«Non si capisce un’acca»

In senso figurato: non capire niente di quello che dice o scrive

Quando senti alcuni parlare o scrivere ti manca il respiro, come se qualcuno ti stesse strangolando. Quel senso di pace interiore che avevi prima, ora è tutto un subbuglio. Cerchi di sforzarti di capirci qualcosa, ma alla fine ti accorgi che il tuo cervello sta fumando e rinunci a tutto. Ti alzi e te ne vai o giri pagina. Il problema è quando sei costretto a rimanere seduto ad ascoltare il predicozzo. O pensi ad altro oppure fai la guerra alle tue palpebre che fanno di tutto per abbassarsi. Ogni tanto alzi gli occhi e guardi l’oratore che imperterrito si atteggia in modo sofisticato credendo di essere Gesù che dal monte parla alla folla estasiata. Perché alcuni si complicano e complicano la vita con espressioni a dir poco aliene? Perché fanno fatica a fare ragionamenti logici e semplici?

Probabilmente non sanno semplificare. Un proverbio cinese dice: «Il saggio mette un pizzico di sale in tutto quello che dice e un pizzico di zucchero in tutto quello che sente». La parola sapere vuol dire «aver sapore, gusto». Quando parliamo con i fratelli dobbiamo parlare con calore, passione, non basta trasmettere solo informazioni, è necessario comunicare vitalità, praticità. Il sale serve anche a bruciare, perciò significa che quando parliamo dobbiamo scuotere le coscienze, bruciare gli ostacoli, spegnere gli errori. Quando si ascolta dobbiamo aggiungere a quanto ascoltiamo un po’ di dolcezza, di comprensione, di empatia. Lo zucchero attenua l’amaro. La realtà è che alcuni parlano un momento prima di pensare. Invertono l’ordine tra il pensare e il parlare. La bocca se ne va per conto suo perché è scollegata al cervello. Eppure il proverbio è chiaro: «Chi poco pensa tanto sbaglia».

 Gesù spiegava concetti poco comuni con parole comuni. A volte certi articoli spazientiscono. Hanno un linguaggio criptico, esoterico e talmente sofisticato che ti senti mezzo rimbambito dopo aver dato solo una scorsa. Vabbè che il linguaggio di questi ultimi tempi si è deteriorato, diventando scarno, urlato, aggressivo, scontato, banale, pieno di ovvietà. Dall’altro lato, alcuni si beano della loro indecifrabilità e di avere persone che li ascoltano affette da una forma di autismo spirituale.

Cari pastori e cari anonimi che scrivete predicozzi a manette contro i mulini a vento, semplificate e non complicate. Cari fratelli, quando parlate dei lontani o quando parlate ai lontani, non servono le smancerie, l’esplicitazione ostentata, le frasi fatte, la “scritturina” biblica, il paragrafo della W ripetuto senza che ci avete capito un’acca. A volte basta un intreccio di sguardi, una carezza delicata, un sorriso scintillante, un abbraccio caloroso e sincero. Non si costruiscono legami fraterni a parole, guardando solo in superficie. Lasciate perdere le battute fulminanti, potreste fulminarvi. (Salmo 39:1). Alcune battute lasciano tracce negative incancellabili. Il sentimento genuino ha bisogno di poche e intense parole. Parole che a volte sappiano rimanere in silenzio.

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