PERCEPIRE E RICONOSCERE IL VALORE DI QUALCOSA

Uno scritto che “prende” per la profondità della cronaca, scritto con dovizia di particolari, mai superficiale e raccontata non da un teologo di professione ma da un giornalista.

Un racconto che incuriosisce. Un incontro in incognito tra due discepoli e uno sconosciuto viandante, loro compagno di viaggio, di un tragitto poco più di 11 chilometri di distanza tra questo piccolo villaggio e la Città di duplice pace, peraltro sconvolta in quei giorni da avvenimenti tanto straordinari quanto tragici.

L’autore, Alessandro D’Avenia, è un giornalista e scrittore, che verga editoriali per il Corriere della Sera, in una rubrica tutta per sé, Letti da rifare, in principio e da circa un anno Ultimo banco. L’intrigante articolo, del 20 aprile scorso. che ha suscitato la nostra ammirazione ha un titolo emblematico per i giorni che stiamo vivendo, Ce la faremo?

«Una vita senza sapore – scrive D’Avenia –  è priva di senso: prova gusto solo chi sa percepire e riconoscere il valore di qualcosa». E’ in questi due verbi, secondo noi, la chiave di lettura dell’incontro tra il resuscitato e irriconoscibile Gesù con Cleopa e il suo innominato compagno di viaggio, scritto dal medico e cronista Luca nel suo vangelo al capitolo 24 i versi da 13 a 33.

Percepire è intuire qualcosa di indefinito, mentre riconoscere è accorgersi di qualcosa per mezzo di un segno o di un indizio. La riflessione che ne fa D’Avenia ruota intorno alla scarsa intuizione dei due di discernere sin dall’inizio l’identità del loro maestro: “i loro occhi non poterono riconoscerlo” e le parole di Gesù: ““Insensati e lenti o tardi di cuore”, cioè “senza senno”, con poca capacità di intendere il senso degli avvenimenti che coinvolsero Gesù alla luce delle profezie che lo riguardavano.

Grazie alla spiegazione e alla corretta applicazione che Gesù fa delle Scritture, essi hanno ora una chiara identità del Messia, ma ancora non hanno intendimento per comprendere che chi parla è il Risorto, colui nel quale si sono adempiute le cose scritte nei rotoli.

Gesù quindi stimola le loro capacità sensoriali per capire le Scritture in modo da riconoscerlo sia fisicamente sia come Messia. Attraverso questi due aspetti, Gesù in maniera avvincente (“Non ardeva il nostro cuore mentre ci parlava lungo il cammino”) e in maniera chiara e intelligibile applica i passi ebraici della Bibbia (“e ci spiegava le Scritture?”), che riguardavano lui e che erano difficili da comprendere.

«L’amore non domina, – secondo D’Avenia – si dà e lascia liberi, non vince ma avvince e convince. Spesso cerchiamo di nascondere la povertà di amore ricevuto e dato con maschere auto-rassicuranti. Ma quando cadono le maschere, chi siamo?».

Quando i due lo riconoscono, Gesù sparisce. «Riconoscere non è dato agli occhi, ma allo spirito». Per ritrovarlo si deve andare in profondità affinché le false aspettative non conducano alla delusione. Non sono tristi perché hanno perso di nuovo il loro Maestro, anzi sono felici perché Gesù, in futuro, non smetterà mai di stare “dove due o tre si radunano nel suo nome” (Matteo 18:20).

In conclusione, «Quando umano e divino cenano alla stessa tavola, allora l’ordinario diventa straordinario. Risorgere è la ricetta per dare infinito gusto alla vita, perché permette di riconoscere la vita nascosta in ogni cosa: a casa, a lavoro, nel dolore, nella fatica, nelle relazioni, nella luce sulle foglie… in tutto, perché solo ciò che viene fatto con e per amore diventa vivo. Così la “vita di sempre” diventa la “vita per sempre”. Solo così “ce la faremo”».

Che dire? Il valore spirituale si capisce se si hanno le facoltà sensoriali addestrate per percepire prima e poi per identificare il punto importante che ci riguarda. Senza percepire e riconoscere non si può comprendere il valore della Parola di Dio e del sacrificio di riscatto di Gesù.

Gesù si avvicina e cammina con noi se glielo permettiamo e non tiene le distanze per paura di essere contagiato dalle imperfezioni umane. Detta il passo e ci spiega le cose di cui ci rammarichiamo facendo ardere i nostri cuori. Egli entra nelle nostre case se viene ospitato, entra nei nostri cuori se gli diamo l’occasione per farlo.

Ci auguriamo che la celebrazione della Commemorazione della morte di Gesù abbia fatto “ardere” i cuori dei nostri fratelli lontani che vi hanno assistito e che lo spirito di Dio abbia fatto comprendere che il valore della vita non può essere slegato dalla Risurrezione di Gesù.

Lui è morto per voi, per noi, per tutti. Soltanto chi ha la giusta percezione di questo grande atto di amore di Dio e ne riconosce l’importanza nella propria vita, può ritornare a Geova, e far diventare la sua vita di sempre “la vita per sempre”.

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