Perché è così difficile per gli anziani aiutare un inattivo depresso?

depressione

Quali sono alcune cose da dire e da fare?

“Ho invocato il tuo nome, o Geova, da una fossa della più bassa sorta.Devi udire la mia voce. Non nascondere il tuo orecchio al mio sollievo, alla mia invocazione di soccorso. Ti sei avvicinato nel giorno in cui ho continuato a chiamarti.Hai detto: ‘Non aver timore’”. (Lamentazioni 3:55-57)

Uno degli aspetti più complicati per un pastore cristiano è quello di dare un aiuto efficace a un fratello inattivo depresso. Alcuni che ci hanno provato hanno smesso di farlo sin dalla prima visita. Altri hanno provato più volte ma alla fine hanno rinunciato perché non sapevano più cosa dire. Altri invece non ci provano neanche, perché o non capaci o perché non hanno nessuna voglia di sforzarsi per prestare aiuto. Altri invece ce l’hanno messa tutta ma non hanno avuto riscontri positivi da parte degli inattivi visitati.

specialista

E’ vero che dare aiuto concreto a un depresso è materia difficile anche per gli specialisti. Spesso i depressi psicanalizzati traggono beneficio dalle terapie mediche, altre volte invece i risultati sono scarsi. Se prestare assistenza è difficile per un esperto immaginatevi quanto lo sia per un anziano. E’ chiaro che un pastore non è un medico e sarebbe dannoso anche per il depresso se si sostituisse a uno specialista di igiene mentale.

Chi soffre di depressione non desidera più nulla, nemmeno la vita eterna. Non perché è venuta meno la sua fede nello Spirito Santo o in Geova, ma soltanto perché non ha più la forza mentale di volere e di sperare. Inoltre si sente solo anche quando è in congregazione insieme ai fratelli, che spesso non si rendono conto della sua sofferenza. La depressione è uno dei disturbi psicologici più frequenti, quindi non sorprende che a volte un fratello vicino a noi sia passato per una “fase grigia” o stia lottando strenuamente contro questa malattia. In che misura un fratello inattivo ci sta a cuore e vogliamo veramente aiutarlo, anche se più di una volta abbiamo sbattuto la faccia contro un muro in apparenza insormontabile? Se in passato abbiamo tentato di aiutare un inattivo depresso con scarsi risultati può darsi che non eravamo preparati su cosa sia in realtà la depressione e quali sentimenti provoca. Forse le strategie utilizzate erano sbagliate e in alcuni casi i risultati sono stati pessimi.

 

“Parlate in maniera consolante alle anime depresse” (1 Tes. 5:14).

 

COSA FARE E COSA NON FARE, COSA DIRE E COSA NON DIRE

Certi modi di fare probabilmente non funzionano. Ad esempio, abbiamo pensato di incoraggiare il fratello depresso invitandolo a uscire in compagnia di altri fratelli e sorelle con l’obiettivo di svagarsi e di non pensare così ai suoi problemi. Se si tratta di una semplice fase di leggera tristezza, questo modo di fare può anche essere efficace, ma se il fratello è profondamente depresso si sentirà ancor più triste perché non riuscirà a sentirsi a suo agio.

Un’altra cosa che si deve evitare quando si fanno viste pastorali a un inattivo è cercare di minimizzare i suoi problemi. Frasi come: “Non ti preoccupare, non è niente”, “vedrai che con il tempo tutto migliorerà”, “devi darti una mossa”, “abbi fede in Geova”, “non commiserarti, non piangerti addosso, devi reagire”, “non fare la vittima, sono tue fantasie”, “a guardarti hai un ottimo aspetto, non si direbbe che stai male”, “sorridi e il mondo ti sorriderà”, “facendo così fai male solo a te stesso”, “devi pregare di più”, “fai diventare depresso anche chi ti sta vicino”, “trovati un hobby, uno sfogo e vedrai che starai benissimo”, “smetti di lamentarti e datti da fare”, “tutti abbiamo problemi, anche i miei sono tanti e forse più gravi dei tuoi“, “vedrai che confidando nel Regno di Dio le cose si sistemeranno”, “se ti impegni di più nella predicazione, penserai più ai problemi degli altri e meno ai tuoi”, “non devi perdere le adunanze se vuoi guarire”. Tali frasi fatte, pur se dette con sincerità, possono far sentire ancora più soli e incompresi.

“La depressione è come un pendolo

che oscilla da un umore all’altro”

Intanto, in congregazione è molto importante che qualcuno affidabile e maturo spiritualmente si prenda cura dell’inattivo depresso, cerchi di capirlo e di aiutarlo. Chi lo fa, merita di essere lodato perché il depresso è spesso un soggetto difficile e chi se ne prende cura rischia di essere, indirettamente, vittima della depressione dato che questa malattia finisce per proiettare la sua ombra su tutti coloro che stanno intorno al depresso. Per questa ragione è giusto che, chi lo fa, non sia scoraggiato da altri anziani e abbia le idee chiare su cosa fare e cosa dire.

