Ogni uomo è artefice del suo destino

La libertà di scelta e le relative responsabilità che ne conseguono costituiscono – secondo Pico della Mirandola – la dignità dell’essere umano. Un diritto questo, completamente inesistente e calpestato con atrocità nei campi di concentramento nazisti.

Nella sua opera più importante, l’Orazione sulla dignità dell’uomo, il grande umanista descrive la creazione dell’uomo da parte di Dio come l’atto finale con cui il Supremo Architetto dà vita all’universo. Dio crea l’uomo come un essere dotato di grande razionalità, in grado di cogliere la bellezza del creato, ed è l’unico, grazie alla sua dignità, di elevarsi e partecipare alla sostanza divina, cioè diventare un unico spirito con Dio.

La natura umana, secondo Pico della Mirandola, non ha pari, anzi il Creatore ha reso capace l’uomo di plasmare a suo piacimento il suo essere, scegliendo il ruolo più adatto a sé nel mondo. Pico della Mirandola sviluppò acutamente il tema della dignità dell’uomo. Queste sono le parole che Pico immagina Dio abbia pronunciato rivolgendosi all’uomo appena creato:

«Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine».

Pico afferma che solo l’uomo, grazie al suo libero arbitrio, può decidere il proprio destino: innalzarsi sino a Dio oppure discendere sino ai bruti. Tali temi sono desunti sia dagli insegnamenti della Bibbia, sia dalla riflessione della cultura greca. L’orazione di Pico della Mirandola termina con questa esortazione:

«… accostiamoci agli antichi padri; essi, per la familiarità e la consuetudine che avevano con queste cose, ce ne possono dare testimonianza ricchissima e certa. Consultiamo l’apostolo Paolo, garante scelto, su quali fossero le attività degli eserciti dei Cherubini che vide quando fu elevato al terzo cielo. Noi dunque, emulando in terra la vita dei Cherubini, dominando con la scienza morale l’impeto delle passioni, disperdendo la tenebra della ragione con la dialettica, come lavando via le sozzure dell’ignoranza e del vizio, purghiamo l’anima perché gli affetti non si scatenino senza freni o la ragione di quando in quando sconsideratamente deliri. Quindi nell’anima composta e purificata diffondiamo la luce della filosofia morale, per renderla infine perfetta con la conoscenza delle cose divine».

Mentre il sesto “giorno” creativo volgeva al termine, a splendido coronamento della sua creazione terrestre, Dio fece l’uomo e poi la sua compagna, la donna, di gran lunga più meravigliosi di qualunque precedente creazione materiale, donando loro una libertà e una dignità uniche nell’universo, come ben si espresse poeticamente il salmista: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene” (Salmo 139:14).

Nonostante l’uomo sia meraviglioso, la dignità umana viene continuamente oltraggiata. Gesù impartì quello che molti considerano il più famoso insegnamento riguardante le relazioni umane: “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro”. (Matteo 7:12) Questa regola induce a rispettare i propri simili, sperando di essere contraccambiati. I fatti storici dimostrano che non sempre è così.

Domenica 27 gennaio 2019 si celebra l’ennesimo Giorno della memoria. Quest’anno lo vogliamo ricordare associandolo alla dignità umana.

«Ogni aspetto della vita nel campo era un altro passo giù per la china dell’umiliazione e dell’abiezione». (Magdalena Kusserow, una testimone di Geova,sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti).

L’integrità permise loro di non perdere la dignità

Durante la seconda guerra mondiale più di 2.000 testimoni di Geova furono rinchiusi nei campi di concentramento nazisti a motivo della loro fede. Nel suo libro My Story, Gemma La Guardia Gluck, una ex detenuta di Ravensbrück riferisce: “A un certo punto la Gestapo annunciò che gli Studenti Biblici che avessero rinunciato alla propria fede e firmato una dichiarazione che lo comprovasse sarebbero stati rimessi in libertà e non sarebbero più stati perseguitati”. In quanto a coloro che rifiutarono di firmare la dichiarazione scrive: “Preferirono continuare a soffrire e ad attendere pazientemente il giorno della liberazione”. La ragione di quella presa di posizione? Magdalena Kusserow, oggi più che ottantenne, spiega: «Restare fedeli a Geova era più importante che restare in vita a ogni costo. Conservare la nostra integrità significava conservare la nostra dignità».

DODICI MEMBRI DELLA FAMIGLIA KUSSEROW furono internati a motivo della loro fede religiosa in diverse prigioni, penitenziari, campi di concentramento o riformatori nazisti. Due figli furono giustiziati come obiettori di coscienza: Wilhelm fu fatto fucilare dalla corte marziale affrontando la morte in maniera dignitosa; Wolfgang fu decapitato nel penitenziario di Brandeburgo. Wolfgang, davanti al tribunale disse: «Sono convinto che se Gesù Cristo fosse presente oggi sulla terra, sarebbe perseguitato come allora». (La loro storia in Holocaust Encyclopedia).

Conservare la propria dignità

Nei limiti del possibile dobbiamo riflettere le magnifiche qualità del nostro Creatore, compresa la sua dignità. Nel comando di ‘amare il prossimo come se stessi’ è implicita la necessità di avere dignità e rispetto di se stessi e degli altri in maniera equilibrata. Se vogliamo che gli altri ci rispettino e ci trattino dignitosamente, dobbiamo dimostrare di meritarlo mantenendo una buona coscienza.

Anche se ognuno è artefice del suo destino, il rispetto per la dignità altrui è un requisito cristiano che va mostrato a chiunque merita onore e stima. Geova ha concesso a ciascuno di noi un certo grado di dignità e di onore che dovremmo riconoscere e conservare, soprattutto perché ha meravigliosamente donato la vita al genere umano. Rispetto e dignità sono valori assoluti e imprescindibili per il benessere eterno dell’umanità.

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