Occhi inattivi guardano Geova

occhi che piangono

La verità talvolta ha il sapore dolce e il retrogusto amaro. Quando è dolce perdona, quando è amara guarisce.

Ci sono fatti che rimangono nascosti per lunghi anni e che possono causare un forte malessere interiore. E’ una sensazione assurda che genera forti emozioni di vuoto. Si pensa che mai ne parleremmo con qualcuno; che rimarrà il nostro segreto per sempre; che mai nessuno sfiorerà le nostre debolezze. Poi, piano piano, raccontare la propria storia diventa una necessità.

All’inizio si continua per abitudine a fare le stesse cose. Presto, ti accorgi di essere in trappola. Puoi scegliere se ripetere ogni gesto di sempre o iniziare a fare cose nuove e sentire comunque la sua mancanza in modi diversi.

E’ difficile spiegare questa assenza delle condivisioni con Geova. Quando ogni anno finisce e ne ricomincia un altro, pensi al passato e riaffiorano pochi ricordi, perlopiù quelli tristi. Ogni anno che scorre, speri che un giorno tutto passi. Ci sono altri momenti che sembrano indicare una specie di progresso: quando cessano le lacrime; quando il dolore è solo un ricordo.

A volte in queste certezze si annidano i fallimenti e le ricadute. E poi, il dubbio, se si tratti davvero di traguardi raggiunti o di qualcos’altro. Ogni giorno che passa è una pena. A volte ti senti intrappolato senza nessuna speranza di uscirne. Cerchi disperatamente il senso della vita nei modi più disparati.

Se poi non hai nessuna inventiva, se il sole della speranza rimane a lungo oscurato, cerchi di colmare il vuoto con ansiolitici e antidepressivi; altrimenti affoghi nel bere o in un’overdose di cocaina.

Il mio sole ha dentro di me i raggi neri. Tenere ogni cosa dentro di sé può distruggere. Vorrei portare alla luce le mie emozioni, confidarmi, trovare qualcuno che la pensa allo stesso modo e che sappia guardare oltre. Poiché non ho a chi confessare, confesso a me stesso, e se trovassi qualcuno non saprei come farlo. Il mio grido di dolore non accetta semplici risposte; non si accontenta di facili consolazioni.

Eppure, mi sento ancora un servo di Dio, che con la sua inquietudine, la sua debolezza e i suoi errori cerca di capire se stesso fino in fondo. Quando sperimenti lo smarrimento della fede e le certezze vengono meno, esplori qualsiasi percorso nella tua vita. Se non ci riesci, ti rassegni. Poi, ti accorgi che una filosofia della rassegnazione non ha voli eroici.

Nella disperazione ci si può rassegnare, ma ci si può anche disperare della rassegnazione. Provi amarezza e diventi consapevole che essa è poca cosa rispetto al gusto aspro che prova l’anima senza lo spirito di Geova. La verità talvolta ha il sapore dolce e il retrogusto amaro. Quando è dolce perdona, quando è amara guarisce. Nonostante tutto non mi considero lontano da Dio.

Nei momenti silenziosi dell’anima prego ancora intensamente: “Dalla profondità del mio cuore ti ho implorato Geova, affinché non cammini nell’oscurità. Consentimi di rimanerti accanto, affinché la notte si disperda con le sue ombre, e la luce del mattino mi possa raggiungere all’improvviso”. Nel frattempo, mi sento solo come un’ombra tra la gente. Ho letto da qualche parte, che nessuno può essere solo se è solo con Dio.

Mi conforto pensando che sia così. Nonostante tutto, continuo a piangere: “Raccogli le mie lacrime nel tuo otre” (Salmo 56:8). Intanto, guardo con occhi inattivi il cielo e continuo a rivolgere il mio sguardo a Geova.

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