Orientarsi oggi nel web è difficile

Con l’avvento dei social nasce per molti testimoni di Geova attivi e inattivi (e anche altri che lo sono stati) l’esigenza di schierarsi, di dire la propria di fronte a questi cambiamenti inaspettati, forse nel tentativo estremo di non perdere la propria individualità, ai quali avevano perso l’abitudine. I social stimolano i commenti e inducono a esprimere il proprio pensiero, a volte logico, a volte sconclusionato, altre volte di parte, per cui orientarsi per una scelta ponderata e obiettiva diventa molto difficile.

I social network sono pieni di profili che esprimono le più disparate opinioni. Si è contro questo o quello; a favore dell’uno e il contrario dell’altro.

Ci si esprime con termini velenosi, speculari, indagatori, intolleranti. Vi circolano una marea di informazioni mutevoli, di ragionamenti astrusi e cervellotici, di idee ottimiste e apocalittiche.

Molti si convincono che il mondo virtuale sia uguale a quello reale, dove ogni situazione descritta nel web sia identica a quella che si vive ogni giorno. Le ribellioni tanto decantate nel web contro il sistema teocratico dei tdG sembra che smuovano migliaia di aderenti e non, a mobilitarsi nelle congregazioni, a esprimere le loro idee, a fare manifestazioni e crociate varie. La realtà è ben diversa da come si immagina nei vari siti pro e contro i tdG.

In genere di fronte a tale rivoluzione digitale orientarsi per avere un’idea chiara su quello che si crede e si pensa di fare è diventato complicato. Così si lascia sempre di più che le cose facciano il loro corso, evitando di cercare una soluzione, di fare una scelta; si respira un clima di arrendevolezza, di disillusione. In altre parole: è proprio difficile che qualcuno si schieri da una parte o dall’altra. Spesso si tratta solo di pochi aderenti rispetto ai milioni di membri che formano l’organizzazione dei tdG. Si tratta di una messinscena, di una rappresentazione virtuale che ha pochi riscontri nella realtà. Molti contenuti vengono spesso gonfiati per rendere credibile l’incredibile.

Sì, è vero, le defezioni non mancano (non sappiamo ufficialmente se in numero minore o maggiore rispetto al passato). A noi pare che molte di queste situazioni descritte nei vari siti si svolgono in un ambito più ristretto, che giungono agli occhi del mondo per un attimo, per essere poi dimenticate subito dopo. Gli altri, al massimo, ne condividono la notizia, mostrando la loro indignazione sui social, ma la cosa finisce lì.

Molti si comportano come uno stormo di uccelli che si muovono in massa sui cieli verso una direzione e poi all’improvviso uno degli uccelli fa un movimento brusco e diverso e tutti i membri del gruppo lo seguono e vanno compatti nella direzione opposta. Si fidano dell’uccello “guida” e seguono l’orientamento indicato. Schierarsi da una parte si riduce a un temporaneo sostenere una causa, un pensiero, un fatto, per poi passare oltre, in modo improvviso, repentino, veloce. Basta leggere i commenti di certi siti e vi accorgerete dei cambiamenti repentini di parere.

Sono in tanti a confondere che appartenere, schierarsi, esprimere pareri diversi sia sinonimo di adesione. In realtà si può esprimere un pensiero che diverge anche dai canoni ufficiali dei tdG, ma questo non vuol dire disubbidienza, rivolta, insurrezione, defezione o condividere una causa contro la congregazione cristiana. Alcuni si sentono liberi di esprimersi senza essere obbligati ad una coerenza e senza dover subire conseguenze pratiche. Oggi è difficile orientarsi nella vita reale, provate a immaginare quanto lo sia quella digitale. È andata smarrita quella visione d’insieme, del nostro posizionarsi nella vita religiosa. L’essere in grado di sostenere, allo stesso tempo, tutto e il contrario di tutto, ci rende simili a personaggi capricciosi, dove non c’è logica, linearità, saldezza, unità.

Uno dei motivi del disorientamento digitale per cui diversi cristiani non si schierano è che, in fondo, non hanno motivazioni per farlo. Mancano di idee ben radicate rispetto a quelle in cui si crede da tempo, è difficile – pur attraversando momenti di crisi – aggrapparsi a ragionamenti diversi, forse condivisi in parte, ma pur sempre privi di una base solida e di un’aspettativa soddisfacente. Andare via dalla congregazione non è una proposta allettante. I problemi non si risolvono come alcuni sostengono, anzi in alcuni casi peggiorano. E poi, andare via per dove?

Schierarsi significa essere consapevoli di ciò che si desidera e non solo di cosa si crede. Non sempre il desiderio collima con il credo e spesso a prevalere è il desiderio di rimanere nella congregazione più che il semplice disaccordo su profezie, interpretazione e cose simili che potrebbe spingere qualcuno ad allontanarsi. E chi si allontana lo fa perché in lui manca un’identità, manca un pensiero di riferimento dal quale partire per compiere scelte, per prendere posizione. In fondo, farlo presupporrebbe un impegno che molti non sono pronti a mettere in campo. Allora meglio premere sul tasto “condividi”, e passare oltre.

Orlando furioso lotta con Rodomonte re di Algeri

CANTO XXIX [1] ORLANDO FURIOSO
O degli uomini inferma e instabil mente!
Come siàn presti a variar disegno!
Tutti i pensier mutamo facilmente,
Più quei che nascon d’amoroso sdegno.

O mente degli uomini malcerta e instabile! Come siamo tutti pronti a cambiare idea! Mutiamo facilmente tutti i pensieri, specie quelli nati da una delusione amorosa.

Rodomonte, guerriero saraceno fortissimo, temerario e orgoglioso, affronta con ostentato disprezzo ogni pericolo e avversità. Per antonomasia, si riferisce a un individuo prepotente e spavaldo, che fa minacce o soprusi, che si mette in imprese arrischiate per esibizione di forza o d’autorità.

Orlando impazzisce d’amore per Angelica e nel suo furore devasta tutto ciò che incontra. Un giorno, pazzo e nudo arriva a un ponte dove incontra Rodomonte. I due si azzuffano e cadono dal ponte in acqua. Rodomonte fa fatica, a causa dell’armatura a uscire dall’acqua, mentre Orlando senza nulla addosso esce facilmente e se ne va via come se niente fosse successo.

Ci siamo serviti di questa metafora per indicare le zuffe verbali, quando due o più commentatori se le danno di santa ragione, e che avvengono quando si commenta un post o un articolo e poi alla fine ognuno rimane convinto della sua idea. Come Orlando ci si infuria e si litiga con il Rodomonte di turno. Poi ciascuno se ne va via dal forum o abbandona la pagina dei commenti, come se nulla fosse.

La persona accorta, quando nel mezzo del ragionamento capisce di aver torto, lascia cadere la discussione con eleganza, ammettendo che “forse” l’interlocutore ha in parte ragione e cambia improvvisamente discorso. Quelli che proprio non riescono ad ammettere la sconfitta dialettica, invece, furenti con chiunque, caricano a testa bassa, con le ultime energie rimaste per cadere nel fiume di parole e poi uscirne nudi come se non è successo niente.

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