OBIETTIVITA’ RELIGIOSA, questa sconosciuta

“Ogni albero si riconosce dal proprio frutto” (Luca 6:44)

L’obiettività è un atteggiamento privo di personalismi e particolarismi nel formulare un giudizio e nel comportamento che ne deriva. È l’atteggiamento di chi vede e giudica persone, eventi, circostanze con realismo e imparzialità, ed è privo di pregiudizi. Tra i suoi sinonimi troviamo: neutralità, equità. Chi è obiettivo ha, dunque, un carattere che aderisce il più possibile alla realtà dei fatti, senza subire l’influenza delle proprie idee, gusti e preferenze. Da bambini impariamo cosa è accettabile nella nostra società e cosa non lo è. Questo ci aiuta a prendere decisioni su come comportarci, come vestirci e come trattare gli altri.

Naturalmente, ciò che siamo come individui non dipende solo dal nostro retaggio culturale. Chi siamo dipende anche da fattori genetici, dalle esperienze che facciamo e da un sacco di altri fattori. Nondimeno, la cultura a cui apparteniamo è una lente attraverso la quale vediamo il mondo. La cultura e l’ambiente dove siamo nati e cresciuti influenza non poco la nostra obiettività, in particolare quando parliamo di religione.

Quello che spesso rende difficile a persone di culture diverse comunicare fra loro è che dappertutto si tende a dare per scontato che la propria religione sia la migliore. Quasi tutti siamo convinti che le credenze, i valori, le tradizioni, l’abbigliamento e il concetto di bellezza che abbiamo noi siano corretti, appropriati e migliori di qualsiasi altro. Inoltre, tendiamo a giudicare le altre religioni in base ai valori propri del nostro gruppo.

L’obiettività religiosa trova la sua ragion d’essere nelle domande e nelle attese che l’individuo si pone e spera. Parlare di religione e stabilire se è vera o falsa, è sempre stato un argomento controverso. I media sono spesso veicoli di disinformazione, mancano appunto di obiettività. Invece di consultare esperti imparziali, si basano su informazioni fornite da chiese che vedono assottigliarsi il proprio gregge o da organizzazioni antisette sulla cui imparzialità vi sono seri dubbi. Non parliamone poi di Internet e delle bufale che vi si trovano o dei giudizi negativi che vengono fatti nei confronti dei tdG.

Per avere una visione d’insieme della propria cultura religiosa ci vuole un grado di obiettività che si raggiunge di rado, se mai si raggiunge. Tuttavia, quando abbiamo a che fare con altre culture religiose siamo come l’abitante degli abissi che viene a contatto con l’aria; diventiamo consapevoli delle “acque” religiose in cui crediamo e viviamo.

Chi non è mai interessato a una cultura religiosa diversa ed estranea alla sua, non potrà mai comprendere le catene della sua.

È molto difficile trovare ragionamenti obiettivi presso i blog e i vari siti on line. Ognuno è condizionato dalle esperienze positive o negative che ha vissuto nella sua religione. A volte sono più le esperienze personali che le credenze a condizionare il giudizio sulla religione. Il “forum”, dove si discutono le proprie idee dovrebbe essere come “l’areopago” dove far nascere il confronto, esponendo con rispetto ed educazione il proprio punto di vista e senza scannarsi a parole.

L’informazione religiosa comporta una buona dose di ascolto e un racconto veritiero e obiettivo dei fatti, ripulito da quel linguaggio approssimativo, banale e superficiale. Il problema è che a volte, chi scrive non capisce quello che scrive e chi legge non comprende quello che legge. Non si possono raccontare fatti importanti riducendoli a gossip o trattarli con spirito intollerante. L’informazione religiosa di qualità deve essere fatta da persone qualificate. È brutto dover constatare che i tdG nel corso della loro storia sono stati spesso criticati in modo poco obiettivo, ma è anche più brutto notare come oggi i social ingigantiscono certi modi di fare e di credere dei tdG. Su certi forum sembra di essere in uno stadio di calcio con le opposte tifoserie a scambiarsi cori offensivi. Chi è obiettivo ha una valenza educativa nell’esporre le sue argomentazioni, educa alla complessità della realtà religiosa e impedisce di accodarsi alla logica del vero o falso, del pro o contro.

Religione e attaccamento, un ostacolo oppure una facilitazione all’obiettività?

L’attaccamento è una teoria secondo cui il legame madre-bambino fonda i futuri legami affettivi del bambino. Si può applicare il modello d’attaccamento alla fede religiosa, in quanto Dio viene percepito come una figura d’attaccamento e che una relazione con Lui soddisfi il criterio affettivo più importante, quello dell’amore. Chi crede in Dio lo immagina “onnipresente”, nel senso che se ha bisogno Lui c’è. Nei periodi di difficoltà della vita Dio è come un rifugio sicuro. Il Dio in cui si crede infonde sicurezza, ottimismo e speranza. La separazione con Dio viene percepita alla pari di un divorzio e alla dissoluzione dei rapporti personali stretti. Tenete presente che molti hanno sostituito la perdita della figura materna/paterna con Dio. Perciò, chi “tocca” il loro Dio, deve fare i conti con questa psicologia affettiva che l’individuo religioso si è creato nel corso degli anni.

Cosa vedi quando osservi con obiettività Dio o la religione degli altri?

C’è molta differenza tra cristianesimo religioso e cristianesimo come fede in Gesù. Molti che si approcciano alle Scritture tendono a rimanere attaccati al loro credo religioso che hanno ricevuto da piccoli, non comprendono che l’insegnamento di Gesù riguarda un cambiamento di vita, la conversione e mai la colpevolizzazione di un atto personale. La condanna è sempre per il sistema, mai per il singolo. Perciò, anche se l’esperienza familiare condiziona l’esperienza religiosa, bisogna ammettere che la realtà di Dio non deriva dall’uomo.

In questa crescita incidono anche maestre, insegnanti di religione, sacerdoti, adulti significativi, catechisti, ecc. Per i tdG e i loro figli è ancor più radicata questa educazione, in quanto influenzata dalle adunanze, dagli altri confratelli, dagli anziani. Non parliamo poi di altri religiosi come gli ebrei, i musulmani, gli induisti, ecc. Immaginate quindi quanto sia complicato essere obiettivi in materia religiosa. Eppure, Gesù fornì un criterio che permette di vedere la religione con obiettività. Non specificò argomenti dottrinali, profezie particolari, insegnamenti teologici. Disse semplicemente: “Ogni albero si riconosce dal proprio frutto” (Luca 6:44). Quando osservate una religione, i suoi membri seguono i princìpi biblici in fatto di valori morali?

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