Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

lavoisier

Dal modo in cui si accetta la sofferenza, sorgono infinite possibilità di scegliere come affrontarla, ma rimane una sola decisione da prendere se si vuole attribuire un significato alla vita: non distruggere ma trasformare.

L’occasione è l’Expo di Milano. Seduto su una panchina in un parco di fronte all’albergo dove alloggio, una scritta su uno di quei cestoni per la spazzatura, cattura la mia attenzione: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Sono le parole del chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier, che l’AMSA, l’azienda milanese che gestisce i rifiuti, ha fatto sua come slogan pubblicitario nell’accogliere i 20 milioni di turisti per l’Expo.

Un restyling di cestini, cestoni e automezzi. “Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo essere nel mondo” e “Dal letame non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, sono altre due frasi a effetto, una di Gandhi e l’altra di De Andrè, che in modo fantasioso, l’azienda meneghina ha voluto collegare al tema della raccolta differenziata.

cestone amsaLo scopo di queste scritte sui cestoni e sulle livree degli automezzi è un’occasione per riflettere esteticamente sul singolo scarto come risorsa. Una consapevolezza che deve coinvolgere i cittadini nei confronti dello spreco.

Devo ammettere che la frase di Lavoisier mi incuriosisce. Faccio alcune ricerche sul web per capire quale sia il senso e fra le tante spiegazioni che ho trovato riporto alcuni esempi:

1° esempio. Supponiamo di osservare un ragazzo per dieci minuti nella sua stanza: noteremo subito “segni” della sua presenza dal momento che alcuni oggetti perderanno presto la loro posizione originaria. Se il tempo trascorso dall’adolescente in camera aumenta, aumenteranno inevitabilmente il numero di oggetti fuori posto, cambierà lo stato dei cassetti, della libreria e dei letti, in una parola, al passar del tempo, aumenta il grado di disordine. Mentre il grado di disordine aumenta difficilmente accadrà il contrario.

2° esempio. Se così fosse, allora si potrebbe azzardare che la ricchezza, intesa nel senso più largo del suo significato, presente sul pianeta non si genera, non si distrugge, ma semplicemente si sposta da una parte ad un’altra, magari cambiando forma e certamente cambiando mani. Da ciò deriva che ad ogni accrescimento di un qualsiasi tipo di ricchezza in un luogo ne deve necessariamente corrispondere la diminuzione da un’altra parte.

3° esempio. Dio ha creato gli esseri viventi e ogni forma materiale e immateriale presente nell’universo. Queste cose create le possiamo trasformare ma non distruggere. Ad esempio, se si brucia la legna, essa si trasforma in calore, carbone ed energia.

4° esempio. Se è provato che le cose stanno in questi termini, noi esseri umani che non siamo altro che materia che prende coscienza di sé, quando “moriamo” ci trasformiamo in qualcosa d’altro e seguendo questo principio, nell’esatto opposto di quello che siamo stati?

5° esempio. Noi non siamo immortali, però siamo composti da atomi che hanno un’energia propria come tutta la materia esistente nell’universo. Quando moriremo il nostro corpo verrà decomposto da microrganismi e diventeremo il loro nutrimento. Diventeremo parte di essi ma anche dei loro scarti. Questo vuol dire che il nostro corpo subirà delle trasformazioni fisiche (decomposizione) e chimiche (digeriti da organismi).

6° esempio. Di solito i desideri e gli obiettivi mutano nel corso della nostra vita, perciò è necessario un nostro ricollocamento. Tutte quelle volte che ci rendiamo conto di essere di fronte a un bivio della nostra esistenza, siamo chiamati a decidere se accettare o no il cambiamento, se cambiare un’abitudine in un’altra, se trasformare una certezza in un’incertezza, se accettare di rimettersi in gioco, di farsi riaccettare. Non me la sento di condannare chi prende delle decisioni diverse da quelle della maggioranza. Quello che mi sento di dire, è di non eccedere con gli “anestetici”, perché se è vero che non sentiamo il dolore, è anche vero che non sentiamo la gioia.

