Pecore pesanti e fratelli fluttuanti

Spulciando tra i vari testi biblici posizionati in bella mostra sugli scaffali della libreria di…, un titolo attira la mia attenzione: PECORE PESANTI E FRATELLI FLUTTUANTI di Mauro Giuseppe Lepori, un monaco cistercense.

L’illustrazione della copertina la conoscevo già. Si tratta di un quadro di Giovanni Segantini dal titolo Ave Maria a trasbordo. La scena è ambientata nel lago di Pusiano, situato tra Como e Lecco. In una placida atmosfera serale, una famiglia di pastori, il padre che rema, la madre abbracciata alla figlioletta, e il loro piccolo gregge di pecore, attraversano sopra una barca il lago da una riva all’altra.

Dal campanile situato sullo sfondo si ode il suono dell’Ave Maria. Questo momento di preghiera coincide con gli ultimi raggi di sole. L’artista riesce a fermare questi due momenti in una dimensione di calma assoluta, quasi volesse bloccare il tempo. La transumanza (in questo caso il trasbordo) ha luogo in primavera. Il gregge dopo aver svernato in pianura, viene condotto verso i pascoli di montagna. In senso spirituale, molti vedono in questa rappresentazione, una metafora del cammino che ogni uomo deve compiere nella sua esistenza. Il suono improvviso della campana ricorda all’uomo che il lavoro non è tutto e che ogni cosa fa parte della sacralità della vita.

PECORE PESANTI

Perché l’aggettivo pesanti? Perché le pecore fanno sentire il loro peso, nel senso che averne cura implica molte responsabilità, a volte gravose. In questo caso, il peso delle responsabilità è maggiore rispetto alla media. La cura delle pecore implica fattori che vanno oltre la normalità, soprattutto in senso spirituale. Il libro mette in risalto un punto davvero interessante per chi ama le immagini. Gesù insegna al popolo il modo di agire di Dio attraverso le immagini. Per l’uomo non è difficile capire le cose di Dio, perché anche lui è un’immagine: a immagine di Dio. Con Gesù le parole diventano immagini vive. Questo straordinario modo di insegnare avvince esattori di tasse e peccatori, ma non i farisei e gli scribi, che anzi lo criticano.

I farisei non trattano con i pubblicani e i peccatori. Nel vedere Gesù che parla e questi che lo ascoltano, cominciano a mormorare. Gesù ne approfitta per trasmettere, sotto forma di domanda, un’immagine che conoscono bene: “Quale uomo fra voi, se ha 100 pecore e ne smarrisce una…” (Luca 15:1-7). La domanda di Gesù li obbliga a mettere in discussione le loro convinzioni e a riflettere prima di “mormorare” (Luca 15:2).

Anche se il pastore ha cento pecore, ognuna di esse è importante quanto le altre. Gesù vuol far capire che non vanno privilegiati i migliori e i più in salute a discapito dei fratelli fragili e bisognosi. I farisei conoscevano bene le parole di Ezechiele: “Voi mangiate il grasso, ma non pascete il gregge. Non avete rafforzato le pecore deboli, non avete cercato quelle smarrite” (Ezechiele 34:3,4) Quei pastori “spremevano” le pecore grasse e gettavano via quelle deboli. Lo stesso facevano i farisei.

A loro non andava giù l’idea che la pecora smarrita avesse più valore delle novantanove, al punto di essere “abbandonate” nel deserto. Loro si vedevano in queste 99 pecore e sentire che chi aveva agito peggio di loro era amato più di loro, che chi si era perso era cercato con più passione rispetto a loro, li mandava in bestia. In realtà le 99 pecore non furono abbandonate letteralmente. In un modo o nell’altro il pastore avrà provveduto a lasciarle in sicurezza. Gesù fa comprendere che la sua attenzione è rivolta, in questo caso, all’unica pecora smarrita, in armonia con quanto dichiarato in Luca 19:10 “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Inoltre Gesù fa capire che è troppo comodo aspettare che il figlio smarrito di Geova torni a casa da solo. Il pastore cristiano vaga nel “deserto”, magari per anni, alla ricerca della pecora smarrita “finché non la trova”. Di pecore da cercare ce n’è sempre. Spesso è Geova che ce le manda. Non per portarle al “macello” ma nella sua casa. La gioia del pastore è tale che quando la trova se la mette sulle spalle e gioisce di una gioia immensa per averla ritrovata. E’ questa la ricompensa più grande che può ricevere da Geova. La gioia dà energia all’amore. Qui non si tratta di “cullare” il fratello, ma offrire il nostro sostegno alla fragilità altrui. La gioia è di tutta la comunità. Va condivisa con tutti in congregazione, perché la congregazione è la casa di tutti.

