’indifferenza degli anziani e della congregazione, l’inattivo si abbandona alle circostanze, anzi per alcuni, la defezione, è l’unico sbocco per uscire da una certa ambiguità. Egli ritiene che sia meglio per se stesso che sparisca lui prima che siano altri ad allontanarlo dalla congregazione. E’ un modo, questo, per mantenere il controllo sulla sua vita. Diviene un fantasma e rifiuta ogni contatto. Poco per volta si trasforma in un altro. Incarna il personaggio che gli è più congeniale e diventa contemporaneamente attore e spettatore di se stesso. Non soffre più, non si interessa di nulla, non prova nulla. Questa volontà di eclissarsi non è poi tanto rara tra i tdG. Soprattutto tra quelli che sono scoraggiati e infastiditi di vivere in superficie un’esistenza di cui non sanno più cosa farsene. Anche se nessuno va a trovarli hanno l’orecchio sempre in ascolto, sperando che un anziano o un fratello li visiti. Se il chiavistello non gira perché nessuno va a trovarli, l’attesa si trasforma in rabbia. La sua casa diventa ora una fortezza impenetrabile. La sua figura si smaterializza fino a diventare invisibile. La sua speranza è pari a zero.

defezionemuroabbattuto

Non per tutti gli inattivi è così. Alcuni si riappropriano della loro vita, scoprono un’altra spiritualità più soddisfacente, Diventano più attivi di prima, ma in maniera più razionale, più equilibrata, meno ossessiva di prima. Rinascono in tutti i sensi. Viaggiano molto, leggono e conoscono tanta gente. Si sentono realizzati, entusiasti e felici come non lo erano da molto tempo. Altri, invece, pensano a spassarsela conducendo una vita dissoluta e immorale. Diventano peggio di prima. Altri, ancora, non hanno la forza per reagire e vanno in depressione. Quanti anziani hanno contribuito con regole assurde e vedute farisaiche a deprimere questi fratelli? Quante responsabilità hanno nell’aver devastato una vita di Geova?

 INDIFFERENZA. L’indifferenza che diversi proclamatori mostrano nei confronti degli inattivi, diventa paradossalmente una caratteristica principale degli stessi inattivi, più che altro per non dare pretesto a osservazioni. Si tratta anche di un atteggiamento di negazione a non voler più partecipare a gruppi che possono legarlo ancora emotivamente. Se vi prende parte lo fa in maniera impersonale. E’ un modo per tenersi al riparo. Vive liberamente la sua socialità ma senza alcun legame. Una spersonalizzazione non tanto per conoscere nuovi mondi e nuove persone, ma per liberarsi dal peso di se stessi. L’indifferenza è quindi una rinuncia graduale, un modo tranquillo di lasciare andare se stessi e il proprio passato. Una sparizione lenta senza dare nell’occhio.

rocce-in-testaAlcuni sono così duri e indifferenti nei confronti degli inattivi da avere un masso di roccia al posto della testa

ESSERE TANTI PER NON ESSERE NESSUNO. Un osservatore critico può vedere i tdG nel suo insieme e definirli uguali, assimilati, tanti e niente: molto collettivo e poche individualità. Personalità omologate con le stesse espressioni e un linguaggio simile per tutti. Stessi ragionamenti, stesse risposte, tanti per essere nessuno. Anche se un fratello diventa inattivo o si dissocia, questa mentalità gli rimane, pur se in modi contrari: stesse parole, stesso atteggiamento, stessa mentalità dei fuoriusciti.

La ricerca di un nuovo sé, spinge l’inattivo a sgravarsi dei pesi e delle responsabilità precedenti, assumendo una serie di pseudonimi, in modo da essere qui e altrove oppure in nessun posto e ovunque. Si crea un mondo fittizio di amici e conoscenti mai realmente esistiti. Per fortuna che questi fenomeni non si manifestano nella vita sociale, ma tra sé e sé. Una specie di reincarnazione di se stesso senza alcun riflesso sulla vita pratica. Comunque, quando si ha la sensazione di non essere più nessuno, essi danno forma e vita a diversi personaggi, finché non trovano quello che più si addice e lo interpretano a meraviglia. Sono residui di un passato teocratico che è rimasto come quando indossavano tante maschere in congregazione. Una prassi che ancora viene seguita da molti, soprattutto tra gli anziani.

pessoa

 

«Ognuno di noi è più d’uno, è molti, è una prolissità di se stesso». (Pessoa)

 

 

 

 

Sono tante le storie che dimostrano quanto sia difficile comprendere i meccanismi che fanno allontanare i proclamatori dalla congregazione. Non si tratta di persone malate e nemmeno di “peccatori” così come l’intendono i tdG. Sono persone che hanno scelto di liberarsi di responsabilità che ritengono costrittive. Molte di queste storie rivelano forza e fragilità, disfacimento del passato e costruzione di un futuro diverso, dissolvenza del proprio essere, ma anche volontà di ricercare un nuovo volto.

(Fuggire da sé – seconda parte)

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Per approfondire:

maschera1   Giù la maschera!

serasulvialeKarljohanMunchE   Come si finisce per diventare un altro

vascellotempesta  Elogio della fuga

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