Pastori feriti

Anche i sorveglianti di circoscrizione e gli anziani di congregazione possono essere oggetto di depressione, ostracismo, pettegolezzi, infamie, errori di giudizio e critiche ingiustificate.

Non di rado sono vittime innocenti di pastori-mercenari e di lupi che hanno il manto di pecore. Esposti al male e al giudizio spietato da parte di alcuni loro confratelli, si sentono abbandonati a se stessi e vivono la loro fede in una gravosa solitudine interiore.

 A furia di parlare di pecore ferite ci si dimentica che nell’organizzazione dei tdG esistono anche pastori feriti. Anziani e sorveglianti in serie difficoltà che, spesso, sbagliano anche loro e che si trovano ad essere abbandonati dai loro stessi fratelli.

E’ vero che quando sbaglia un pastore, non sta sbagliando un “peccatore” qualunque. Questo non significa che non abbia diritto al nostro aiuto e alla nostra misericordia. Soprattutto se si tratta di fratelli che hanno fatto serie rinunce e grossi sacrifici per amore di Geova. Spesso non conosciamo i fatti e non sappiamo se sono bersaglio di invidie, gelosie, complotti e ricatti da parte di pecore con i peli di lupo nello stomaco.

Diversi di loro combattono le ingiustizie dentro le congregazioni, ma non sempre ci riescono. Ci sono cose che vanno al di là delle loro possibilità e dei loro sforzi. Il timore di trovarsi “in mezzo alla strada” per scelte non condivise dal CD o dal corpo degli anziani è sempre presente.

Si deve tener conto che questi fratelli si sono dedicati al Regno e alla sua evangelizzazione e non ai problemi dei corpi degli anziani e alle beghe delle congregazioni. Quando si sono dedicati non immaginavano che sarebbero diventati esecutori di disposizioni.

E’ ragionevole aspettarsi che i veri problemi li incontrino nel territorio parlando del Regno e delle sue promesse e non in congregazione con i fratelli che hanno la stessa fede e servono lo stesso Dio. Fa male vedere alcuni anziani e sorveglianti abbandonare il loro incarico per problemi sorti con i fratelli invece che con il “mondo” di Satana.

BISOGNO DI RECIPROCITA’. Spesso, nelle congregazioni, ci si dimentica che ogni cristiano è al servizio dell’altro. Non esistono cristiani al servizio di corpi degli anziani, sorveglianti e corpo direttivo, ma cristiani che si servono  l’uno dell’altro. E’ l’amore che contraddistingue il nostro servizio che rendiamo a Geova (Gv 13:34)

Questo bisogno di reciprocità è uno dei cardini del nostro credo. Il servizio vicendevole è il mezzo più importante per adorare Geova. Senza di esso il nostro servizio è un “cembalo” ricco di sonorità ma vuoto di sostanza (1 Cor 13:1).

Il vero cristiano non offre un kit di servizi mettendo a disposizione dell’organizzazione il proprio tempo. Il vero servizio è prendersi cura l’uno dell’altro, mostrandosi reciprocità fraterna senza condizione alcuna. Gli anziani e i sorveglianti (quelli veri) hanno bisogno di questo mutuo soccorso da parte dei loro confratelli. La reciprocità non è frequentare passivamente le adunanze e al termine di esse andarsene come se nulla fosse o svolgere un servizio di campo formale.

La Sala del Regno non è il luogo della severità e della punizione, bensì il luogo dove Cristo ci stimola a fare il bene più possibile. Gli incontri che in essa avvengono hanno lo scopo di edificare e incoraggiare non solo i proclamatori, ma tutti, inclusi gli anziani e i sorveglianti. Tutti hanno bisogno di tutti e ognuno ha la sua importanza, indipendentemente dal ruolo che occupa nella congregazione (1 Cor 12:21,22).

Nelle congregazioni e nelle circoscrizioni ci sono ancora (pochi) anziani e sorveglianti che hanno a cuore le pecore di Cristo. Non è giusto mettere nel calderone dei bolliti anche loro. Il problema è che questi sono abbandonati a se stessi, criticati senza che nessuno li aiuti, la cui vita è resa dura anche da alcuni componenti della congregazione.

Che un tale atteggiamento sia tipico degli oppositori e di chi non è più un “praticante” c’è da aspettarselo, ma è deprimente che questi attacchi arrivino dall’interno delle congregazioni. Chiudere gli occhi o abbandonare un fratello anziano/sorvegliante è una totale mancanza di amore. Soprattutto quando uno di loro si dimette non perché sia venuto meno ai requisiti scritturali, ma per motivi seri (malattia, lutto, responsabilità familiari, ecc.).

FRANCHEZZA. In congregazione ognuno è responsabile dell’altro. A volte è necessario far notare a un anziano i pericoli che corre o che fa correre agli altri, aiutandolo a uscire da una tale condizione per mezzo di una fraterna correzione. E’ normale che la congregazione sia esigente nei riguardi degli anziani e dei sorveglianti. Il problema è che la maggior parte dei proclamatori, per timore o per un rispetto umano mal inteso, non osano affrontare gli anziani e i sorveglianti quando questi hanno problemi o li causano agli altri.

Mancando di coraggio si lascia aperta la porta dei conflitti e delle delusioni, a volte anche quella dell’abbandono del ministero.Vi sono conflitti che non possono essere vissuti, né superati semplicemente per “ubbidienza e sottomissione all’autorità costituita dallo spirito santo”. A volte ci si chiede se sia veramente lo spirito santo a nominare “certi anziani” visto i danni che procurano.

QUANDO DECADE LA NOMINA. Ciò che fa vivere un anziano e un sorvegliante è l’amore dei fratelli, nonché l’amore di Dio. Tolta l’etichetta di nominato, per la maggioranza della congregazione, decade anche l’amore e l’apprezzamento per questi cari fratelli. Ora contano come il due di picche, cioè nulla. Anche se decade la nomina, non decade l’esperienza, la maturità e la loro storia.

C’è la tendenza da parte di chi li ha sempre invidiati a trovare l’occasione per fargliela pagare, come se questi fratelli avessero commesso chissà quale crimine. Altri li vogliono rottamare come rifiuti ingombranti. Non è raro che un ex anziano diventi una pecora perduta.

Se poi malauguratamente uno di questi nominati commette un peccato e viene rimosso, che Dio ce ne scampi. Chi, senza voler “scusare” il peccato, toccherà il cuore di questo ex nominato? Chi lo accoglierà nell’amore e nello spirito cristiano? Chi lenirà le sue piaghe? Chi lo accompagnerà nella sua guarigione? Chi gli manifesterà fiducia?  Chi farà in modo che il perdono non sia una bella parola biblica? In che termini si parla ora di lui? I fratelli cosa ricordano di lui: il suo passato di fedele servitore di Geova o il suo presente di peccatore? Lo vedono come una pecora da recuperare o come un fratello fallito?

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