7° e ultimo esempio. I capelli si allungano, le ossa si induriscono, i nasi si storcono, la pelle si riempie di rughe, la vista con il passar degli anni si annebbia mentre il cervello non usato si spegne nel tempo.

Il senso, quindi, dovrebbe essere questo: in ogni fenomeno naturale avvengono dei cambiamenti irreversibili, che nessun processo spontaneo potrà riportare nelle condizioni di prima.

Dal letame nascono i fiori”. (De André)

 

farfalla-trasformazioneLa trasformazione della farfalla passa attraverso un bruco non bello a vedersi

La legge di Lavoisier mi fa venire in mente la sofferenza di alcuni miei fratelli e di come essa li ha trasformati in inattivi. Credo che la loro trasformazione sia il risultato di una serie di eventi che sono andati al di là delle possibilità e delle loro capacità di controllarle. Nella nostra vita succedono delle cose che molte volte non dipendono da noi. E spesso, certi eventi sono così inevitabili, che nostro malgrado, li accettiamo più come spettatori che come protagonisti. L’esperienza ci insegna che spesso il disagio, la sofferenza, il dolore di molti fratelli, è legata alla sensazione di non poter scegliere, di non poter agire nella propria vita se non in un determinato modo. Alcuni preferiscono continuare a vivere una vita cristiana al di là dei problemi che incontrano nelle congregazioni. Si rendono conto che molte cose non si possono cambiare, perciò scelgono di trasformare se stessi in qualcos’altro che sia compatibile con la nuova realtà. Cambiano completamente la loro personalità e decidono di rimanere dentro l’organizzazione. Cambiano drasticamente il loro modo di pensare e ripartono da zero.

Il processo di trasformazione non è uguale per tutti. Quando le difficoltà diventano maggiori della forza per sopportarle il rischio è la capitolazione. In questi casi alcuni proclamatori scelgono di risolvere i problemi andandosene. Dopo aver sopportato troppo, subiscono una radicale trasformazione che li spinge a diventare inattivi o ad allontanarsi definitivamente dall’organizzazione.

Una cosa è certa: oggi nessuno è quello che era all’inizio. Se torniamo indietro con la nostra memoria e pensiamo a quello che eravamo e a cosa siamo diventati, è evidente che la nostra vita ha subito una trasformazione irreversibile che non ha più tracce di quello che eravamo un tempo. Noi non possiamo creare nulla né distruggere nulla del nostro passato. Possiamo solo trasformare il nostro presente. E questo dipende dalla scelta che decidiamo di fare: lasciare che siamo noi a trasformarci o lasciare questa scelta ad altri. Possiamo convincerci che dal peggior letamaio della nostra esperienza possano nascere anche i fiori. Qualsiasi scarto, anche quello peggiore, possiamo trasformarlo in una vera risorsa. Tutto dipende dal giusto riciclo: ri-ciclo, nel senso di trasformare in un nuovo ciclo la nostra vita.

valle-di-innomLa Torre di Guardia (edizione per lo studio) di luglio 2015, nell’articolo Contribuiamo a rendere più bello il nostro paradiso spirituale, scrive: La meravigliosa opera di trasformazione della parte terrena dell’organizzazione di Geova era stata predetta in Isaia 60:17 “Invece del rame farò venire l’oro, e invece del ferro farò venire l’argento, e invece del legno, il rame, e invece delle pietre, il ferro; e certamente nominerò la pace tuoi sorveglianti e la giustizia tuoi soprintendenti”. In tanti anni di attività tra i testimoni di Geova posso confermare questa trasformazione: la sostituzione di un materiale di qualità inferiore con uno di qualità superiore per quanto riguarda sia i responsabili delle congregazioni sia i molti miglioramenti nelle disposizioni organizzative. E’ altresì vera la trasformazione che ho visto di molti, da oro diventare rame, da argento ferro, da rame legno, da ferro pietre, in un continuo peggioramento. Una trasformazione inversa, da una risorsa spirituale a uno scarto, un’immondizia da gettare simbolicamente dove il “baco non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:47).

 

 

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