“Obbligati a cercare”

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Se vogliamo aiutare l’inattivo dobbiamo essere (come persona) qualcosa di diverso dal solito rapporto formale: “Io sono l’anziano e tu l’inattivo”. Conosciamo la Bibbia, ma non l’inattivo.

La congregazione non rimane semplicemente seduta in attesa di dare loro il benvenuto, se e quando decideranno di ‘tornare a casa’. Nell’illustrazione di Gesù, il padre corse incontro al figlio “mentre era lontano”. In modo simile, i testimoni di Geova si considerano personalmente obbligati a cercare quelli che un tempo erano associati con loro, per aiutarli a tornare nell’organizzazione di Geova. (La Torre di Guardia 15/1/1988 p.23)

“Si considerano personalmente obbligati a cercare”, affermazione impegnativa questa. Tale obbligo è un vincolo morale imposto dall’Organizzazione a ogni membro della comunità. Non ci sono scappatoie: chi non cerca gli inattivi viene meno ai suoi obblighi cristiani. Inutile ciurlare nel manico. Non ci sono giustificazioni. Che cosa pensa al riguardo, la sede nazionale dei testimoni di Geova comunemente chiamata Betel?

Quella sera, durante l’adunanza speciale, l’oratore fa evidenti allusioni sull’inattività di un fratello presente, da lasciare tutti basiti. Mortificato, il fratello scrive una lettera alla Betel. La risposta? Riportiamo il corpo del testo tralasciando i saluti iniziali e finali.

      Desideriamo esprimerti il nostro personale incoraggiamento affinché tu possa continuare a perseverare nella verità e a curare la tua spiritualità. A volte succedono cose che possono indurre a nutrire sentimenti di delusione e ad adottare un atteggiamento negativo. Non dobbiamo permettere che questo accada. Ricorda che il nemico è Satana. Lui farà di tutto per scoraggiarti. Quanto è benefico stare vicini a Geova e pregare che ci aiuti! (Salmo 62:8).

     In questi casi è importante coltivare uno spirito di umiltà e di ubbidienza. (Salmo 119:69,70). Questo ti aiuterà a mantenere un atteggiamento positivo e ad avere la “pace di Dio” che custodirà il tuo cuore e le tue facoltà mentali (Filippesi 4:6,7). E’ vero che non sempre è facile agire in questo modo. Comunque, possiamo riuscirci impegnandoci assiduamente ed essendo mossi da una genuina fede.

     Inoltre, ricorda che è Cristo il capo della congregazione e Geova è il pastore delle nostre anime. Lascia a loro la responsabilità finale delle cose. Guarda avanti al futuro che Geova ha in serbo per noi. Continua a studiare a livello personale, come già stai facendo, prega incessantemente e sforzati di frequentare tutte le adunanze (1 Tessalonicesi 5:17; Ebrei 10:24,25). Ricorda che nessuno può togliere a Geova la possibilità di benedirti quando fai la Sua volontà, e che, in definitiva, “la benedizione di Geova, è ciò che rende ricchi”! (Proverbi 10:22).

Si tratta di quindici righe, un consiglio per rigo. La lettera è impregnata di obblighi che, secondo loro, l’inattivo non adempie. Non ci sono riferimenti all’oratore. L’obiettivo della lettera è di contestualizzare non il “detto” dell’oratore, ma il “non fatto” dell’inattivo. Il messaggio è chiaro sin dall’inizio: “Inattivo cura la tua spiritualità”.

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“Per aiutare l’inattivo dobbiamo essere qualcosa di diverso dal solito”

 

Si pone così l’inattivo al centro del problema escludendo di fatto l’oratore, che è un membro attivo e rappresentante ufficiale dell’organizzazione.

Si fa notare che l’inattivo “adotta un atteggiamento negativo”, di conseguenza la realtà che percepisce non è autentica. Il ragionamento segue una logica: indurre l’inattivo a ‘vedere’ ciò che non va in se stesso. Per alleggerire il senso di colpa si sposta l’attenzione sul nemico comune dei cristiani, Satana, l’angelo di luce travestito da oratore.

Soltanto una mente ingannata da Satana può pensare che durante un’adunanza si possano udire certe frasi. In realtà, numerose esperienze dimostrano che queste cose accadono. Eccome se accadono!

Attribuire le proprie colpe a Satana è storia vecchia quanto quella di Adamo quando scaricò la colpa su Eva, a sua volta sul serpente e poi ancora su Dio. Si arriva sempre a Dio, quando non si assumono le proprie responsabilità.

