Per un’etica delle parole responsabili

ALCUNE PERSONE SANNO PARLARE SOLO A SE STESSE E NEMMENO SI CAPISCONO

Le parole rivelano, non solo tratti del nostro carattere, ma anche il grado di maturità che abbiamo.

Le parole, incluse quelle che scriviamo sui social, indicano il nostro livello di maturità e di spiritualità. Una parola può essere potente da cambiare un evento, una situazione, un sentimento, ma anche la nostra vita. Il termine responsabilità, implica non solo un profilo etico, ma anche le parole, nel senso di avere “abilità nel rispondere” delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano. Essa deriva dal verbo latino “Respondire”, che in senso letterale vuol dire: “Rispondere”. Nel caso dei tdG, ha a che fare più che con gli incarichi con il saper parlare spiritualmente e nel saper rispondere correttamente di quello che pensano e fanno.

Nell’era della comunicazione appare quanto mai importante interrogarsi intorno al senso del nostro modo di esprimerci. Lo strumento più potente per comunicare è il controllo delle parole, perciò, gestori, scribacchini, urlatori, commentatori e logorroici, dobbiamo darci tutti una calmata. Abbiamo il dovere di rispettare la privacy, di essere chiari, accurati e precisi. Dobbiamo applicare il concetto della reciprocità, dell’ascolto e della capacità di mediazione, aspetti che ci aiutano a evitare le guerre di opinione e gli atteggiamenti da “ultras”, che dividono in opposte fazioni all’interno delle discussioni. Nessuno può usare un linguaggio come gli pare e piace senza sottostare alle regole sociali della comunicazione.

Questo punto assume più importanza per chi asserisce di essere un testimone di Geova. La parola “testimone”, in senso più oggettivo, indica una persona chiamata o venuta ad attestare un fatto di sua conoscenza, oppure a garantire la veridicità di un’asserzione, azioni che si rivelano con l’uso delle parole. Se poi siamo chiamati a essere “responsabili” cioè abili nel parlare (testimoniare) di Geova, voi capite che la responsabilità è molto seria. In tanti si dimenticano che lo scopo per cui si accetta di diventare “testimoni” con il passo del battesimo è quello di parlare di Geova e della sua Parola, non di disquisire o polemizzare se questo va bene o quello va male, né di giudicare e criticare aspramente altri tdG.

Un tdG che critica e giudica un altro tdG? Sì, in particolare nel web. Siamo ormai al paradosso. Siamo chiamati a lodare Geova con le nostre parole e poi con le stesse parole critichiamo, polemizziamo, giudichiamo, mormoriamo, disapproviamo, contestiamo, mordiamo e azzanniamo i nostri confratelli. Ma possiamo definirci ancora testimoni di Geova? Oppure siamo diventati testimoni inattendibili, accusatori maligni, lamentosi, ostili? Il vero Testimone di Geova, quello con la “T” maiuscola è chi, oltre ad affermare e attestare esplicitamente una cosa vera, ne è prova e dimostrazione palese con la sua stessa presenza, i suoi comportamenti e il suo modo di parlare.

Il vero Testimone si sforza di superare qualsiasi impedimento legato a fattori psicologici, ideologici, sociali e religiosi che possa causare divisione, conflitto e settarismo. Rischiamo inoltre di non comunicare la Parola di Dio per quella che è, ma di far valere le nostre interpretazioni alle interpretazioni che ne fa il corpo direttivo. Viviamo da “testimoni digitali” un combattimento verbale su disposizioni, circolari, punti di vista e opinioni personali, quando invece la nostra responsabilità principale è quella di parlare con abilità di Geova e della sua volontà, come fece Gesù, il Logos, ovvero la Parola per eccellenza.

Quando si comunica nei social, ogni argomentazione implica un insieme minimo di regole:

  • Ogni tdG, nell’argomentare è obbligato a dare un significato che sia comprensibile.
  • Deve esserci un corretto rapporto significativo tra ciò che si afferma e la realtà.
  • Ognuno è tenuto a rispettare le norme che ogni gruppo religioso si dà. Se per primi noi tdG non le rispettiamo, cosa faranno allora gli oppositori? A volte alcuni che si definiscono tdG sono più oppositori degli oppositori che ci sono ostili.
  • Chiunque argomenta in modo serio deve essere convinto di ciò che dice. Se sei un tdG non convinto dei tdG, devi agire una volta per tutte per convincerti. Se invece vuoi rimanere nelle tue convinzioni di non convinto, non si capisce perché continui a rimanere un tdG non convinto insieme a tanti altri milioni che sono convinti che questa è l’organizzazione di Geova. O sei convinto o non lo sei.

Al termine del libro di Ecclesiaste, il re Salomone rivelò di aver cercato “le parole dilettevoli e la scrittura di corrette parole di verità”. (Ecclesiaste 12:10) Cercò di esprimersi in modo attraente e piacevole, e ha scritto con precisione parole vere. Cercando “parole dilettevoli” di verità riuscì a impedire che i sentimenti gli offuscassero la mente, come spesso succede con tutte le cialtronerie digitali che si dicono sulla verità.

 La capacità di comunicare attraverso il linguaggio è un dono di Geova, il Datore di “ogni dono buono e ogni regalo perfetto” (Giacomo 1:17). Questo dono distingue l’uomo dagli animali, permettendogli di esprimere non solo i propri pensieri ma anche i propri sentimenti. A volte, sui social, non si riesce a distinguere se un post è bestiale o umano.

