Pecore dimenticate

pastoreFanno i piani per invitare tutti alla Commemorazione e si dimenticano gli inattivi.

Il vento soffia sul pendio della montagna e plana leggero come la brezza giù a valle, dove il gregge si sazia di un rigoglioso e verde pascolo. Il soffio del vento si fonde armoniosamente con lo scampanare di centinaia di pecore e del loro placido belare, creando nell’aria un suono melodioso d’altri tempi.

Gli agnellini succhiano, giocherellano, si rincorrono tra loro e dormicchiano ai piedi di mamma pecora. Il legno di quercia arde e riscalda l’ambiente. Il pastore mangiucchia il formaggio da lui affumicato con tanta maestria e passione.  Il suo occhio è attento mentre vigila sulle pecore sparse ovunque sotto un cielo basso e screziato da nuvole soffici e pastose.

E’ in questi luoghi segreti e solitari che il pastore si aggrappa per cercare l’equilibrio con la natura. Mestiere antico e nobile, quello del pastore, ricco di bellezza e difficoltà. Gregge e pastore, suoni familiari di memoria biblica: un tema sacro alla Scrittura.

Se il pastore sgozza una sua pecora in mezzo al gregge, le altre non si scompongono. E’ nella loro indole remissiva: quella dell’Agnello sacrificale. C’è in loro qualcosa di ancestrale, che risale agli albori della storia umana: Abele che sacrifica la pecora, prima offerta votiva a Dio. Un profumo soave che sale alto nei cieli, ma anche un odio profondo di Caino per Abele, prima vittima umana sacrificata. Sangue umano e sangue di pecora, il destino di un sacrificio unico che lega l’umanità al sangue dell’Agnello per eccellenza.

Un legame atavico, un destino già scritto. Ma, anche pecore sacrificate da pastori senza cuore e senza cure. E’ il destino delle pecore di Dio. Il pastore che sgozza una sua pecora è un gesto accettato dal gruppo delle altre pecore, ma se un estraneo entra furtivamente nell’ovile, esplode il panico. Le pecore diventano ingestibili. Solo allora il vero pastore capisce quanto sia importante il suo ruolo e la sua protezione.

pastore-tramonto

Se si esclude la lana, questi animali non interessano un granché al grande pubblico. Neanche alla grande industria del consumo. Puoi rinchiudere le galline, le mucche, i tacchini, ma le pecore, loro no. Peggio ancora: si ostinano ad avere bisogno della cura dell’uomo. Senza l’uomo non sanno vivere. Il vero pastore lo sa e per questo ha passione per esse. Il pastore non riposa, lavora duro.

Le pecore le deve mungere due volte ogni giorno. Se non lo fa, stanno male, se le munge troppo, soffrono. Un tempo, le pecore erano il sostegno economico di una famiglia. Oggi non valgono niente. Neanche i ladri le rubano più. L’abigeato? Che crimine sarà mai? Il pecoraio fa fatica persino a trovare moglie e se la trova non può dedicarle molto tempo. Una cosa lo convince a tener duro: la pecora è un animale benedetto e ha un futuro.

Oggi, molte certezze economiche sono diventate effimere, un soffio di vento. Ma, le pecore no, esse sono ancora un buon investimento per il futuro. Molti scongiurano il pastore a mollare questo genere di vita. Lui non cede. Non li ascolta. Tiene duro. Questo è il momento della crescita. La gente ha bisogno di qualità certe, garantite, non di mucche pazze o di aviaria. Le pecore ben pasciute fanno latte in abbondanza e di qualità. La Bibbia ha ragione: Gesù (Pastore e Agnello contemporaneamente) è l’Alfa e l’Omega del nostro ciclo vitale, la strada da percorrere, la conoscenza vera.

Oggi, torna di moda il latte di capretta, che in passato ha immunizzato milioni di bambini. Stanno ricomparendo le greggi. Sulle montagne ci sono orsi e lupi. Non sono loro i maggiori nemici delle pecore, ma è l’uomo che le abbandona a se stesse: cadono in precipizi, sono vittime di malattie e inciampi, lasciate inavvertitamente indietro e mai recuperate, abbandonate al loro destino di stenti e di morte certa.

Servono pastori forti, capaci di transumare, che sappiano resistere a lungo nei pascoli alpini. In quelle condizioni ci resistono solo i pastori forti, gente tosta, avvezza ai sacrifici e ai pericoli, non certo i borghesucci modernizzati tecnologicamente, che non hanno mai visto una pecora vera, abituati a vivere in mezzo alle comodità e ai lussi. Questi, a differenza delle pecore, non resisterebbero nemmeno una notte all’addiaccio.

pastore-31-246x300

Le pecore sono animali intelligenti. Se il pastore le tratta duramente, non riescono a mostrare ciò che realmente sono. Anche se la pecora bruca e il pastore cerca di allontanarsi, essa lascia il pascolo e lo segue ovunque. Le pecore tendono per natura a seguire una guida, non solo quella del pastore o del maschio più forte tra loro, ma anche quella della femmina più “saggia”.