La lettera continua con la stessa logica di prima, aggiungendo a una spiritualità malata e a un atteggiamento negativo quello di “coltivare l’ubbidienza”, lasciando intendere, che in qualche modo, l’inattivo non l’abbia mostrata agli anziani. Per questo motivo è privo della pace di Dio e non può avere le facoltà mentali a posto. Tutte queste induzioni hanno lo scopo di enfatizzare quanto l’inattivo si sbagli nel pensare queste cose in modo negativo. “Vuoi che crediamo a te che sei inattivo, piuttosto che a un anziano molto conosciuto nel nostro ambiente?” Il senso potrebbe essere questo.

Ad avvalorare questa tesi, si insinua (inconsapevolmente) che la fede dell’inattivo non sia poi così “genuina”. E ancora: “ricorda che è Cristo il capo della congregazione e Geova è il pastore delle nostre anime”.Questa proiezione di Gesù e di Geova su di loro (nel senso di autorità) ha una valenza dirompente sulle coscienze dei Testimoni. Il messaggio è: “Chi non si comporta secondo i nostri modelli è come se non si sottomettesse a Geova e Gesù”. In pratica, sei un ribelle.

L’inattivo si è lamentato (nel senso di provare dolore, rimpianto) per la scarsa cura degli anziani nei suoi riguardi e per la mancanza totale di visite pastorali, dubitando che questo genere di pastori potesse avere i requisiti spirituali così come esposti nella Bibbia. Mossa sbagliata. Mai dubitare degli anziani scrivendo alla Betel. Come abbiamo visto, quando la proiezione di sottomettersi a Geova e Gesù equivale alla loro, essa si trasforma in un martello da usare contro chi diverge (anche in buona fede) dalle loro opinioni.

“Lascia loro la responsabilità finale delle cose”. Nessuno dei suoi Testimoni dubita quanto sia vitale confidare in Geova e Gesù dall’inizio alla fine in ogni situazione. Troppo comodo lasciare a Geova e Gesù le proprie responsabilità. Betel, non riuscite a muovervi in situazioni che richiedono il vostro intervento? Non ritenete opportuno prendere provvedimenti quando gli inattivi invocano il vostro sostegno? La vostra decisione è di lasciare alcuni fatti che coinvolgono anziani e inattivi continuino ancora così? Vi dimostrate inattivi nelle decisioni che vi riguardano? Benvenuti nel mondo degli inattivi!

“Sforzati di frequentare tutte le adunanze”. Se il buongiorno si vede dal mattino… anzi dalla sera.“La benedizione di Geova è ciò che rende ricchi”. Certo, come no! Ne sa qualcosa l’oratore in questione. Lui sì che continua ancora a essere da voi benedetto: organizza assemblee e assegna parti e reparti come se nulla fosse, mentre l’inattivo continua a fluttuare nel limbo dello spirito. Non meravigliamoci se poi alcuni anziani usano dal podio la mannaia per incoraggiare.

Non si vuole dubitare delle intenzioni della Betel, ma non si può non riconoscere che dalla lettera emerge una scarsa conoscenza di cosa sia realmente la condizione di ogni inattivo. Dobbiamo comprendere cosa significhi essere inattivo se si vuole prestare aiuto in modo efficace. Se vogliamo aiutare l’inattivo dobbiamo essere (come persona) qualcosa di diverso dal solito rapporto formale: “Io sono l’anziano e tu l’inattivo”.

Conosciamo la Bibbia, ma non l’inattivo. Forse il fratello ha scritto la lettera convinto di trovare “lassù” un orecchio in grado di saperlo ascoltare. Forse non era necessario scrivere quindici consigli in quindici righe. Forse bastavano due o tre righe rassicuranti con la promessa di agire subito nei suoi riguardi. In questo caso, in base alla Torre di Guardia sopra menzionata, la Betel avrebbe dovuto scrivere al corpo degli anziani obbligandoli ad andare a trovare l’inattivo, confortarlo, chiedere scusa per quanto detto quella sera e ammonirli a essere “pronti a udire e lenti a parlare”. Forse, con una visita affettuosa, conciliante e un perdono avremmo potuto salvare la vita di un inattivo.

Quando mettiamo le mani nel motore di una macchina senza conoscerlo e lo rompiamo, non incolpiamo la macchina se poi non va. E’ urgente e necessario riqualificare profondamente i corpi degli anziani in ambito pastorale. Stiamo parlando della vita di centinaia di migliaia di inattivi nel mondo, più di quanti sono tutti i proclamatori in Italia.

Caro fratello che ci hai permesso di condividere la tua esperienza, cosa dirti? Niente! Siamo noi “altrimenti attivi”che dobbiamo dirci certe cose. Il paragrafo della Torre di Guardia del 15/1/88 è rivolto ai proclamatori delle congregazioni mondiali, Betel inclusa. Quanti di noi si considerano “personalmente obbligati a cercare l’inattivo”? Molti sono capaci di dare consigli e conforto all’inattivo che non conoscono e al dolore che non provano.  Pochi ci riescono.

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