Parlarsi e non capirsi

Il vero insegnante le scritture se le strappa dalle viscere, il mediocre e l’incompetente le tirano fuori dal taschino della giacca.

“Due anziani sono venuti a casa mia per parlarmi e dopo due ore ho avuto l’impressione che si è perso solo del tempo” – racconta un inattivo.

Parlare tanto e comunicare poco sembra essere una delle cause dell’inefficacia di alcune visite pastorali agli inattivi.  Comunicare significa “mettere in comune”, cioè condividere informazioni e idee, in questo caso i consigli biblici.

LE INTENZIONI NON BASTANO. Il successo di una visita pastorale non si misura sulla base di quello che gli anziani hanno intenzione di dire, ma sulla base di quello che l’inattivo ascolta e comprende. I consigli scritturali si devono trasmettere in maniera corretta e appropriata, altrimenti c’è il rischio che le intenzioni rimangano tali.

MOTIVARE ALL’ASCOLTO. L’inattivo e gli anziani devono mostrarsi disponibili a prestare attenzione. Gli anziani non devono dare per scontato che l’inattivo – durante la conversazione – non abbia la mente altrove. D’altro canto, quando l’inattivo parla, gli anziani non devono pensare ad altre faccende. Se ciò che si dice o si ascolta non è interessante è meglio coinvolgersi con argomenti più specifici.

NON SI COMUNICA SOLO A PAROLE. Si deve prestare molta attenzione alle emozioni e ai sentimenti dell’inattivo. Non consideratelo un “debole”, soprattutto, quando apre il suo cuore per raccontare le sue sensazioni. L’inattivo capisce non solo da come parlate, ma anche da come ascoltate se siete sinceri o no. Inoltre, si comunica anche con il tono della voce e con il linguaggio del corpo.

ADEGUARSI. Gli anziani non possono cambiare lo stato dell’inattivo solo perché lo desiderano. Si devono adeguare ai suoi bisogni, alla sua personalità e al tipo di situazione, evitando ovvietà e discorsi preconfezionati. L’inattivo conosce bene la sua situazione. Voi no. Non ha bisogno di prediche. Vuole accertarsi se voi anziani siete in grado di capirlo. Si adegua anche lui a voi. Non dimenticatelo.

ALTRI CONSIGLI PER VOI ANZIANI. Sforzate le vostre facoltà cerebrali per comprendere il punto di vista dell’inattivo e rispettate i suoi bisogni. Abbiate le idee chiare prima, durante e dopo la visita. Riflettete sulle caratteristiche positive dell’inattivo. Ricordate che è ancora una pecora che appartiene a Geova. Scegliete il momento e il luogo adatto per parlargli. Rinunciate a qualsiasi impegno se l’inattivo desidera parlarvi quando siete occupati.

Ho saputo che un inattivo ha avvicinato un anziano durante la testimonianza con l’espositore mobile. Altro che testimonianza! Era così impegnato a smanettare con il telefonino che l’anziano non vedeva l’ora che l’inattivo togliesse il disturbo.  Morale: La pecora smarrita cerca il pastore, lo trova e questi non vede l’ora di mandarla via. Complimenti per il sincero interesse. Complimenti anche per l’ottimo modo di testimoniare Cristo per strada (giocare con il telefonino tra anziani). Questa occasione potrebbe non capitarvi mai più. Siate desti nell’uso del cervello.

Non sovrapponete troppi argomenti quando siete con lui. Non siate ambigui se i vostri consigli sono legittimamente basati sulla Bibbia. Per far capire un punto, a volte, è sufficiente una scrittura o un esempio biblico. Mostrate cautela nell’applicazione dei versetti biblici. Ricordate che la Parola di Dio agisce nel cuore dell’inattivo anche dal modo come voi ne parlate.

Fate domande personali per capire se l’inattivo ha compreso. Al termine della visita accertatevi che non ci siano dubbi o equivoci. Concordate un altro momento se ci sono eventuali domande o punti poco chiari. Soprattutto, pregate Geova per concedervi la sua sapienza. Fate tutto il possibile affinché la vostra inattività pastorale non sia ulteriore causa di scoraggiamento, non soltanto per l’inattivo, ma anche per tutti i fratelli che hanno bisogno della vostra presenza pastorale.

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