Geova ci ritiene responsabili di quello che diciamo. Il modo in cui usiamo la lingua non influisce solo sui nostri rapporti con gli altri ma anche su come ci considera Geova. Se qualcuno si reputa un tdG eppure non tiene a freno la lingua, non solo si autoinganna, ma la sua forma di adorazione è insignificante (Giacomo 1:26). Se manchiamo di tenere a freno la lingua, sputando veleno, seminando discordia e ferendo altri, tutto quello che facciamo per servire Dio è privo di valore ai suoi occhi (Giacomo 3:8-10). Geova odia chi causa “contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) Abituiamoci a vedere quello che c’è di buono negli altri, e poi esprimiamo pensieri positivi.

L’intera organizzazione dei tdG senza persone all’altezza, che siano in grado di parlare in maniera dilettevole e con corrette parole di verità, non solo fa brutta figura, ma in alcune occasioni può essere ridicolizzata. Come si può dare il meglio se si dà il peggio? A volte “il botta e risposta” non serve a edificare ma a contendere. Una parola fuori posto può far allontanare da Geova più che avvicinare. Alcuni che scrivono dimenticano che coloro che non sono testimoni di Geova li leggono e si fanno un’idea di quello che pensiamo gli uni degli altri. Anzi, ciò che diciamo di negativo, può essere usato contro Geova e il suo popolo e siccome anche noi facciamo parte del popolo di Dio, incoerentemente parliamo male di noi stessi e lo testimoniamo pure.

Le nostre parole rivelano ciò che pensiamo realmente, svelano i segreti del cuore. Anche ciò che critichiamo degli altri dice molto su di noi. Osservare una persona come parla o come scrive ci dà molte informazioni sui suoi pensieri, sui suoi atteggiamenti e sulle sue convinzioni. Le nostre parole, come possono edificare se dalla nostra bocca escono parole corrotte? (Efesini 4:29) Alcuni hanno la mente distorta: pensano che siano sempre gli altri e non anche se stessi a prestare attenzione alle parole che dicono o scrivono. Sanno puntare il dito solo sugli altri, mai su se stessi. E non c’è verso per farglielo capire. Il sordo vero, almeno capisce con il linguaggio dei segni quello che gli si dice, ma il sordo peggiore è colui che non vuole sentire nemmeno se gli compare sulla testa la lingua di fuoco dello spirito.

Alcuni sono coraggiosi solo quando si trovano davanti a un computer

Pensate prima di parlare. Le persone intelligenti, (cioè sagge dal punto di vista della Bibbia) pensano prima di parlare; quindi quello che dicono è più persuasivo (Proverbi 16:23). Se non pensi a ciò che dici e se ciò che dici non è in armonia con lo spirito di Dio, non sei per niente intelligente. Quando frequentavi i tdG non sei stato capace di dire no quando volevano che tu fossi e facessi come dicevano loro. Da allora dire no ti è diventato sempre più difficile. Ora sui social ripeti sempre che è colpa loro: ma se proprio devi accusare, pensa a quei no che dovevi dire e non hai detto.

Chi spende la vita al servizio delle parole (scrivendo, leggendo, insegnando), impara a rispettarle: nelle nostre parole c’è la nostra verità, quel che noi siamo. Lavorando sulle parole, si gioisce quando sono usate bene, e si soffre quando si usano male.

L’importanza dell’aspetto informativo: quando si comunicano delle informazioni bisogna essere lineari e chiari. Inoltre è importante avere il controllo dei termini che usiamo in modo da evitare errori e incomprensioni. Non si “buttano” a casaccio parole prive di significato e soltanto con lo scopo di accusare. Le parole sono primariamente informazioni per imparare e crescere, non rimproveri e colpe.

Il valore dell’ascolto: è un gesto di disponibilità nei confronti di chi sta parlando, oltre all’importanza di comprendere bene quanto ci comunica del “suo mondo”. A volte, alcuni capiscono fischi per fiaschi, perché la loro mente è concentrata nel polemico botta e risposta, sulla contrarietà e delegittimazione. Costoro non ascoltano o non sanno leggere tra le righe e quindi giungono a conclusioni sconclusionate. Non si prendono il tempo di leggere e rileggere, leggere e ancora rileggere prima di rispondere.

E quando ribattono lo fanno con argomentazioni lunghe e prolisse, come se scrivere molto li renda più convincenti. Non riescono a fare una sintesi dei loro pensieri, cioè il riassunto del riassunto di quello che voglio dire. Non si rendono conto che dopo la lettura delle prime due righe si passa ad altro, perché oltre a disgustarsi delle cattiverie riportate, è una fatica decifrare quello che scrivono. E siccome nessuno è obbligato a leggere e interpretare la sciatteria altrui, ci si infastidisce, si butta nell’immondizia digitale il loro scritto e si volta pagina.

Il rispetto: se vogliamo che questo avvenga è necessario il riconoscimento degli individui o dei gruppi coinvolti nel confronto dialettico, ciascuno dei quali è chiamato a rispettare l’identità degli altri. Si può non essere d’accordo con l’altro, non condividerne il pensiero e le idee, ma non possiamo mai negare il diritto agli altri di esprimersi e di rappresentarsi se questi lo manifestano in maniera educata e rispettosa.

La libertà individuale: non esiste idea di libertà che prescinda da un vincolo. Si è sempre liberi “rispetto a qualcosa” e non si è mai liberi rispetto a ciò che non si conosce. Un approccio etico alle parole può invece convivere con la massima libertà di espressione individuale. Affinché questo sia possibile è però necessaria una profonda riflessione su questi temi che conduca a una maggiore competenza e consapevolezza. Altrimenti è meglio lasciar perdere di scrivere o leggere stupidaggini che offendono solamente.

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