La prima cosa da fare è informarsi della depressione, avere in mano più informazioni possibili. Non pensiate che la depressione si possa allontanare con qualche buona parola, con la lettura di un paio di scritture o con la trattazione di alcuni articoli delle pubblicazioni. Togliamoci subito dalla testa la convinzione di poter aiutare solo in questo modo l’inattivo, altrimenti c’è il rischio di andare incontro a delusioni e frustrazioni.

Non pensiamo di non avere fatto abbastanza se non si notano sforzi migliorativi. I peggioramenti non sempre sono un segnale negativo. La depressione comporta stati umorali positivi e negativi, a volte anche nell’arco della stessa giornata. Ciò mette a dura prova la psiche di chi sta prestando aiuto e anche dello stesso depresso che si rende conto di questi stravolgimenti improvvisi e di non riuscire ad affrontarli come vorrebbe. Perciò, se state aiutando un inattivo non pensiate che la mancanza di progresso sia dovuta a uno scarso interesse per la verità o perché non ama Geova. Evitate in questa fase commenti negativi e scoraggianti. Non forzate la mano.

Dicono che solo i depressi capiscono i depressi. Il depresso non ha bisogno di chi lo capisca ma di chi si può fidare. La conoscenza serve solo a comprendere come meglio aiutare, ma è la fiducia, il potersi fidare e confidare, la vera forza motivante. A volte la Sala del Regno non è il luogo adatto per parlare a un depresso. La presenza di tanti fratelli può disturbarlo. Fate scegliere a lui il luogo e il momento giusto.

 

“Geova è vicino a quelli che hanno il cuore  rotto; E salva quelli che sono di spirito affranto” (Salmo 34:18).

 

NON ANDATE A TROVARLO A CASA CON LO SCOPO DI SCOPRIRE PRESUNTI PECCATI

Ricordatevi che il depresso fa fatica a riconoscere i suoi disturbi. A volte li vive con un senso di colpa o come una punizione. Prova imbarazzo e vergogna persino a parlarne. Il salmista dice che “Geova salva chi ha uno spirito affranto”, perciò lo scopo di questa assistenza è di “salvare” e non di condannare. Non aggravate il suo stato d’animo indagando sulla sua vita privata alla ricerca morbosa di un peccato nascosto o di una improbabile influenza spiritica tra le mura di casa. Si sa di casi di depressi che si sono suicidati dopo essersi confidati e dopo essere stati giudicati in modo spietato senza compassione e misericordia. Non fate riferimento a una sua presunta mancanza di volontà, di impegno e di collaborazione per migliorare o per ritornare di nuovo in mezzo ai fratelli. Anziché stimolare le sue possibilità di miglioramento rischiate di perderlo. Anche gli stimoli eccessivi possono risultare controproducenti. A volte è meglio non insistere.

SAPER ASCOLTARE

L’inattivo depresso deve sentire la vicinanza dei fratelli e la sicurezza che chi lo sta aiutando in nessun modo lo abbandonerà. Deve contare su una spalla dove appoggiarsi per piangere. Deve sapere che non è considerato un pazzo, un debole, un incapace, un peccatore. Non deve vergognarsi della sua malattia. E nei momenti più bui incoraggiatelo a non rinunciare alle cure specialistiche o ai farmaci che gli vengono prescritti. A volte il silenzio può essere imbarazzante. E’ comunque meglio il silenzio che dire parole prive di senso o frasi stereotipate. Imparare ad ascoltare è un’arte in via d’estinzione anche tra i cristiani. E’ imprescindibile se si vuole aiutare un inattivo depresso.

vita-futura

C’è sempre una speranza.

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Commenti (1)

  • Bezalel

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    Non giriamoci attorno, anche tra i tdG esiste un pregiudizio nei confronti dei fratelli depressi. Pregiudizi che a volte danneggiano più della stessa depressione. Costoro hanno una veduta pregiudizievole dovuta all’ignoranza. Sostengono che le malattie mentali siano l’immaginazione di fratelli troppo concentrati su se stessi, quindi inaffidabili, pigri, egoisti o non avendo avuto una buona educazione familiare non hanno un problema di salute ma di cattivo carattere, perciò il problema è da ricercare nel modo come sono cresciuti. Il pregiudizio è difficile da sradicare anche in una comunità religiosa come la nostra. Quando i giudizi sono affrettati, superficiali, causati da ignoranza e mancanza di intelligenza non fanno altro che danneggiare e far soffrire i fratelli e le sorelle fragili, malate, e già in difficoltà. Forse varrebbe la pena di dedicare un po’ di tempo per saperne di più, per informarsi, e per conoscere il fratello depresso con più attenzione ed empatia. Per il depresso, forse, non sarà possibile ottenere la guarigione ex novo, ma è realistico recuperare uno standard di vita accettabile attraverso un controllo con opportuni farmaci e tanta pazienza e incoraggiamento da parte della congregazione. E’ vero che i pastori delle congregazioni non sono psichiatri, ma c’è molto da imparare dai fratelli depressi e da chi sta vicino come i loro familiari. Informazioni semplici e pratiche sulla depressione si trovano in molte nostre riviste. Il problema è che molti non leggono nemmeno questi articoli. Fate bene a pubblicare articoli come questo. Grazie. Bezalel

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