Una posizione che raggiunge grazie alle cure e al nutrimento volontario che offre e senza mai manifestare cenni di violenza verso altre pecore o agnelli. A volte non tutti i salariati sono indifferenti. Alcuni rimpiangono di non essere i proprietari delle pecore. Essi fanno del loro meglio per aver cura degli animali, ma non sono loro a dover scegliere come allevarli e come utilizzarli. Non provano le stesse soddisfazioni di cui godono i pastori proprietari del gregge.

Caro inattivo, ci hai scritto che l’animo di un fratello, tuo prezioso amico, si è acceso durante l’adunanza, perché l’anziano che teneva la parte e l’uditorio che commentava, hanno menzionato ogni sorta di persone da invitare alla Commemorazione tranne gli inattivi. Così ha deciso di farlo lui, durante la preghiera finale, pregando Geova di stimolare i cuori di tutti affinché facciano ogni sforzo per invitare anche gli inattivi. Bravo fratello!

Che Geova possa benedire l’amore che hai per questi fratelli. Persino ai disassociati, gli anziani, a inizio anno teocratico dedicano del tempo per organizzare un programma di visite. Agli inattivi neanche questo tempo è concesso. Sono i paradossi di chi ci guida.

E’ uno strazio dell’anima, incontrare vecchie pecore che hanno sacrificato la vita per il Regno e che finiscono la loro esistenza dimenticati da tutti. In Geremia, Geova profetizzò che avrebbe suscitato pastori “secondo il mio cuore, e certamente vi pasceranno con conoscenza e perspicacia” (Geremia 3:15). Quanti sono i pastori nelle congregazioni che pascono le pecore secondo il cuore di Geova?

Oggi, molti agnelli e pecore sono sottoposti a crudeli pratiche negli allevamenti, confinati e ammassati in piccole gabbie, uccisi nei macelli. Spesso alle pecore è tagliata la coda senza anestesia, mentre gli agnelli subiscono la dolorosa procedura della castrazione senza un minimo di pietà.  Alcune pecore sono tosate, non a mano e con delicatezza, ma con mezzi meccanici che scorticano la loro pelle, procurando dolore e sofferenze.

Molte di esse muoiono per le ferite causate o per la troppa esposizione al freddo, perché tosati in inverno. Le pecore maltrattate, anche se sopravvivono, non riescono più ad adattarsi. Quando iniziano a produrre meno lana e poco latte sono mandate al macello e sostituite con animali più giovani e redditizi.

“Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! Non dovrebbero i pastori pascere il gregge? (…) Non avete rafforzato le deboli, e non avete sanato la malata, e non avete fasciato la fiaccata, e non avete ricondotto la dispersa, e non avete cercato di trovare la smarrita, ma le avete tenute sottoposte con asprezza, sì, con tirannia. E gradualmente si disperdevano perché non c’era pastore. (…) le mie pecore si dispersero su tutta la superficie della terra, senza che alcuno facesse ricerca e senza che alcuno cercasse di trovarle.

 Il Sovrano Signore Geova ha detto questo: ‘Ecco, sono contro i pastori, e certamente richiederò le mie pecore dalla loro mano e farò in modo che cessino di pascere le [mie] pecore, e i pastori non pasceranno più se stessi; e certamente libererò le mie pecore dalla loro bocca, e non diverranno cibo per loro’”.

“‘Poiché il Sovrano Signore Geova ha detto questo: “Eccomi, io stesso, e certamente ricercherò le mie pecore e ne avrò cura (…)  e certamente le libererò da tutti i luoghi ai quali sono state sparse nel giorno delle nuvole e della fitta oscurità. E certamente le farò uscire dai popoli e le radunerò dai paesi e le ricondurrò al loro suolo e le pascerò sui monti d’Israele, presso i letti dei corsi d’acqua e presso tutti i luoghi di dimora del paese. Le pascerò in un buon pascolo, e il loro luogo di dimora sarà sugli alti monti d’Israele. Là giaceranno in un buon luogo di dimora, e pasceranno sui monti d’Israele in un grasso pascolo (…)

E certamente susciterò su di loro un solo pastore, ed egli le dovrà pascere, sì, il mio servitore Davide. Egli stesso le pascerà, ed egli stesso diverrà il loro pastore. E io stesso, Geova, diverrò certamente il loro Dio, e il mio servitore Davide un capo principale in mezzo a loro. Io stesso, Geova, ho parlato – Ezechiele 34

lupo

Pensate che queste parole di Ezechiele si applichino ai pastori della cristianità? Ne siete certi? Voi disonorate le vesti del Grande Pastore Gesù, che portate addosso. Sepolcri anneriti dal fumo di Satana, con quale libertà di parola vi rivolgete ai presenti durante la Commemorazione della morte di chi si è sacrificato anche per le pecore inattive. Di quale amore parlerete, se voi per primi non lo mostrate?

Gli inattivi sono ancora pecore di Geova e voi siete i loro pastori, lo avete già dimenticato? Non ve ne importa nulla di essi? Da parte sua, Inattivo.info continuerà a dar voce a queste pecore dimenticate, un pungolo contro il vostro recalcitrare.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA