Perché è difficile capire cos’è la verità?

Si dibatte molto sul concetto di “verità”, al punto che alcuni si sono allontanati dalla congregazione.

Il praticismo è un atteggiamento fondato più sulla pratica che sulla teoria. Correlato è l’empirismo, che considera l’esperienza umana come unica fonte della conoscenza umana e unico criterio attendibile di verità. La dottrina del razionalismo esprime un’idea opposta e sostiene che il ragionamento puro è l’autorità ultima per stabilire la verità. L’esistenzialismo contraddice questa idea, asserendo che la volontà sia più importante della ragione. Il pragmatismo suggerisce che vere sono quelle idee che ci è opportuno seguire e accettare. La teoria filosofica della coerenza, sostiene che la verità è al di là della comprensione umana. Esiste presumibilmente una verità che tutto abbraccia ma nessun giudizio umano può essere così esauriente; tutt’al più può essere solo parzialmente vero.

Alcuni sono indecisi fra la dottrina dell’ottimismo, che dice che l’universo tende continuamente verso uno stato migliore, e il pessimismo, l’idea che il mondo e la vita siano sostanzialmente cattivi. Per superare questo paradosso, alcuni dicono: che nell’universo tutto è buono, anche le cose che sembrano cattive. C’è poi, il principio formale della moralità. Cioè, non mi si deve dire cosa fare ma come devo agire. Mi devo comportare in questo modo perché la ragione mi dice di farlo.

Persino alcuni filosofi sono pronti ad ammettere il principio dell’assurdo nel loro campo. Secondo questa teoria, una delle facoltà dell’uomo è il privilegio dell’assurdità a cui nessuna creatura vivente è soggetta tranne l’uomo. E, quelli che vi sono più soggetti sono coloro che professano la filosofia. Stranamente, molti preferiscono l’assurdo alla verità. Non desiderano rendere conto a Dio delle proprie azioni.

Sarebbe sbagliato concludere che tutti i filosofi siano degli insensati. Per ottenere vera sapienza ci vuole più che capacità intellettuale. Dio, la fonte della ‘verità che tutto abbraccia’, non ha rivelato all’uomo tutta la sua conoscenza. L’uomo può trovare per caso qualche briciolo di verità indipendentemente da Dio. Il punto è che la maggioranza dei filosofi, anche se sono grandi intellettuali, non si interessano minimamente di Geova, per cui egli fa altrettanto: non si interessa della loro ricerca della conoscenza. Infatti, Gesù Cristo disse ai suoi seguaci che effettivamente Dio nega loro la conoscenza. (Matteo 11:25)

Geova si definisce il “Dio di verità”. (Salmo 31:5) Le opere creative attestano il fatto che Dio esiste. Le pratiche degradanti degli uomini e la disubbidienza alle sue leggi non nuocciono alla sua persona. Anzi tali errori non fanno altro che esaltare la giustizia e la sapienza divina. Gesù Cristo è “pieno di immeritata benignità e verità”. (Giovanni 1:14; Efesini 4:21) Lo spirito che proviene da Dio è puro e santo. È “lo spirito della verità”. (Giovanni 14:17) Lo spirito di Dio, che non può sbagliare, insegna ai fedeli servitori tutto quello che hanno bisogno di sapere per svolgere la loro opera, aiutandoli a ricordare e a comprendere le cose dello spirito, anche quelle che la mente umana fa fatica a comprendere.

La Parola di Dio è verità. (Giovanni 17:17) Per mezzo della sua conoscenza si riesce a camminare “nella verità”, perché in essa Dio ha rivelato di sé e dei suoi propositi. Di conseguenza tutto l’insieme degli insegnamenti inclusi nella Parola di Dio, è “la verità”. Per conseguire la salvezza è indispensabile attenersi a questa verità o “camminare nella verità”.

La congregazione cristiana serve come “colonna e sostegno della verità”, preservando la purezza della verità, difendendola e sostenendola. (1Timoteo 3:15) Per questa ragione è particolarmente importante che coloro ai quali è affidata la sorveglianza della congregazione siano in grado di maneggiare rettamente la “parola della verità”. Non tutti sono in grado di impartire questo genere di istruzione. Gli uomini che provano amara gelosia e sono inclini a contendere non hanno ragione di vantarsi asserendo di essere più qualificati per insegnare o screditando coloro che sono amorevoli insegnanti della verità.

Deve essere chiaro che coloro che fanno parte della congregazione devono manifestare la verità nella propria vita con una condotta eccellente. Devono essere coerenti e non discostarsi dalla condotta retta. Oltre a mantenersi personalmente puri, i cristiani devono preoccuparsi della purezza della congregazione.

Perché Paolo disse: “Dite la verità ciascuno al suo prossimo”? (Efesini 4:25). Perché la verità unisce non divide. La verità imparata serve di fondamento per unire la famiglia umana sotto il Grande Creatore. Gli amanti della verità non faranno posto nella loro vita alla falsità, né alle menzogne. “Giustificare il malvagio e dar torto al giusto sono ambedue cose abominevoli per il Signore [Geova]”. (Proverbi 17:15) Con le sue pratiche malvage il mondo (incluso Internet) ha dato origine a un’atmosfera di sospetto, diffidenza e falsità. La verità libera dall’amarezza, dalla critica e dall’invidia.

Chi ama la verità rivolge la sua mente alle cose spirituali, cerca una prospettiva del futuro e delle benedizioni del Regno. Ma cos’è che in realtà spinge una persona ad abbandonare la verità? E cosa dovrebbe fare la persona stessa se queste tendenze cominciano a svilupparsi in lei?

Ne abbiamo parlato in lungo e in largo di questo. Ci vuole coraggio per ammettere che se stiamo perdendo la fede è a causa delle nostre tendenze sbagliate. Non bisogna commettere l’errore di isolarsi per valutare le cose, come se ci fosse qualche fonte di ispirazione nella carne imperfetta tale da provvedere le risposte giuste. Si deve fare ogni sforzo per investigare nel proprio cuore e sradicare quei desideri ingannevoli che possono fare allontanare. Questo offuscamento della visione spirituale, necessita dell’aiuto di altri prima che porti alla caduta finale.

Naturalmente, non basta invitare o incoraggiare tale persona a ritornare. Bisogna identificare gli ostacoli e rimuoverli. Bisogna sforzarsi di raggiungere il cuore di chi è debole o inattivo. Forse lo si può aiutare parlandogli col cuore in mano, in maniera schietta ma benevola. Usando versetti appropriati si può aiutarlo a investigare a fondo nel suo cuore per vedere cos’è che lo fa ‘allontanare dall’Iddio vivente’.

Per chiunque sente di non amare più Geova, la strada per tornare a una vita dedicata al servizio di Dio può essere lunga e difficile. Ma l’esito positivo di molte esperienze dimostrano che si può cambiare il proprio cuore. Sì, è possibile tornare grazie all’operato dello spirito di Geova, mettendo in pratica la sua Parola e ricominciando a cooperare con la sua congregazione. Questa è la verità, secondo noi.

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