FRATELLI FLUTTUANTI

Chi si è smarrito ha bisogno di sostegno. Lasciato a se stesso non si rende conto del suo stato di smarrimento. Lui non si considera né perso né errante. Il libro, riferendosi al fratello “scomunicato”, si collega a un termine tipico dei monaci benedettini: frater e sorores fluctuantes, “fratello o sorella fluttuante” o “galleggiante”. E’ come un naufrago sbattuto dai flutti del mare e che galleggia come un sughero, trascinato su e giù dalle onde. Chi fluttua manca di stabilità. (Efesini 4:14; Giacomo 1:6)

La fluidità non è per Gesù una causa di fluttuazione. Egli camminò sul mare in tempesta senza affogare. Avere fiducia in lui, in ogni aspetto della vita, significa “camminare” sulle acque senza fluttuare. Gesù prende sul serio la folle richiesta di Pietro di camminare sulle acque in tempesta. Per Gesù nulla è impossibile. Come a Pietro, anche oggi, dice: “Vieni!”. In un mondo fluttuante e inquieto, per non annegare è soltanto una questione di fede e Gesù ci incoraggia a “venire” da lui.

Gli anziani delle congregazioni devono aiutare i fratelli che fluttuano in questo sistema. Devono impegnarsi per consolare. “Consolare” vuol dire anche “stare con colui che è solo per renderlo intero”. Altro che comitati giudiziari, Dio chiama in causa ogni componente della congregazione per vedere se sta facendo tutto il possibile per reggere il fratello che sbaglia. Gli anziani devono stare con il fratello che fluttua affinché facciano da sostegno e non per giudicarlo e disassociarlo. Geova non si accontenta di accompagnarci e di stare con noi per rimanere “interi” o integri. Ci prende e ci porta sulle sue spalle. Cammina per noi in un mondo che non ha più un punto di stabilità. Non gli tende la mano per poi annegarlo.*

(Un nostro articolista)

Si chiama “On Space Time Foam” ed è una struttura fluttuante ideata dall’architetto Tomàs Saraceno. Costituita da tre livelli di pellicole trasparenti sospese a 20 metri da terra, questa gigantesca bolla camminabile trasporta i visitatori in una nuova dimensione senza coordinate spaziali, lasciandoli liberi di librarsi nell’aria tra pavimento e soffitto, tra terra e cielo. La struttura, è composta per il 99% da aria, ed è in grado di creare relazioni tra ogni singola persona e l’installazione. I movimenti di ognuno influenzano quelli degli altri e modificano l’installazione che si trasforma e muta continuamente come se ci fossero delle gigantesche onde marine. Ogni movimento, ogni flutto dell’uno condiziona il movimento degli altri. E’ difficile reggersi e mostrare stabilità in uno stato del genere.

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Il pastore non mette la pecora ai ceppi per punirla della sua lontananza. Prima la porta con sé sulle spalle, sana le eventuali ferite e poi la cura finché non diventa forte come tutte le altre pecore. L’inattivo che ritorna in Sala del Regno non ha bisogno che due anziani lo chiamino in saletta per bombardarlo di domande inquisitorie con lo scopo di cavargli dalla bocca una confessione di peccato. Non è un fratello nemmeno da mettere subito in restrizione. La pecora smarrita non è un evaso riacciuffato e posto quindi in cella di isolamento con le manette ai polsi. Va prima rafforzato e accompagnato così da renderlo fermo. In seguito se c’è da trattare qualcosa lo si farà sempre nello spirito di misericordia e mai con uno spirito giustizialista. C’è un tempo per ogni cosa. Diciamo questo, perché già di per sé è difficile che un inattivo ritorni in Sala, a volte ne ritorna uno su mille. E quando torna non deve essere subito inquisito, come se il più grande problema della congregazione fosse questo. Sappiamo di un fratello che dopo tanto tempo, finalmente si era deciso a tornare. Il corpo degli anziani, dopo qualche adunanza, lo ha chiamato in saletta per sapere se durante la sua assenza avesse commesso dei peccati. Al fratello è sembrato di trovarsi in un tribunale, processato per crimini contro Geova e l’umanità e non in un ospedale da campo dove curare le ferite ai malati. Per farla breve, il fratello non si è più fatto vedere. Smarrito più di prima. Già fanno fatica a tornare e quando tornano li facciamo scappare di nuovo. Grandi questi anziani! Dei veri fenomeni. (NdR)

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