Non tutto il sapere è sapienza

Colui lo cui saver tutto trascende, fece li cieli e diè lor chi conduce sì ch’ogne parte ad ogne parte splende (Dante)

 Sono i versi da 73 a 75 del Canto VII della Divina Commedia e si riferiscono a Colui il cui sapere va al di là di ogni cosa creata, a Colui che creò i cieli e assegnò loro chi li muovesse. Per questa ragione ogni coro angelico irradia la propria luce nei cieli. Il riferimento è a Dio e alla sua sapienza infinita che, servendosi anche degli angeli, con la sua luce presiede e governa con intelligenza il moto dei cieli.

Vengono in mente le parole “Lodate Geova, voi angeli suoi, forti e potenti, che eseguite i suoi comandi, ubbidendo alla sua voce…” riportate nel Salmo 103:20, 21 o quelle del 19° Salmo “I cieli dichiarano la gloria di Dio; e la distesa annuncia l’opera delle sue mani. In tutta la terra è uscita la loro corda per misurare, e le loro espressioni fino all’estremità del paese produttivo”.

I maestosi cieli, senza parole e senza voce, sono una silenziosa testimonianza della gloriosa sapienza del Creatore, che viene dichiarata giorno dopo giorno, notte dopo notte.

IL SAPERE UMANO è l’insieme delle conoscenze che si sono acquisite con lo studio, l’esperienza, o che comunque si possiedono.

LA SAPIENZA UMANA è una condizione di perfezione intellettuale che si manifesta col possesso di grande conoscenza e dottrina. In senso spirituale e morale, viene intesa come saggezza unita al discernimento nel giudicare e nell’operare.

Per la Bibbia, la sapienza, è la capacità di usare con successo la conoscenza e l’intendimento per risolvere problemi, evitare o prevenire pericoli, raggiungere certi obiettivi o dare consigli ad altri su come farlo. La sapienza permette di farsi un giudizio valido e chiaro. È il contrario di stupidità, stoltezza e pazzia.

L’unico ad avere sapienza assoluta è Dio (Romani 16:27). La sapienza umana non è all’altezza di questa sapienza superiore. L’uomo può acquisire una limitata sapienza e in ogni caso deve usare l’intelligenza di cui Dio lo ha inizialmente dotato. L’uomo può imparare molto dall’osservazione e dall’uso di ciò che Dio ha creato.

L’uomo può avere grande sapienza senza però possedere la sapienza spirituale che le Scritture incoraggiano ad avere. Comunque lo spirito di Dio può accrescere alcune di queste forme di sapienza umana e abilità qualora siano utilizzati in un contesto di lode a Dio e a favore del prossimo.  

Non sempre la sapienza umana è usata bene. In passato uomini saggi della nazione d’Israele indussero il popolo ad opporsi ai consigli e ai comandi di Dio. Per quanto la sapienza umana presenta lati piacevoli e procura ricchezza materiale, in molti casi non reca vera felicità né soddisfazione durevole. Per il re Salomone il valore della sapienza che gli uomini manifestano era “un correr dietro al vento”.

Comunque, Salomone non condannò come privo di valore il sapere umano. In un’occasione disse che il saggio “ha gli occhi in testa”, nel senso che vede con sensato discernimento (Ecclesiaste 2:14) . Purtroppo l’uomo può andare agli eccessi con il suo sapere, spingendosi oltre i limiti delle proprie capacità imperfette, a propria rovina.

Gli uomini qualificati che ricoprivano incarichi nella congregazione cristiana venivano scelti perché erano “pieni di spirito e sapienza”. (Atti 6:1-5; 1Timoteo 3:1-13; Tito 1:5-9). Geova concede generosamente la vera sapienza a quelli che sinceramente la cercano e la chiedono con fede, mostrandogli un sano, riverente timore.

I pericoli di diventare troppo sapienti ai propri occhi. Chi diventa “saggio ai suoi propri occhi”, innalzandosi al di sopra degli altri (persino al di sopra di Dio), è peggiore di chi è stupido e chi è presuntuoso ha troppo orgoglio per accettare la correzione.

Connessioni tra le tecnologie e la mente umana. È risaputo che l’uso di strumenti tecnologici incide sullo sviluppo della psiche. Ogni strumento digitale interagisce con la nostra capacità mentale di sviluppare nuovi modelli di comunicazione. Comunichiamo più con un monitor che con delle persone reali.

Stiamo adottando una forma di comunicazione “psico-tecnologica”, dove la nostra mente esce da noi per esteriorizzare pensieri e memorie al di fuori di essa. I mezzi tecnologici stanno diventando l’estensione della nostra mente e del nostro sapere.

La rete è il principale mezzo per reperire ogni genere di sapere. Il problema è che stiamo consegnando agli strumenti digitali la nostra memoria, la nostra ricchezza del sapere e della conoscenza. Interfacciamo il nostro sapere sempre più con persone digitali. Il nostro cervello si sta adattando a questo nuovo modo di rapportarsi.

Basta vedere quanto sia cambiato il modo di comunicare le adunanze del corpo direttivo nelle congregazioni, solo per fare un esempio. Chi poteva immaginare solo dieci anni fa che oggi si potessero seguire le adunanze con il telefonino senza portare in Sala del Regno la borsa, la Bibbia, il cantico, le riviste e libri.

Persino gli “inattivi” si possono cercano elettronicamente, mica andando a trovarli in casa loro. Basta un sms, un WhatsApp, una mail. Puoi allegare al messaggio un link dove il fratello lontano, ciccandoci sopra, può vedere un video o leggere un pensiero scritturale. Non parliamo più verbalmente la parola, ma comunichiamo con lo scritto. Un giorno diventeremo tutti muti e useremo il linguaggio dei segni o ci rapporteremo con un traduttore simultaneo.

Il sapere non sarà più un’elaborazione della nostra mente, ma la conseguenza di un interagire con il mondo digitale. Molti attribuiscono valore veritiero a quanto leggono in Internet e in alcuni casi credono più alle informazioni in Rete che alla Bibbia.

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