«Non riesco più a trovarmi bene in congregazione»

Quando il mancato inserimento nella comunità diventa una gabbia sociale e spirituale e vorresti scappare

Ci sono proclamatori che non si trovano per nulla simpatici e interessanti. Invece non è vero. A parlarci sono di una simpatia unica. Ancora una volta, questo ci ricorda che un tdG non necessariamente in privato appare come in pubblico. È normale che quando si ritrova in un gruppo di fratelli si può essere timidi e impacciati rispetto a quando si è in due. Siccome certe situazioni creano disagio, alcuni sembrano “stupidi” di fronte ad altri. Altri, invece, mantengono un atteggiamento distaccato che li porta a vivere in solitudine. Vivono ai margini. Si sentono diversi dagli altri tdG.

L’ESPERIENZA DELL’ESCLUSIONE

La gabbia dell’esclusione sociale e spirituale riguarda gli aspetti esteriori, la trappola dell’incapacità aspetti interiori. Alcuni diventano ansiosi non appena mettono piede in Sala del Regno. Si sentono a disagio e sanno che non mettono a proprio agio la congregazione. Vorrebbero scomparire. Sono convinti che altri proclamatori siano migliori di loro, più belli e più intelligenti. Non riescono a parlare con disinvoltura né a sorridere.

Questo può essere interpretato dai fratelli come un atteggiamento arrogante e di superiorità. In realtà è il contrario e non tutti sono in grado di interpretarlo, se non in negativo. Si sentono come quando sono saliti la prima volta per pronunciare il discorso di esercitazione. Tremarella a tutto gas.

Chi soffre in questo modo si sente sempre sotto esame e valutato negativamente. Ha abilità spirituali ma non riesce a manifestarle dovutamente. Se poi in congregazione c’è il solito anziano ottuso, il disastro è assicurato. Alcuni fratelli non si sentono per nulla poco spirituali, è che non ce la fanno proprio a stare disinvolti con altri. Si sentono soli anche in mezzo alla grande folla.

Questo sentirsi diversi è una vera sofferenza che in casi estremi li porta all’inattività. La maggior parte di loro vorrebbe integrarsi e se non vi riesce prova dolore e malessere. Il problema non sempre è della congregazione che non li accetta, ma sono loro che si sentono estranei e incapaci.

L’esclusione ha molte facce: scherno, prepotenza, battutacce, emarginazione, riprensione, inattività, disassociazione. Si tratta di aspetti invisibili e di difficile individuazione, soprattutto quando ci sono di mezzo sintomi psicosomatici. La diversità è un fattore che potrebbe risalire all’infanzia. Forse all’asilo, quando dovevate sostenere la neutralità dalle feste pagane, quelle di compleanno o dell’onomastico.

Forse la vostra famiglia era conosciuta nel quartiere come diversa dalle altre a motivo delle credenze religiose. Forse da bambini avete sempre fatto e continuate a fare quello che gli altri si aspettano da voi, senza aver mai sviluppato preferenze o interessi specifici che fossero solo i vostri. In età adolescenziale forse vi sentivate goffi, bruttarelli, bassi, obesi, scoordinati, lenti nell’apprendere, stravaganti. E così per evitare di essere presi in giro, vi siete messi da parte. Questo lato oscuro vi accompagna fino ad oggi. Non solo vi sentite diversi ma anche alieni.

Quasi tutti abbiamo avuto e affrontato questi problemi. Una parte di noi si sente insicura. Tutto dipende da quanto il rifiuto sociale sia stato traumatico.

LA GABBIA DELL’ESCLUSIONE

  • Esagerate le differenze e ve ne state per conto vostro.
  • Non riuscite ad esser voi stessi. Vi preoccupate di dire la cosa sbagliata.
  • Trascorrete il vostro tempo solamente con una o due persone al massimo.
  • Quando siete con la vostra famiglia, vi sentite in imbarazzo a scuola, con i vicini di casa o con i parenti e soprattutto nel ministero di campo.
  • Nascondete ai fratelli certe situazioni familiari imbarazzanti.
  • Fingete di essere come gli altri per essere accettati. Nascondete troppo i vostri sentimenti.
  • Accettate insegnamenti, dottrine e modi di fare in congregazione per non apparire diversi, in realtà non ne siete troppo convinti. Avete fortemente paura di un allontanamento forzato dai fratelli, che manderebbe in palla la vostra vita e ogni vostra emozione.

Queste gabbie influiscono non poco nella scelta di mete spirituali o di una professione secolare. In genere, chi ha questo problema tende a non avere come obiettivi quelli dove c’è troppa gente con cui relazionarsi. Sembrano predicatori deboli, perché vanno poco in servizio. In realtà quel poco che dicono vale tantissimo.

Ricordate che per questi fratelli dedicarsi a Geova con il battesimo, uscire in predicazione per parlare a degli sconosciuti, stare alle adunanze e salire sul podio è stata una vera sofferenza. Ma ce l’hanno fatta. Vuol dire che non sono poi tanto incapaci come credono.

La strada da percorrere per superare il mancato inserimento nella congregazione ed evitare di diventare inattivi, parte dalla solitudine e ha come traguardo l’entrare in rapporto con i fratelli. Siate positivi riguardo anche ai piccoli cambiamenti. La gratificazione maggiore è sentirsi soddisfatti e pienamente apprezzati dal nostro Creatore.

Se prima non sentite la mano benigna, amorevole e soccorrevole di Geova su di voi difficilmente potreste pensare di risolvere questo problema. Geova è sempre disponibile e non attende altro che te. Perché lasciartelo sfuggire in questo modo?

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