«Padre, se anche tu non fossi il mio»

a mio padre

Pugno di ferro o guanto di velluto? Correggere senza avvilire? Avvolgere di tenerezza chi sbaglia?

«Il Papa sdogana anche la sculacciata» è il titolo di un articolo pubblicato su Repubblica giovedì scorso. Prima la polemica per il “pugno” di Bergoglio a chi gli offende la madre, ora arriva la sculacciata. «C’è bisogno di padri magnanimi e pazienti», ha detto papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì. «Fermi quando è necessario, perché il padre di famiglia deve essere presente con i figli e deve saper attendere, perdonare e picchiare i figli, ma mai in faccia per non avvilirli». L’educazione dei figli è da sempre un argomento che suscita opinioni differenti. La figura del «padre assente» che genera «orfani in famiglia» produce mancanze e ferite con conseguenze gravi nella famiglia stessa.

Pugno di ferro o guanto di velluto? Picchiare i figli pur non avvilendoli e correggerli con tenerezza? Al riguardo c’è una toccante poesia: «Padre, se anche tu non fossi il mio», che piace moltissimo a Inattivo.info e può essere oggetto di riflessione, non solo per i figli che hanno un rapporto complicato con il padre, ma anche per i molti pastori delle congregazioni, che in un certo senso sono considerati come «padri» nella grande famiglia di Geova. Che tipo di correzione deve esercitare l’anziano nei confronti dei proclamatori attivi e inattivi?

Per apprezzare meglio il contenuto della poesia e capire la complessa personalità di Camillo Sbarbaro, poeta e scrittore ligure, non molto conosciuto dal grande pubblico, è necessario lasciar stare il linguaggio forbito, espressivo e ricco di metafore. E’ necessario addentrarsi in un mondo semplice, ricco di profumi e di bellezze naturali, perché la sua è un’espressività essenziale e asciutta. Il padre era ingegnere, la madre muore di tubercolosi quando lui era piccolo. Nella poesia «Padre, se anche tu non fossi il mio», il poeta che aveva avuto un difficile rapporto con il padre quando questi era in vita, illustra con due immagini semplici e intense la figura positiva del padre, dopo la sua morte.

a mio padre

4-6 Poiché mi ricordo di un mattino d’inverno quando scopristi la prima viola sul muro di fronte alla tua finestra.

16-17 non avevi il coraggio, poiché avevi visto te [così grande] inseguire la piccola.

18-19 tu, persa la tua sicurezza, l’attiravi al petto tutta spaventata.

25-26 fra tutti quanti gli uomini ti amerei già soltanto per il tuo cuore fanciullo.

 

UN PADRE PATERNO DAL CUORE FANCIULLO

Bastano due ricordi di vita quotidiana per far rivivere il padre in un’immagine di dolcezza e di forza, da suscitare nel figlio un attaccamento non dovuto a una paternità biologica, ma alle qualità dell’uomo, che egli amerebbe comunque «se anche» fosse «un uomo estraneo». Questa grande umanità paterna ha il potere di attrarre e conciliare. L’immagine evocata dal poeta, presenta una sensibilità femminile che fa scoprire al padre la viola sul muro e un gesto virile evidente dalla «scala di legno tolta in spalla», che fa apparire ai «piccoli» che stanno guardando il padre, come un’impresa eroica. C’è, infine, la funzione punitiva tipica del ruolo paterno, sopraffatta dalla spinta emotiva e protettiva. Di fronte alla paura della bambina minacciata, scatta un istinto materno di accoglienza avvolgente e incondizionata: «l’avviluppavi come per difenderla».

Il padre piace al figlio perché ha un «cuore fanciullo», genuino, sincero, allegro. La generosità del padre è tale che va oltre il rapporto problematico del figlio. Di fronte a una personalità così amabile, il poeta si scioglie in un’intensa dichiarazione d’amore: «Anche se non fossi mio padre, ti amerei ugualmente per le tue meravigliose qualità».

Siamo figli del peccato, eppure, nonostante i nostri errori Geova ci ama così. Egli non ci rincorre per punirci. Geova è troppo grande e noi troppo piccoli e fragili. Non vuole incuterci paura quando sbagliamo, ma desidera «avvilupparci» con le sue grandi braccia e stringerci teneramente a lui, nel suo accogliente seno, per rassicurarci e farci sentire il calore del suo amore che avvolge e perdona.

All’interno del testo, il destinatario è il padre, mentre all’esterno è il lettore cui si rivolge il poeta. Ma il vero destinatario sei tu, il lettore reale, proclamatore attivo o inattivo, che stai leggendo questi versi commoventi e che mirano soltanto a dirti, quanto Geova ami avvolgerti a lui, nonostante gli sbagli e le scelte da te fatte.

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