«Non ti lascio andare se prima non mi benedici»

 Gustave Doré, Giacobbe lotta con l’Angelo

Quando siamo in fuga da noi stessi, dalla congregazione, dalle nostre responsabilità, è come se lottassimo con Dio facendogli resistenza.

Quando siamo di fronte a una avversità, invece di affrontarla cerchiamo di aggirarla. Cerchiamo la via della resistenza minore. Se si ha a che fare con un fratello difficile, ci si rivolge a un altro meno difficile. Se non ci si trova bene con il Dio di una religione, se ne cerca un altro compatibile con le proprie idee. Agendo in questo modo ogni cosa perde valore, le persone perdono valore, Dio perde valore.

Tra i suoi vari significati, affrontare, vuol dire anche: esporsi deliberatamente a qualche cosa o a qualcuno.

 Il novantasettenne Giacobbe, lo fa per tutta la notte. Affronta l’angelo esponendosi volontariamente. «Non ti lascio andare se prima non mi benedici». Una lotta impari, quella di Giacobbe, pur di avere una benedizione da Dio. Una lotta fisica vigorosa e spossante che gli costò uno slogamento della giuntura della coscia.

In realtà non aveva sconfitto un potente angelo di Dio. Solo per volontà di Dio, per sua immeritata benignità e col suo permesso Giacobbe poté contendere con l’angelo, per dimostrare fino a che punto riconosceva la necessità della benedizione di Dio. (Genesi 32:24-32)

Prima di decidere se abbandonare la congregazione, hai lottato strenuamente contro il problema per risolverlo? Se il problema è con un tuo conservo lo hai affrontato (messi di fronte) per chiarire e cercare una soluzione convergente? Hai lottato con tutte le tue forze con Dio per avere la sua benedizione, anche a costo di rimetterci qualcosa fisicamente?

 

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