Il padre perduto ovvero l’eclissi di Dio

Oggi c’è una nostalgia del padre, quello che vede, sorride e sgrida. Un padre che non abbia paura di fare il suo mestiere. Che sappia insegnare ai suoi figli a essere padri. Non un padre perduto in una terra di nessuno, dove non può più guardare né stare vicino ai suoi figli. Un padre che sia in grado di dare forma alla vita di suo figlio. La speranza è che ritorni, perchè se torna lui, torna anche il vero Padre, colui che ha generato la famiglia umana. Abbiamo bisogno del Padre.

Hanno ammazzato il padre e ora non sanno che fare, né come rimpiazzarlo. C’è poco da ridere. Fu quella ideologia, nata nel 1968 e proseguita con i giovani degli anni ‘70 a detronizzare il padre con le loro contestazioni, fino a decretarne la morte. Un guazzabuglio culturale che sta coinvolgendo sociologi, psicologi e psicanalisti.

Abbattuta ogni autorità, quella generazione ha vissuto con profondo rancore tutto ciò che di paterno veniva considerato oppressivo e autoritario. Hanno rivoluzionato gli antichi concetti di famiglia e hanno decapitato la figura del padre ‘autoritario’ fino a rendere i padri deboli, indifesi, assenti. Sono riusciti a far evaporizzare la figura paterna.

Dopo decenni si sono accorti del danno fatto e cercano di metterci una pezza inventandosi un padre pasticciato: un papà moderno, anzi un  papino, papone, papetto, papuccio, che presumendo di essere una protezione per i figli si è ridotto a un fratello, un compagno, spesso di giochi. Altro che papini sindacalisti, più che difendere i loro diritti, dovrebbero dare ai figli un modello di vita, un esempio di responsabilità.

ORFANITA’ CONTENTA. Da una parte, gli orfani di padre magnificano la libertà di cui godono, dall’altra resta il cadavere del padre, da cui alcuni spolpano gli ultimi brandelli di carne prima di scavare una fossa profonda per la sepoltura eterna. Negli scaffali delle librerie proliferano i saggi sulla figura del padre assente.

E’ quindi evidente che il rapporto odierno tra figlio e padre è in crisi e ciò si riverbera anche sulla fede in Dio. L’eclissi del padre terreno corrisponde a un indebolimento della figura del Padre Eterno.

Ad esempio, se il padre frequenta regolarmente le funzioni religiose o le adunanze anche i figli  andranno in Sala o in Chiesa. Non partecipare alle attività teocratiche indebolisce il senso della vita, si prova un sentimento di abbandono e si ha la sensazione di “non potercela fare più”. In questi casi i pensieri sono rivolti al passato, a tutto ciò che si è perduto. I cristiani “senza padre” considerano la perdita come un affronto, incomprensibile e inaccettabile.

Di conseguenza, il principio di autorità viene scalzato insieme alla figura paterna. Se non bisogna più obbedire al Padre divino e al padre naturale, perché assecondare chiunque chiede di obbedire a una norma, come il vigile, il bigliettaio, l’anziano di congregazione o il sorvegliante di circoscrizione?

Voglia di Dio. La mancata esperienza di paternità ha in qualche modo gettato un’ombra sulla concezione religiosa del Padre Eterno. Due secoli di guerra culturale, scientifica, metodica, sistematica contro Dio non poteva che sortire un indebolimento della figura paterna e paradossalmente un rafforzamento della figura materna: la madre in famiglia e la Madonna nella religione.

L’assenza paterna nasce anche dalla diffusione di separazioni e divorzi che si concludono quasi sempre con l’espulsione di casa del padre e con la rottura o l’indebolimento del suo rapporto con i figli.

Negli anni ’70 il futuro di Dio e delle religioni sembrava segnato. In tanti hanno dovuto cambiare opinione, altri se ne pentono o si accapigliano sul come uscire dall’impasse.

Mai come oggi c’è voglia di Dio, un desiderio reale che serve per trovare sostegno nei drammi della vita, e che convive con l’orientamento materialistico della modernità e della secolarizzazione. Pur nella sua ambiguità, tale voglia si manifesta in forma individuale, quasi mai in forme istituzionalizzate e lontana dai canoni tradizionali.

Oggi, l’uomo ha capito a sue spese che non si può essere felici senza soddisfare il bisogno dei valori spirituali. (Matteo 5:3)

Si spera che le cose inizino a cambiare anche nelle congregazioni dove gli anziani responsabili sono visti in un certo senso come dei padri spirituali. Un nostro articolo dal titolo: Gli anziani, una presenza assenza, evidenziava il malcontento sommerso che c’è nelle congregazioni riguardo alla presenza assenza dei pastori, una gerarchia che non ha a cuore il benessere delle pecore di Dio e che cerca solo visibilità e palcoscenici teatrali.

La loro presenza assenza nelle congregazioni è debole e inaccettabile. Più che assomigliare ai padri spirituali di una volta sembrano dei papetti. Se i tdG soffrono questa assenza nelle comunità e alcuni sono diventati inattivi e altri si sono dissociati, la colpa non è dell’eclissi di Geova ma è da attribuire a una parte di questi falsi positivi.

Anonimi senza volto, in giacca e cravatta e pure contenti della loro orfanità. La riscoperta del padre apre nuovi orizzonti anche sulla fraternità tra attivi e inattivi.

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